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Risorse limitate e attività critica.

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Quando le risorse sono limitate è necessaria un'attenta valutazione sul come, quanto e quando disporne. Al contrario quando sono, o sembrano, illimitate non serve fare altro che disporne a piacere. Un assioma talmente evidente da risultare tautologico. Il principio della limitazione della risorsa è anche il punto germinale dal quale inizia ogni ragionamento critico su qualsiasi argomento. In sostanza criticare significa prima di tutto analizzare l'impiego delle risorse e valutare se sia congruo o presenti margini di miglioramento. Un'attività critica non è di per se stessa anche propositiva. Individuare le carenze non è difatti automaticamente la ricetta della loro eliminazione. Quando nella critica vi sono anche indicazioni per il superamento dei problemi che si individuano, possiamo parlare di critica costruttiva . Se la critica si riferisce a se stessi, inevitabilmente a posteriori, eccoci arrivati alla autocritica . Vivere in modo acritico , cioè senza tener co...

Nel mondo delle immagini.

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Ogni immagine, fatta a mano o presa da un congegno ottico, realizza una magia altrimenti impossibile agli umani, se non in modo terminale: fermare la vita. Il flusso esistenziale è inarrestabile. Può rallentare o accelerare, almeno a livello emotivo, ma mai fermarsi. La natura è dinamica e trascorre senza interruzioni in un ciclo che si ripete nelle generazioni da un inizio ad una fine. L'immagine invece è ferma. Nei casi migliori anche muta. Una presenza che con la propria fissità inalterabile spezza il ciclo della vita e si propone come ipotesi concreta di eternità. Le immagini per questo motivo influiscono sugli umani, introducono nelle loro esistenze piani di esperienza e di coinvolgimento altrimenti impossibili da incontrare. Ovviamente tutto questo è un'illusione. La vita non si ferma mai, ma è possibile che passi senza avvertirne troppo lo scorrimento, o addirittura annullandone la piena consapevolezza, proprio rifugiandosi nel mondo delle immagini.

Fino alla prossima fotografia.

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©2014 Fulvio Bortolozzo. La questione fondamentale, quella dalla quale tutto deriva è quella del tempo. Al di là di funzioni e finalità. Oltre ogni aspetto professionale o d'amore, perché nel fotografico si lavora e si ama, così almeno si usa pensare. Superando tutte le parole che si affacciano alla mente, per quanto acuminate o confuse, resta una questione di tempo. Quale tempo? Il mio. Un tempo dato, forse persino predeterminato. Il mio perché riguarda me, ma è anche il tuo, che stai ora impiegando per leggermi. Se questa misura del tempo umano è finita, com'è nei fatti biologici per quanto le religioni si sforzino da sempre di inventare prolungamenti di varia natura, allora ecco che diventa uno dei temi di riflessione più interessanti. L'approccio fotografico alla questione del tempo è terribilmente semplice: lo sposta. Nel prendere una fotografia si spende del tempo esistenziale finito, il proprio. Anche solo per una frazione di secondo, che poi è sempre molto...

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