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Noblesse oblige.

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Se c'è un'esigenza profondamente umana è quella di esibire un'identità. Non importa quale purché sia la migliore possibile, quella più raggiungibile e mantenibile nel tempo senza che si possa facilmente svelarne la finzione. Perché ogni identità, per sua natura, è una finzione. Nel gioco di ruolo sociale dei rapporti umani, l'identità è una precondizione irrinunciabile. Così, vestirsi in un certo modo, atteggiarsi in un tal altro, adornare con certi oggetti il corpo, muoversi in una particolare maniera, sono tutte espressioni, persino involontarie, di identità. Danno l'innesco alla relazione con il prossimo e nutrono il pregiudizio, cioè quella opinione che sta all'inizio di un percorso di conoscenza o del suo rifiuto. Sarà forse per questi motivi più universali che anche nel piccolo mondo fotografico assume un'importanza identitaria rilevante la strumentazione adoperata. Basta frequentare circoli, social network, gruppi, per rendersi conto che sul pia...

Gianni Berengo Gardin, un fotografo di classe.

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  Berengo Gardin guarda Ugo Mulas, GAM Torino. ©2008 Fulvio Bortolozzo. Da più parti ultimamente salgono voci a criticare le varie dichiarazioni di Gianni Berengo Gardin (classe 1930) sulla fotografia vera o presunta, sul digitale, sull'arte e via dicendo. Indignazioni, repliche, stracciar di vesti di ardenti sostenitori delle tesi opposte. Bene, scusate il francese, ma mi sono rotto le palle di sentir tutto questo agitarsi di scudi contro un signore che ha raggiunto un'età veneranda dopo una vita da fotografo, quando fare il fotografo era un mestiere come un altro. Questo è il vero punto, ora che in troppi per avere una fotocamera in mano si considerano artisti, autori, intellettuali prestati, docenti incaricati. Gianni Berengo Gardin è un uomo che tutto solo soletto si è inventato da zero un lavoro che gli piacesse, in epoche in cui il lavoro che non ti piaceva, ma ti manteneva a vita, era elargito con una certa abbondanza. Con la sua fotocamera ha ideato, realizz...

Berengo e i giocattoli, a cominciare da Venezia.

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Venezia, 1960. ©Gianni Berengo Gardin. Gianni Berengo Gardin non ha davvero bisogno di presentazioni. Se c'è un uomo che può incarnare con la propria vita il mestiere del fotogiornalista è senza dubbio lui. Da sempre punta le sue Leica su tutto quanto possa essere motivo di riflessione. Innumerevoli le sue fotografie e tutte dedicate al desiderio di vedere bene ciò che accade per dare modo a se stesso e agli altri di provare a capire. Mai fazioso, sempre un passo indietro, disposto a nascondersi dietro l'umiltà dell'artigianato piuttosto che prevaricare un'immagine con la sua personalità e i suoi preconcetti artistici o ideologici, posto che ne  abbia. Berengo rappresenta ancora il meglio dell'utilità sociale di un fotografo, a fronte del diluvio di fotografanti che la tecnologia digitale riproduce come tanti vanesi e autoreferenziali robot oculari tutti uguali tra loro. Mentre l'editoria nazionale e internazionale, vedi la recente vicenda del Chicago Sun Ti...

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