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Immagino, dunque sono.

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Siamo animali a trazione cerebrale. Abbiamo un corpo fragile e decisamente meno adatto a sopravvivere di quello di tante altre specie animali, ma abbiamo un cervello particolare. Adattivo, in grado di farci sviluppare azioni e comportamenti nuovi, non solo quelli innati. Non è semplice però conviverci. Anche per questo motivo, le immagini sono d'aiuto. Ci servono per interagire con l'esperienza nel tempo e nello spazio senza limitarci ad essa quando si manifesta. Possiamo "immaginare" e così affrontare in assenza i fenomeni e le loro conseguenze. Per il cervello è quasi la stessa cosa, una sorta di allenamento ininterrotto. Un modo indiretto ed efficiente di acquisire, elaborare e mettere a frutto le informazioni sensoriali nelle quali siamo immersi. Senza le immagini probabilmente non saremmo umani. Le parole stesse non esisterebbero senza le immagini, non conterrebbero nulla e non significherebbero niente. Per paradosso, mi pare che sia frequente invece pensarla al ...

Un momentaneo distacco dal corpo.

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Se c'è una cosa che dovrebbe trovare tutti d'accordo è la relatività dell'esperienza di ciascun essere umano. Tutto inizia e finisce nel corpo, luogo insuperabile del nostro vivere. Gli umani nascono con un corpo e di quello vivono fino alla sua fine biologica. Il mondo esiste in quanto risultato delle percezioni fisiche del corpo umano. Ciascuno quindi vive in un proprio mondo che negli anni ha imparato ad attraversare. La mente elabora di continuo i dati sensoriali fornendo in tempo reale, o quasi, la sintesi che serve per mantenere la vita nel corpo fino a che la natura non finirà per impedirlo. Su queste basi, sembrerebbe che si sia condannati a vivere in un'assoluta soggettività e autoreferenzialità. Soccorre invece la comunanza di specie. Essendo tutti nella medesima condizione, esiste una "zona grigia" nella quale le singole esperienze possono sovrapporsi e risultare familiari e riconoscibili anche ad altri oltre al diretto interessato. Le immagin...

Imprecisati e indeterminati.

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C'è anche una memoria tattile, così come per ogni altro organo di senso umano. La connessione però contiene comunque immagini. Sembrerebbe quindi che le immagini svolgano una funzione di collegamento e recupero, come degli hashtag visivi , essenziale per l'attività cerebrale. Le immagini, a questo livello, sono richiami frammentari a frazioni temporali brevissime composte da visioni oculari che in un dato tempo e luogo hanno avuto origine, ma non sono necessariamente in connessione diretta con la funzione di richiamo che svolgono. Manca una narrazione, un codice. Ci sono qui punti di contatto molto interessanti con le fotografie, prese singolarmente, come tracce visive equivalenti a sguardi, persino meglio se imprecisati e indeterminati.

Il perfetto conformismo realizzato.

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La mente umana pensa in continuazione. Nello stato di veglia come durante il sonno. L'affollarsi dei pensieri comporta a volte una notevole fatica psichica. La maggior parte degli umani ha provato questa fatica. Come ogni altra attività, l'esercizio migliora la resistenza e diminuisce la fatica. L'abitudine al pensare è quindi benefica. Non basta però pensare a casaccio, pensare alla prima cosa che capita. L'organizzazione del pensiero secondo linee razionali di sviluppo, non necessariamente costanti, rende ottimale il lavoro della mente e tende a ridurre la fatica. Perché questo accada, devono verificarsi alcune condizioni favorevoli. La prima è la presenza, o costruzione, di uno spazio mentale vuoto. La seconda è la libertà direzionale, senza che alcuna via di pensiero sia preclusa a priori. La terza è l'astrazione dall'esperienza sensibile di dati fisici da sottoporre all'elaborazione concettuale. La quarta è l'impassibilità, l'allontanamento ...

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