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Capolavori della fotografia a Torino.

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Chi può, vada da Camera a Torino a vedere la mostra Capolavori della fotografia moderna 1900-1940. La collezione Thomas Walther del Museum of Modern Art, New York . Un evento irripetibile qui in Europa. Difatti dopo le aperture di Parigi e Lugano la collezione, oltre 230 stampe fotografiche dell'epoca, torna negli USA e difficilmente riattraverserà l'Atlantico nel prossimo futuro. Si tratta della collezione di un privato, un giovane tedesco che arrivato negli States nel 1977 comperò nei successivi vent'anni le stampe fotografiche di autori che lo appassionavano. Nella mostra si cerca di attenuare l'arbitrarietà della collezione con una infografica cronologica sviluppata nel lungo corridoio della sede che dia almeno un'idea di alcuni eventi importanti del periodo storico. Secondo me però con scarsa efficacia, sia per l'assenza di immagini a supporto, sia per la selezione degli eventi riportati, a volte piuttosto irrilevanti. In ogni caso, a prescindere anche dall...

La prima Brexit fu a Dunkerque.

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Ieri è uscito nelle sale italiane il film Dunkirk di Christopher Nolan, regista che avevo già apprezzato in Interstellar . Ho avuto la fortuna di poterlo vedere in lingua originale sottotitolata, cosa che consiglio a tutti, visto che i dialoghi sono in genere brevi e prevale l'azione visiva. A mio parere è un film riuscito sotto tutti i punti di vista, anche se non esente da alcune pecche. Un amico mi faceva notare, per esempio, che diverse case della Dunkerque filmica e persino l'imbottitura dei sedili di un treno, verso la fine del film, erano molto più recenti degli anni Quaranta d'ambientazione. Stupisce che una produzione Warner Bros multimilionaria cada su questi dettagli, ma forse ci sono un paio di spiegazioni possibili. La prima è che Nolan ha preferito girare in pellicola 70mm (praticamente il più grande formato cinematografico possibile) e ridurre al minimo la post produzione digitale. Questo conferisce al visivo una qualità e una verosimiglianza che super...

Benvenuti nel vuoto.

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Leer è una cittadina della Frisia occidentale tedesca. Pulita, ordinata, banale. La vita vi scorre regolare, senza imprevisti eccessivi. Leer in tedesco significa "vuoto" e proprio questo è il soggetto delle fotografie di Nico Baumgarten . Il suo libro di 224 pagine, interamente realizzato a mano dall'autore, contiene una rilevazione tipologica, secondo la migliore tradizione sanderiana/becheriana, però con un pizzico di ironia in più che lo avvicina in qualche modo allo Stephen Shore di American Surfaces . Si può acquistare il libro di Nico direttamente sul suo sito e farlo quindi è anche il sostegno migliore che si possa dargli. Grazie alla volontà, e all'intelligente impegno culturale dello Studiobild di Torino , per un mese circa è possibile avvicinare l'opera di Baumgarten nella mostra personale allestita in via Lombroso 20/a. Lo scorrere delle immagini, in apparenza neutrali secondo i dettami dello stile documentario , comunica il sentimen...

Düsseldorf a Torino

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Sono andato all'inaugurazione della mostra della Scuola di Düsseldorf da Alberto Peola a Torino. Praticamente verso le 19 non c'era nessuno. La cosa mi ha sconcertato e spero vivamente che la serata si sia poi animata, come dovrebbe sempre giustamente essere in queste serate, vista per di più la grande rinomanza internazionale degli artisti esposti: i coniugi Becher , Andreas Gursky , Thomas Ruff , Thomas Struth , Elger Esser e in ultimo, ma non per ultima, Candida Höfer . In tutto solo una dozzina di opere, ma davvero ben presentate negli spazi della galleria. Certo non si tratta di novità, ma di conferme semmai, che però continuano a dire la loro dando utili indicazioni a chi si interessa di fotografia dei luoghi. L'occasione poi di vedere degli originali è sempre da accogliere con favore. Tra gli altri, segnalo una Wasserturm del '74 dei Becher, ultima di un'edizione di 5, la prima opera che si incontra entrando, che possiede un fascino direi persino ipnoti...

Compresi gli occhi... o forse no

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©2012 Fulvio Bortolozzo - serie Scene di passaggio (Soap Opera) . Una volta aveva letto che inizialmente gli occhi vedevano tutto ruotato di  centottanta gradi, trasmettendo al cervello un'immagine del mondo per così dire capovolta. Siccome però il cervello sapeva che la gente non andava a spasso sulla testa e che le montagne non si allargavano dal basso all'alto, aveva imparato a rigirare l'immagine. In qualche modo, li occhi imbrogliavano e la ragione fungeva da correttore. Che fosse vero o no, questo poneva in ogni caso una questione fondamentale: come poteva Jonas essere certo che quel che i suoi occhi vedevano fosse davvero là? In fin dei conti, lui era un grumo di carne che vagava per il mondo. Ciò che sapeva lo acquisiva soprattutto tramite gli occhi. Grazie a loro si orientava, prendeva decisioni, evitava di andare a sbattere. Ma niente e nessuno potevano garantirgli che dicesserò la verità. Il daltonismo era un esempio innocuo di come l'inganno fosse...

Sarò io il prossimo?

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"Appunti per gli occhi" ©2009 Fulvio Bortolozzo. Ma la Depressione generò la paura. Anche gli uomini d'affari le cui aziende andavano bene, si preoccupavano della situazione generale in Germania; le banche, che pur non incontravano nessuna difficoltà nell'esigere i prestiti, cominciarono a ridurre tutte le assegnazioni di credito. Erano solo gli operai ad essere colpiti direttamente, ma il resto dei cittadini, ossessionati dalle facce tese dei disoccupati, si chiedevano: "sarò io il prossimo?", "quando finirà?"; e poiché risposte chiare non ce n'erano, la disperazione crebbe. In questa situazione cominciò a farsi sentire la voce dei nazisti. (William Sheridan Allen, Come si diventa nazisti)

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