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Noi siamo storie.

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"Noi siamo storie" Pietro Benna, 24 luglio 2019. L'autore della frase qui sopra è un bambino di 4 anni e qualcosa  figlio di Marco Benna, mancato il 25 ottobre scorso. In questa frase c'è tutto quello di cui ho avuto modo di discutere con Marco. Lui, intellettuale a tutto tondo, profondamente coinvolto nel mondo di Algirdas Julien Greimas e le ramificazioni semiologiche conseguenti, io totalmente immerso nel liquido amniotico dell'iconografia. Lui partiva dal racconto, io dall'immagine. E discutevamo di fotografie. Non cercando di convincerci a vicenda. Un cremonese e un veneto possono certamente parlarsi, ma non sono in grado di far spostare l'altro di un millimetro da ciò che pensa di sapere. Pur tuttavia, la necessità di alimentare il dialogo portava inevitabilmente alla precisazione, all'approfondimento, alla verifica. Oggi tutto questo è finito. Sento la sua voce nella testa, sento che ci sono questioni ancora da affrontare, aspetti da...

Mi pare una sconfitta.

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Ho potuto assistere alla presentazione finale del lavoro svolto dagli studenti del Masterclass Visual Storytelling in the Digital Age a cura dell' International Center of Photography di New York e svoltosi a Torino dal 4 al 29 luglio 2016 presso Camera Centro Italiano per la Fotografia . Si trattava della prima volta che la rinomata scuola di fotografia americana portava in un'altra parte del mondo un programma così lungo da costituire un vero e proprio riassunto intensivo di un loro corso annuale. Occasione quindi eccezionale per i partecipanti di mettersi alla prova ad una piccola frazione del costo, davvero molto elevato, che avrebbero pagato per stare un anno a New York a frequentare l'ICP. Il tema del corso torinese era incentrato sulle tecniche del racconto fotografico per il web 2.0. Purtroppo, per motivi miei di tempo, ho potuto vedere solo la prima parte dei lavori, ma ritengo siano stati sufficienti per farmi un'idea approssimata su quanto sia stato ...

Ops, dimenticavo... scusate.

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Abbiate pazienza, ma coloro che hanno avuto occasione di vedere fotografie di Steve McCurry negli ultimi anni, bisogna capire ancora da quanti anni, si son trovati a fraintendere il suo lavoro. Dopo le sempre più numerose prove di fotoritocchi emerse sul web, alcuni maldestri, e persino la sospensione del suo sito, forse per evitare che i ritrovamenti continuassero, la Spezia Scozzese sente finalmente la necessità di chiarire una volta per tutte quale sia la professione che pensa di star svolgendo. Alla buon'ora, sappiamo ufficialmente da una sua recente intervista che McCurry non è un photojournalist , ma un visual storyteller . Detto in soldoni la differenza che esiste tra fare giornalismo e ufficio stampa o redazionali. Ha saltato la barricata insomma. Peccato che troppe persone non ci avessero fin qui fatto caso, tranne ovviamente i suoi committenti, ben felici di non stare lì a spaccare il capello in quattro. Cosa importano queste definizioni? Basta che l'icona ...

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