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Visualizzazione dei post con l'etichetta Film

Ferrari secondo Michael Mann.

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Visto in una sala con pochissimo pubblico su uno schermo bello grande che dalle prime file ti fa entrare in pieno nelle scene più dinamiche insieme al rombo scatenato dei motori. Direi un ottimo film, molto aderente alla biografia storica di Enzo Ferrari, ben diretto, sceneggiato e recitato, in specie dalla sempre straordinaria Penélope Cruz - stavolta in una parte complessa e davvero molto difficile - e con un attore protagonista molto ben calato nei panni dell'uomo Ferrari. Mi pare che l'aver scelto un momento storico preciso, il 1957, quando Ferrari si gioca tutto sulla vittoria di una sua vettura alla Mille Miglia , sia stata una scelta perfetta. Non tanto per raccontare l'incredibile epopea di una vita dedicata alle corse automobilistiche, che avrebbe richiesto intere serie filmiche di ore e ore, tanto è stata densa di avvenimenti eclatanti, ma piuttosto per mettere l'accento su un nodo esistenziale che appartiene ad ogni umano, sul motivo profondo che porta alcuni...

Barbie al cinema.

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Ci ho pensato un po' su prima di decidermi a scrivere qualcosa sul film della Barbie. L'ho visto ai primi del mese e sono uscito dalla sala piuttosto irritato.Sala affollata di persone come ultimamente mai mi era capitato di vedere. Tanti bambini, ma anche diversi  boomer come me. Un campione d'incassi senza dubbio. Come al solito, non ho voluto sapere nulla prima di andare al cinema. Mi aspettavo una commedia leggera, sul tipo di "Mamma mia", o comunque molto colore, rosa su tutti, un po' di musical, divertimento e una certa spensieratezza. Non sto a rivelare la trama o dettagli importanti per non togliere il piacere di scoprirli ai forse pochi che ancora non l'avessero visto. L'inizio comunque sembrava andare verso qualcosa vicino al citazionismo demenziale inglese, stile Monty Python per capirci. Ci stava. Poi però tutto si confonde piano piano. Emergono tematiche seriose buttate lì senza grazia alcuna. Leggo sulla rete da alcune fonti che questo di...

Tramonti, gattini e raggi verdi.

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Sono arrivato a sera e ripenso. Stamattina ho pubblicato su Instagram, e condiviso su Facebook, una fotografia presa a Trapani. Un tramonto. Qualcuno se ne è stupito, trovandola incredibile per come conosce il mio fotografare, qualcun altro mi ha scritto di aspettarsi a questo punto da me prima o poi anche fotografie di gattini. Ovviamente sono commenti scherzosi, in amicizia. Tuttavia mi hanno fatto pensare. Nella fotografia si vede l'ultimo spicchio di sole sul mare, un attimo prima di nascondersi dietro l'orizzonte. Quel momento che il regista francese Éric Rohmer fa descrivere ai protagonisti di  Le Rayon vert , un suo film del 1986, che vidi all'epoca. Da Wikipedia: Delphine è da sola sulla spiaggia di Biarritz. Presta orecchio alla conversazione di alcune villeggianti che parlano di un romanzo di Jules Verne, Il raggio verde, a proposito di un fenomeno ottico prodotto dal sole al tramonto sul mare. Nel momento in cui la porzione superiore del disco solare si inabissa,...

Il destino viene da Beirut.

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Questo non è un blog di recensioni cinematografiche, ma lo scrivente al cinema continua ogni tanto ad andarci. Quelli con le sedute scomode, pochi posti, al freddo umido, in specie negli scantinati delle chiese cattoliche, dove sparuti manipoli di eroi laici associati propongono imperterriti il "cinema d'essai" a pochi euro. Privilegi del vivere nella Torino d'antan . Anche un modo per sentirsi eternamente giovani, visti i "lupi bianchi" che spuntano nei pochi posti occupati intorno. Poi vuoi mettere il brivido del tizio che in una sala semideserta ti si piazza proprio davanti? Lì scopri davvero la distanza effimera tra la civiltà acquisita e la violenza primordiale che ti sonnecchia dentro. Venendo al sodo. Altro film da evitare come la peste è " Cafàrnao - caos e miracoli " della regista libanese Nadine Labaki. Ve lo dico subito: è l'ennesima fiaba buonista dell'ONU per far piangere le zekke rosse mondialiste. Ancora un momento. ...

Takara, il cinema, quello vero.

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Non andate a vedere Takara - la notte che ho nuotato , potreste pentirvi di tutte le volte che avete subito robaccia mal girata e mal scritta perché vi dicevano che era buona. Questo delizioso film diretto e sceneggiato a due mani dal francese Damien Manivel e dal nipponico Kohei Igarashi è prima di tutto un'esperienza sempre più rara. Silenzio, tempo dell'azione corrispondente a quello reale, quasi muto, persino quasi senza commento musicale. Qualcosa tra la migliore Nouvelle Vague e il mitico Yasujiro Ozu. Certo, se siete ormai intossicati da cattiva adrenalina cinematografica potreste non restare fino alla fine. Meglio per chi invece ama ancora stare in una sala, meglio ancora se all'antica e con poca gente attorno, a vivere con un bambino come se fossimo nei suoi primi pensieri e nelle sue innocenti e così coraggiose gesta. Solo, si muove in un Giappone disabitato e dove nessuno gli bada. Fotografa persino, con una rossa piccola tenera Canon compatta.  E proprio m...

Anche io, Daniel Blake.

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Daniel Blake è un cittadino di Newcastle (GB) sulla soglia dei sessant'anni. Si tratta quindi di uno dei tanti nati della seconda metà degli anni Cinquanta, come me. Quelli che han trovato un'Europa in pace, un'economia in crescita, uno stato democratico fondato sul welfare e quindi un'aspettativa di vita da "cittadino", con dei doveri, ma anche dei diritti, concreti, reali, operanti. Oggi tutto questo è finito da un pezzo. Siamo diventati utenti, clienti, consumatori, numeri sui computer dell'amministrazione pubblica e delle multinazionali. In questo mondo alienato, Daniel perde la capacità di mantenersi lavorando, come aveva sempre fatto, per via di un infarto. La macchina dell'assistenza pubblica invece di aiutarlo lo trita nei suoi meccanismi burocratici messi in atto da persone ridotte a funzionari della macchina, incapaci di assumersi la responsabilità di fermare gli ingranaggi quando rischiano di girare all'inverso. Siamo in una fiab...

Cosa si cela dentro Celati.

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Ieri sera è iniziata una breve rassegna gratuita dedicata al cinema documentario di Gianni Celati. Le proiezioni avvengono da Studiobild a Torino e sono curate da Ivan Catalano . Chi intendesse essere presente deve prenotarsi per tempo, i posti sono limitati. La rassegna è stata intitolata da Catalano " Documentari imprevedibili come i sogni ", estrapolando il titolo da un testo di Celati. Il primo film, "STRADA PROVINCIALE DELLE ANIME"(1991 / 58'), mantiene in effetti le promesse risultando del tutto imprevedibile e decisamente onirico. Va subito detto che se è vero che un ipotetico Fantozzi avrebbe ben potuto a fine proiezione alzarsi e pronunciare la famosa battuta della corazzata è altresì vero che la RAI di Angelo Gugliemi dimostrava con progetti come questo un coraggio produttivo e una volontà sperimentale che a distanza di oltre un quarto di secolo lasciano stupefatti se paragonati alla tristissima situazione attuale. Celati mette in atto alcune...

L'eclisse della qualità.

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©2015 Fulvio Bortolozzo. L'eclisse della qualità. Questo è il primo pensiero, rivedendo Michelangelo Antonioni, mentre la parte finale del suo film L'eclisse scorre davanti agli occhi e la luce diurna attorno a me si riposa. C'è qualcosa di perduto, dimenticato. Una capacità di trattenere le parole, di non dire perché è più importante guardare, instancabilmente, come se le cose, la luce, i rumori stessi, fossero tutto. Esiste un quotidiano, l'eclisse ce lo ricorda. Nel quotidiano si svolge l'esistenza di ogni essere umano. Giorno dopo giorno, per un numero limitato di giorni. Ogni fuga, e ne aumentano di continuo, da questo semplice dato di fatto è una corsa verso il vuoto di una vita allucinata, senza ritorni possibili. Il fotografico, come atteggiamento prima di ogni altra cosa, può essere una chiave utile per riaprire la porta del senso. Mettersi lì, guardandosi attorno, senza interessi precisi o intenzioni particolari, ma con le mani in tasca, strette...

L'amore vola o almeno dovrebbe.

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Vorrei segnalare ai miei lettori un film appena uscito di Paolo Severini dal titolo " L'amore vola ". Non è ancora chiara quale sarà la sua distribuzione, ma se vi capitasse a tiro in qualche modo non perdete l'occasione di vederlo. Si tratta di un montaggio di interviste realizzate a Torino dallo stesso regista a persone in difficoltà, per traumi subiti o malattie degenerative. Il tema verso il quale conduce gli intervistati è quello della loro sessualità. Argomento quanto mai difficile da affrontare per tutta una somma di motivi. Al di là delle questioni toccate, sono rimasto molto colpito dall''approccio particolarmente equilibrato e sensibile messo in campo dal regista/attore Severini. Usando la camera con apparente disinvoltura, e persino sciatteria stilistica, costruisce invece una raffinata spirale di coinvolgimento. Non solo le persone intervistate finiscono per dire più di quanto avrebbe mai pensato possibile, persino con persone a loro intime, ma...

Le fiabe esistono davvero, al cinema.

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Grace Kelly in una scena del film "Caccia al ladro" (1955). Lo abbiamo visto ieri sera appena uscito nelle sale. Sì, c'è ancora da qualche parte nel mondo una fiaba vecchio stile. Mai troppo lontano dal centro dell'inquadratura c'è una principessa, bella e impossibile. Attorno zucchero filato, tanti colori e la Costa Azzurra . Poi c'è il cattivo, cattivissimo. Lui vuole bombardare la fiaba, riportarvi dentro la durezza della vita di sempre. Ma non potrà. La principessa si alza in volo, allarga il suo mantello e copre di fiori di Cartier e nuvole di Dior il principato, la sua famiglia, il suo dono d'amore. Tutto finisce bene, per qualche anno ancora. Poi la vita riuscirà infine a portarsi via la fiaba, su una curva tra Cap D'Ail e La Turbie, chiamata la "coda del diavolo" appunto. Ma questo ci viene risparmiato. Si esce con negli occhi una principessa dello schermo che ne ha splendidamente incarnata un'altra. Le fiabe esistono davvero,...

Cercasi italiano disperatamente.

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Sì, di nuovo al Cineteatro Baretti . Un luogo che mi si rivela ogni volta di più indispensabile, pur collocato com'è nell'offerta variegata di una grande città come Torino. Il suo non so che di familiare, lo rende quel cinema di paese, o di quartiere, già vissuto nell'infanzia; il tutto unito poi  ad una programmazione che, titolo dopo titolo, presenta una qualità culturale davvero eccellente. Questa volta tocca a Daniele Gaglianone con il suo ultimo film " La mia classe ", presentato alla Mostra del Cinema di Venezia lo scorso anno. Questo non è un blog di critica cinematografica è quindi mi si perdonerà se non possiedo gli strumenti e la competenza necessari per una disamina coerente del fim. Sono tuttavia da sempre un cinefago . In questa veste sui generis , consiglio vivamente la visione di quest'opera low cost , girata in sole due settimane con attori, tranne il magnifico Valerio Mastandrea , presi dalla vita di tutti i giorni. Sempre che la trovi...

Una vita immobile, o quasi.

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STILL LIFE è, dopo sei anni di distanza, il secondo film di Uberto Pasolini ,(classe 1957). Non un autore prolifico, né giovane, quindi. L'ambientazione è londinese e stranieri gli attori. Forse anche per questo durante la visione del film non ho mai pensato, nemmeno per un attimo, che chi lo aveva scritto, prodotto e diretto fosse un italiano. Al limite un piemontese, per quella descrizione minuta di una piccola, banale, ordinata e ossessiva vita che proprio per il suo eccesso implacabile di modestissima routine, un po' giansenista, tocca corde poetiche ben comprensibili a chi ha sulla testa un Nord-ovest bardato di stelle . Può poi anche darsi che sia così che ci figuriamo gli inglesi delle classi minori: persone tristi, e in fondo disperate, immerse in luoghi suburbani spogli e poco frequentati dal sole. In ogni caso, mi preme porre l'accento non tanto sul film in sè, quanto sull'uso che della fotografia viene fatto nella narrazione. Pare che ultimamente nel ci...

Pedalare verso la libertà.

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Segnalo agli affezionati lettori di questo blog un film della regista saudita Haifaa Al Mansour ancora in programmazione in alcune sale italiane: La bicicletta verde ( Wadjda ). Il tema di fondo è quello della condizione femminile in un paese di stretta osservanza islamica come l'Arabia Saudita. Il punto di vista scelto è quello di una bambina della piccola borghesia della capitale Riyāḍ. Nonostante viva una situazione familiare tradizionale, e frequenti una scuola che inculca i precetti religiosi con asfissiante rigidità, il suo spirito individualista e ribelle la spinge a comportamenti e desideri considerati del tutto inadeguati dalla moralità del suo ambiente. Lo svolgimento della vicenda non è curato in ogni dettaglio, anche il doppiaggio non è felicissimo, ma nonostante le pecche il film riesce a coinvolgere e persino, a tratti, a commuovere. L'ambientazione non è marcatamente documentaristica e senza aver letto qualcosa prima, si fatica a capire dove si svolga la ...

La migliore offerta? Anche no.

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Scrivo a caldo, reduce dalla visione dell'ultimo Tornatore: La migliore offerta . Con questo regista ho da sempre un rapporto difficile, specie con le seconde parti dei suoi film. Solo vedendo " La leggenda del pianista sull'oceano " ho potuto pensare di trovarmi di fronte ad un completo capolavoro, dal primo all'ultimo fotogramma. In questa prova, fin da subito, ho sentito qualcosa di macchinoso, di troppo lucidato, segno di grande mestiere, ma anche di un eccesso di costruzione che impedisce l'adesione emotiva. Il ritratto di questo improbabile anziano esperto internazionale d'arte antica, e acclamato battitore d'aste, pur interpretato da un Geoffrey Rush in grande spolvero rasenta la parodia. Non è facile descrivere un mondo d'elite, in tempi poi così lontani da un Hitchcock o da un Visconti. Sono atmosfere ed ambienti non più verosimili. Lo scenario d'oggigiorno è decisamente molto prosaico e gli esemplari di queste bizzarre aristocraz...

Di Malick in peggio

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©2011 Fulvio Bortolozzo - serie Scene di passaggio (Soap Opera) . Ieri sera ho visto The Tree of Life di Terrence Malick. La mia unica esperienza precedente con questo autore fu il film La sottile linea rossa (1998). Più di allora, mi sono ritrovato decisamente spiazzato dalla deriva visionaria di Malick, ormai senza più alcun argine narrativo in grado di contenerla. Non sto a ripetere la trama del film, peraltro piuttosto intricata, ma mi limiterò a sottolineare alcuni punti che ritengo decisivi nel farmi considerare non riuscita quest'ultima, pur visivamente seducente, Palma d'Oro di Cannes. A mio avviso difatti, se paragonato agli unici esempi storici che mi paiono possibili — ossia 2001,Odissea nello spazio di Stanley Kubrick (1968) e Koyaanisqatsi di Godfrey Reggio (1982) — Malick non raggiunge l'indispensabile sintesi estetica tra intenzione e realizzazione, come invece fecero gli autori di quei due capolavori assoluti della cinematografia mondiale di tutti i ...

1977. Due film per riannodare un filo

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Léora Barbara in una fotografia di scena dal film Stella di Sylvie Verheyde (2007). Vorrei segnalare due film visti di recente, ambientati entrambi nella seconda metà degli anni '70. Il primo è "Stella", una pellicola francese distribuita in Italia dalla Sacher Film. La storia racconta il passaggio dall'infanzia all'adolescenza di una bambina, la stessa regista Sylvie Verheyde, divisa tra la vita nel bar periferico dei genitori e la novità del primo anno in una scuola media di alto livello di Parigi nel 1977. Il cuore del film è nella crescita di Stella. Diversamente dai personaggi del suo ambiente di provenienza, Stella ha un dono raro, anche negli ambienti estremamente più favoriti in cui vivono i suoi compagni di classe: l'intelligenza naturale. Il film racconta proprio...

Mamma mia!

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Ieri dando un'occhiata al quotidiano di Concita la mia attenzione è stata attratta dal nome di un'attrice che da tanti anni regala al suo pubblico splendide interpretazioni: Meryl Streep . Leggevo che stavolta si era fatta coinvolgere in un'impresa un po' pazzariella diretta da una regista, Phyllida Lloyd , che veniva sinteticamente definita "lesbica dichiarata" e che c'entravano le musiche degli Abba . Siccome preferisco non sapere mai esattamente cosa andrò a vedere, non ho approfondito oltre e ho proposto la cosa alla mia metà. Detto fatto, siamo andati a vedere " Mamma mia! " Lascio ai critici e ai cinefili più sofisticati di stracciarsi le vesti. Per quanto ci riguarda, abbiamo passato 108 minuti di solare divertimento e leggerezza, come al cinema non ci accadeva da tempo. Il mio consiglio quindi è quello di lasciare per una volta a casa tutto ciò che si pensa di sapere per abbandonarsi ad una piccola festa dionisiaca dei giorni nostri...

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