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Visualizzazione dei post con l'etichetta Guerra

Da Merz, l'arte sveste la guerra.

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PUSH THE LIMITS 2 alla Fondazione Merz di Torino, fino all'8 marzo 2026. ©2026 Fulvio Bortolozzo

A volte ritornano...

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Mosca sotto un bombardamento della Luftwaffe, 26 luglio 1944.  Questa fotografia di Margaret Bourke-White esposta nella mostra di Camera a Torino mi ha molto colpito perché sembra presa in questi deliranti tempi nostri.

Il mondo a due dimensioni.

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Sto seguendo gli eventi bellici attuali, in Ucraina soprattutto, attraverso il lavoro di approfondimento svolto da alcune figure indipendenti sulla rete che con encomiabile professionalità, sconosciuta allo pseudogiornalismo nazionale, analizzano le fonti, verificano tutte le notizie prima di diffonderle e sbugiardano quelle false, da chiunque provenienti. Nel materiale diffuso ci sono molti video girati con le camere tipo GoPro installate sugli elmetti dei combattenti e dai sistemi video dei droni in volo sui campi di combattimento, siano essi osservatori, bombardieri o suicidi. L'effetto visuale è terribilmente e drammaticamente simile a quello dei videogiochi. Si vedono persone combattere e morire come fossero pupazzi inventati dalla grafica fotorealistica. Siamo lontani anni luce dalle scarse immagini dell'invasione dell'Iraq del 2003. Poche immagini verdognole, scie di antiaeree e lampi di luce delle bombe nel cielo nero della notte di Baghdad. Al massimo i video priva...

Un anno di guerra.

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Un anno fa l'esercito della Federazione Russa entrò in Ucraina. Un fatto incontestabile, una premessa indispensabile. La risposta del governo ucraino non fu quella forse immaginata dal Cremlino: una fuga ignominiosa lasciando alla mercé dell'invasore la popolazione. Quella è una specialità italica, Vittorio Emanuele III insegna. Da allora si combatte, si distrugge e si muore in Ucraina. Dalla Seconda guerra mondiale in poi, la morte e la distruzione arrivano sempre anche ben lontane dai fronti di combattimento, ma succede per ora solo in Ucraina. La popolazione della Federazione Russa non è sotto le bombe e non muore di fame. Giusto ieri i governi di quasi metà della popolazione mondiale si sono astenuti o hanno votato contro la risoluzione dell'ONU che chiede l'immediato ritiro delle truppe russe dall'Ucraina. Questi sono semplici fatti di cronaca, comunque la si pensi. Oggi l'idea è che sarà il campo di battaglia a decidere le sorti della guerra. Forse si deve...

Il rischio ragionato.

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Un rischio ragionato non vuol dire che sia probabile correrlo con successo. Significa solo che si è consapevoli di correrlo e che non se ne può fare a meno. Fin dall'inizio della pandemia un rischio mai esistito prima è apparso nel mondo intero. Il nuovo mondo virale nel quale abbiamo appena iniziato a vivere è meno ospitale del precedente e pone ad ogni essere umano un livello di rischio prima sconosciuto. Non si tratta di accettarlo o meno, perché non è evitabile all'infinito. Si può sperare di appartenere alla selezione della specie che lo potrà superare senza conseguenze o quasi. Oppure si può rientrare tra quel gruppo di umani che potranno proteggersi in qualche modo, per esempio con dei vaccini abbastanza efficaci. In ogni caso qualcuno morirà sempre, non si può evitare. Resta da stabilire quindi qual è il numero e il tipo di umani la cui morte risulti sopportabile per il sistema sociale senza che si disintegri, ma possa continuare invece più o meno stabilmente ad esister...

Almeno per adesso.

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I flussi mediatici del momento mostrano un bambino siriano di Aleppo coperto di polvere scura su tutto il corpo, vestito come vestivano me alla sua età, con molto sangue sul volto. Sta seduto attonito sul grande sedile arancione di un'ambulanza. Il tutto avvolto in una luce forte e fredda, quasi da studio fotografico. Interessante notare che è un frame di un video. Lo scrivo perché penso sia un'immagine che può piacere davvero molto ai giurati del prossimo World Press Photo e quindi potrebbero anche nell'occasione sdoganare la videocamera come strumento fotografico. Tanto le più recenti fotocamere sono già delle videocamere di alta qualità. Quindi il momento decisivo e bla bla bla non è altro oggi che uno dei 25 fotogrammi ripresi in un dato tempo, basta scegliere quello giusto, dopo, con tutta calma. Quello giusto per cosa? In questo caso, per fornire ai flussi mediatici un'immagine semplice ed efficace, facile da vedere e ricordare, non troppo cruda, ma abbast...

L'Europa delle armi.

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Paolo Verzone . Una persona che per me non è uno qualsiasi. Ci conosciamo da non troppi anni, ma è proprio l'amico d'infanzia che avrei voluto avere. Ce l'ho adesso e, siccome penso di essere rimasto un po' bambino, me lo godo lo stesso, quando si può. Sì, perché lui vive a Parigi. Anzi in Europa. Una propaggine occidentale insignificante dell'intero continente euroasiatico. Eppure in così poco spazio quante storie son venute fuori nelle generazioni. Lo sanno nel mondo intero perché gli europei sono andati dappertutto e quasi mai in pace. La guerra per L'Europa è sempre stata una necessità, un modo di vivere, un mestiere, come bene ci raccontò Ermanno Olmi al cinema , e persino un'arte. La guerra, cioè il proseguimento della politica con i metodi coercitivi della violenza fisica organizzata, probabilmente ha radici profonde nel genere umano. Forse è parte stessa della natura umana. In ogni caso, non basta mai abbandonarsi a gesti impulsivi. Tutto va pre...

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