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Visualizzazione dei post con l'etichetta Politica

Ma cos'è la Destra, cos'è la Sinistra?

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Come Giorgio Gaber ironicamente cantava, la domanda di fondo è proprio questa. Guardando agli umani, come specie, si può notare che abbiamo una tendenza nativa a raggrupparci per similitudini. Siano esse fisiche, psicologiche, biologiche, comportamentali, simboliche o altre. Forse questo è il tratto più distintivo della nostra specie. In questo senso, è possibile considerare due direzioni opposte nei fatti: la prima converge verso la massima unità della specie umana, la seconda verso la massima separazione. Se si leggono i fenomeni con questo approccio in mente, ecco che si chiariscono molte vicende. Un'azione di Sinistra tenderà a porre tutti gli umani su un piano di uguaglianza; un'azione di Destra tenderà a dividerli per gruppi omogenei di interessi contrapposti tra di loro. Le due tendenze sono per questo antitetiche, in conflitto perenne e oggettivamente irraggiungibili del tutto. Comportano però sempre delle conseguenze pratiche, anche tragiche, nella realtà degli umani. ...

Le domeniche sono finite.

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Certo, non può essere sempre domenica, ma nemmeno sempre lunedì. Quest'estate torrida e violenta sembra spazzare via ciò che restava di un modello sociale che dal Secondo Dopoguerra, nel bene e nel male, aveva consentito a milioni di italiani e alle loro famiglie di condurre delle vite dignitose con i frutti del proprio lavoro. L'idea di fondo fu quella di dare un posticino al sole a tutti o quasi. Questo non per qualche ideale filantropico, ma proprio per il calcolo politico che vedeva in una società dove ciascuno potesse campare con un minimo di benessere il modello fondamentale per una democrazia compiuta, anche in contrapposizione al modello comunista, allora incombente. Poi il diluvio. Il comunismo si arrende senza combattere. Il capitalismo non fa prigionieri, prende tutto e rilancia. Dall'economia basata sul lavoro e sulla produzione dei beni di consumo di massa si passa alla pura e semplice speculazione finanziaria. Sempre più complessa, globale. L'individuo, ...

Non sono solo canzonette.

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Ebbene sì. Ho visto Sanremo, dirò di più, negli ultimi anni lo vedo spesso. Temo sia uno dei segni della mia senescenza perché da giovane ed adulto me ne tenevo alla larga, un po' schifato dall'insieme. Questa 73esima edizione è stata però, a mio avviso, molto particolare per diversi motivi. Innanzitutto la presenza del Capo dello Stato, omaggiato dalla benignata sulla Costituzione. Sanremo si erge così ad ultimo baluardo della Repubblica nata dalla Resistenza. La RAI come trincea definitiva dei valori sacri, e anche pedagogici, del mitico Arco Costituzionale, come Ettore Bernabei insegnava. Per chi sta fuori restano le televisioni commerciali, La7 esclusa, e se ne facciano una ragione. In questo senso, dal settembre scorso il primo vero vagito di un'opposizione al governo attuale si è sentito proprio lì, a Sanremo. Se si votasse oggi per l'elezione diretta del successore di Mattarella, Gianni Morandi verrebbe eletto con un plebiscito festante ed un suo mandato di forma...

Uomini che aggrediscono le donne.

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Tempi oscuri. L'elemento maschile dell'umanità, almeno per quel che è dato osservare dai media italici, pare afflitto da un virus misogino, e persino mortifero, sempre più virulento. Certamente la maggioranza della popolazione maschile vive rapporti magari non idilliaci, ma pur sempre nell'ambito dell'indispensabile rispetto reciproco, con l'altra metà del cielo, tuttavia i segnali di una degenerazione montante si fanno ogni giorno più forti. Come giovane uomo che partecipò in qualche misura al movimento, culturale prima che politico, del famoso '77, mi ritrovo sempre più spaesato. Le mie compagne di allora furono sempre figure con le quali potevo scambiare alla pari quello che vivevamo, ciascuno nelle problematiche sue, ma aperti almeno a riconoscere quelle dell'altro. Qualcosa però dev'essersi rotto strada facendo. La rivoluzione culturale successiva al "Riflusso", quel lutto iniziato nei primi anni Ottanta e mai più finito, è stata dettata d...

E il cielo è sempre meno Blu.

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La notizia è che a Bologna l' artista di strada che si fa chiamare Blu ha coperto l'altro giorno con vernice grigia le sue opere murali. Lo ha fatto perché alcune di esse sono state "strappate" per poter essere inserite in una grande mostra sulla Street Art che si terrà a Palazzo Pepoli senza il suo consenso, e, mi pare di aver capito senza nemmeno avvisarlo, pur avendo messo il suo nome nel cartellone tra gli artisti espositori. Il patron dell'iniziativa è Fabio Alberto Roversi Monaco (classe 1938), Magnifico rettore dell'Università bolognese dal 1985 al 2000 e presidente della Banca IMI dal 2013. Curatori della mostra sono Christian Omodeo, residente a Parigi dal 2004 e fondatore del sito Le Grand Jeu , osservatorio di pratiche ludiche contemporanee, e Luca Ciancabilla (classe 1974) il cui percorso è di tipo accademico universitario. Questi i fatti e i protagonisti in estrema sintesi. Apparentemente siamo di fronte ad una diatriba tutta intern...

In compagnia di Godot.

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Dal 1839 uno spettro si aggira per l'Europa e non solo. No, non è il comunismo, ma oggi preoccupa molto di più, perché quello è storicamente defunto, mentre la fotografia, ribelle ad ogni religione visiva, incontrollabile dalle gerarchie, conosce una crescita sempre più esponenziale nella sua pratica e diffusione. Nulla sembra poter fermare il fotografico. Travolge professioni, tradizioni, classi, ogni possibile argine culturale, politico, economico. Non resta che un'ultimo baluardo, forse insormontabile: la legalità. Nasce nei consessi più preoccupati di difendere la loro supremazia sociale, non importa di quale natura essa sia, la necessità di nascondersi dietro delle leggi che imbriglino, e finalmente dominino, questo cavallo selvaggio. Come ai tempi di Al Capone negli States, oggi in Europa si briga per far approvare leggi sul diritto all'immagine che impediscano fino allo strangolamento l'uso libero di una fotocamera e dei suoi derivati. La scusa è quella e...

Il nuovismo politico tra Instagram e Renzi

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@matteorenzi: http://web.stagram.com/p/292770360318091680_216150 Devo dire che accolsi la notizia della "discesa in campo" di Renzi con una risata. Non ce lo vedevo proprio come Presidente del consiglio uno con il suo forte accento fiorentino e la sua immagine così "televisiva" da sembrarmi più adatta al mestiere di comico (che sia chiaro considero alla pari di ogni altro). Ora però, a forza di sentirlo criticare da sinistra per quello che fa e dice e per come lo fa e dice e invece leggerne gli elogi da destra (arrivo persino a pensare che Berlusconi attenda in realtà di sapere se dovrà affrontare Renzi, prima di decidere se candidarsi o meno) il mio istintivo bastiancontrarismo si va eccitando. Evidentemente quel toscanaccio, volente o nolente, sta davvero sparigliando le carte sul tavolo della partitica (ché la politica è cosa ben più nobile di questo letame in cui siamo immersi negli  ultimi due decenni). Per cui in bocca al lupo a Renzi e a tutti noi e chi ...

Un pezzo dopo l'altro

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Se questo cancro che colpì il popolo tedesco non fu troppo evidente al principio, fu perché vi erano bastanti energie sane che lavoravano a limitarlo. Ma poiché crebbe e crebbe e, alla fine, con un decisivo atto di malafede s'impadronì del potere, il cancro scoppiò e inquinò l'intero corpo politico. ( brano estratto da un volantino della Resistenza distribuito nel 1942, pubblicato in William Sheridan Allen, "Come si diventa nazisti", Einaudi )

La cultura non è un pranzo di gala

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Parafrasando il famoso incipit del film " Giù la testa "  di Sergio Leone, direi che l'uomo politico più "maoista" d'Italia sta portando avanti con sempre maggiore violenza la sua Lunga Marcia per la Rivoluzione Culturale del paese. Dopo aver completamente rimodellato il pensiero collettivo grazie all'ormai più che ventennale massaggio mcluhaniano delle sue televisioni commerciali, attacca ora al cuore il nemico di sempre: la tradizionale supremazia culturale, e morale, della sinistra democratica. Per farlo, sceglie il punto più debole del suo avversario: il sistema scolastico. La tattica è molto accorta. Per prima cosa riduce la portata del finanziamento pubblico, adducendo come motivazione-paravento la imprescindibile necessità di ridurre la spesa pubblica. Com'era prevedibile, i primi a sentire il fuoco sotto i piedi non sono gli studenti, ma i docenti. La risposta dei docenti è però debole. Oscilla tra il timore privato per il proprio destino...

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