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Visualizzazione dei post con l'etichetta Giorno della memoria

Non in mio nome.

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©1992 Fulvio Bortolozzo. Dachau (Deutschland). Le parole non sono sufficienti, ma rimangono necessarie. Così come le fotografie. L'immagine automatica è preziosa nella ricerca di una memoria possibile perché può ribellarsi ai condizionamenti che le vengono imposti. Questo sentimento ribelle, irriducibile al conformismo dell'orrore nascosto nell'indifferenza del quotidiano, è qualcosa che potrà sempre farci alzare in piedi, dire di no: non io, non più, non in mio nome. .

L'undicesimo comandamento

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Frame dal film "Schindler's List" di Steven Spielberg (1993). Sono del 1957. Per quanto posso ricordare, fin da bambino mi è sempre stata raccontata la storia orribile della persecuzione mortale di milioni di persone che avevano come unica colpa quella di appartenere alla religione monoteista più antica che si conosca. Si trattava di fatti che avevano smesso di accadere in Europa solo dodici anni prima della mia nascita. Oggi l'ufficialità del mondo ricorda quegli eventi. Si diranno cose, si faranno cose. Mi spiegano che questo serve a mantenere viva la memoria. Ad evitare che capitino ancora tragedie così terribili. Oggi penso che sia una bugia. Penso invece che serva solo a ricordare che i discendenti di quelle persone lì non devono più essere perseguitati e uccisi. Solo quelle persone lì però. Basta essere una persona di un'altra religione monoteista, un poco meno antica, perché la morte possa continuare a perseguitare chi non ha altre colpe: un bambino, una m...

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