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Visualizzazione dei post con l'etichetta Macchina fotografica

Adulterazioni espressive.

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Nella tradizione del fotografico si possono allineare molti nomi importanti, ma ancora di più sono gli anonimi. La maggior parte delle fotografie, ancor di più oggi, è talmente dispersa nel flusso del vivere che sovente si distaccano da chi le ha prese e viaggiano da una persona all'altra come fossero apparse per caso, senza alcuna volontà particolare.  Questo gigantesco serbatoio visivo contiene dell'autenticità. Intesa come iconografia senza sovrastrutture di pensiero. Cotta e mangiata. Non a caso, molti dei nomi importanti, non solo di fotografi, si sono gettati a capofitto nella miniera d'oro. E proprio come i minatori, scavano e spostano quantità impressionanti di materiali di risulta pur di arrivare alla vena, al filone tanto desiderato. C'è quindi nel funzionamento della macchina fotografica qualcosa di potente che dipende dalla sua fisica e dal suo particolare modo di trasferire la luce in forme visibili. Un'autenticità originata dallo straniamento vis...

Per restarne immuni.

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Mi stupisce come proprio tra i fotografanti sia così diffusa la confusione tra strumento e congegno. Ricorrono sovente i paragoni tra fotocamere e pennelli, violini o qualsiasi altro strumento espressivo. Dimenticando che nessun pennello produce immagini finite e nessun violino suona musiche già bell'e pronte semplicemente premendo un pulsante. Una macchina invece sì, produce oggetti finiti. La fotocamera è una macchina. Le immagini le regala a qualsiasi fotografante che non abbia altro merito che saper premere un pulsante, anche virtuale sul display di uno smartphone. Provino i fotografanti, "evoluti" in specie, a dipingere anche solo un centimetro quadrato delle loro più belle fotografie, di cui vanno tanto fieri. Difficilino vero? E suonare una chitarra? Basta entrare in un negozio e comperarla? Con le fotocamere non serve altro invece. Ma dicono: però io scelgo, io seleziono, io decido il punto di vista, io, io, io. Tu non fai un bel nulla senza la tua macchina...

Molti equivoci e pretese.

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Penso sia innegabile che ciascun patentato guida l'automobile a modo suo. Certo, esistono delle regole generali che limitano la "creatività", ma sostanzialmente non esistono due persone che guidino alla stessa maniera. Questo capita con ogni macchina. Esistono poi modelli diversi di automobili. Per fare chilometri in autostrada alcune sono più adatte di altre, così come per andare sulle mulattiere alpestri o a zonzo per la città. Insomma il rapporto con la macchina, in questo caso l'automobile, è soggettivo e dipende dall'uso che si desidera farne, entro certe regole generali di funzionamento. Basta questo per sostenere che mentre si guida si sta "interpretando" la strada? Oppure che la strada che si percorre non è reale, ma una rappresentazione del tutto soggettiva? Due domandine che se applicate al fotografico toglierebbero di mezzo molti equivoci e pretese.

Non c'è il mentre.

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Lavo i piatti volentieri, da sempre. Mi insegnò mia madre, per darle una mano in casa mentre lei era a lavorare. Insomma, questo solo per dire che se facessi lavare i piatti da una lavastoviglie nessuno mi darebbe molto credito quando dovessi dire: "ho lavato i piatti". Con le immagini è la stessa cosa. Se le fai con le tue manine sante, puoi legittimamente dire in giro che le hai fatte tu, proprio tu; se invece le tiri fuori già fatte da una macchina sei decisamente meno credibile. Noi in Italia la chiamiamo appunto "macchina fotografica" e questo rende bene l'idea. Sì, ok, calmi, conosco già l'obiezione: c'è il pre e il post . Lo so, ma non c'è il mentre .

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