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Visualizzazione dei post con l'etichetta Fotogiornalismo

Il prezzo della falsa innocenza.

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Ieri sera si è svolto il secondo incontro di quest'anno organizzato da Phom per il ciclo Fotografia e ambiente . Sono stati invitati il fotografo Paolo Marchetti e il filosofo Leonardo Caffo. Il tema affrontato era quello dello sfruttamento degli animali per l'industria della moda. La serata è stata condotta da Gabriele Magazzù, in sostituzione di Marco Benna , mancato purtroppo da pochi giorni dopo aver coraggiosamente combattuto per mesi un cancro particolarmente aggressivo. Dopo l'intenso momento dell'unanime cordoglio iniziale, Marchetti ha presentato e commentato alcune fotografie dal suo fotoreportage intitolato The Price of Vanity (Il prezzo della vanità) . Immagini realizzate in varie parti del mondo all'interno di aziende di eccellenza del settore dove la lavorazione si svolge nella più normale legalità. Alcuni scatti presi nell'ambiente della moda completavano la serie. Un lavoro durato alcuni anni e pubblicato anche dal National Geographic .  Le...

Puntuale come l'influenza.

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Eccolo qua di ritorno. Il circo mediatico del fotogiornalismo internazionale per eccellenza: Il World Press Photo , proprio come il classico malanno di stagione. E siccome l'aggressività di virus e batteri è in aumento, anche il WPP non fa eccezione. La formula per decidere quale sia la fotografia dell'anno è cambiata. Adesso abbiamo la rosa ristretta di candidati e solo allo show finale di Amsterdam (a proposito va rilevato che in effetti la città è davvero la sede più azzeccata per questo concorso), solo allora sapremo chi sarà il vincitore. Magari con la classica sospensione di qualche istante dell'annuncio per creare maggior pathos tra gli astanti. " The winner is... ". Uno show autoreferenziale per un settore in crisi nera da tempo. Il fotogiornalismo è da tanti anni diventato fotosensazionalismo nella battaglia persa sulla carta che si tenta di tornare a vincere sulla rete. I giurati hanno dovuto esaminare 73.044 fotografie, scattate da 4.548 fotogr...

Qualcosa di italiano negli archivi Magnum.

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Fino al 21 maggio prossimo l'Agenzia Magnum propone una selezione di fotografie dei suoi soci defunti e viventi nella sede di Camera -Centro Italiano per la Fotografia . La curatela è di Walter Guadagnini, neo direttore di Camera, e Arianna Visani. Il titolo dell'esposizione è " L'Italia di Magnum ". Già nel 2011, in occasione dei 150 anni dell'Unità d'Italia, ci fu una mostra della Magnum a Palazzo Reale di Torino. Si intitolava " L'Italia e gli italiani ". Ne scrissi QUI . Rispetto all'evento precedente, qui siamo di fronte ad un'edizione molto ridotta. Le sale espositive di Camera, per l'occasione graziosamente differenziate da gradevoli colori alle pareti, contengono 6 Henri Cartier-Bresson, 4 Martin Parr, questi ultimi esposti come grandi plotterate non eccezionali e incollate direttamente sulle pareti, alcune cose di Paolo Pellegrin e Alex Majoli, più altri nomi. Il susseguirsi è cronologico per periodi grosso modo ...

Fotografie e parole, un amore non pervenuto.

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Ieri sera PHOM ha portato Renata Ferri e Michele Smargiassi alla Scuola Holden di Torino. Un luogo dove si allevano seminaristi della parola. Il tema era ghiotto: " Fotografia e parola nel prodotto editoriale ". L'inizio è stato di Michele Smargiassi che ha presentato, con il supporto di uno slideshow, un interessante esperimento dello scrittore Georges Perec. In questo suo articolo fotocratico del 2012 potete leggere di che si tratta: http://smargiassi-michele.blogautore.repubblica.it/2012/02/03/quando-perec-sfido-la-fotografia/ Conclusione provvisoria: bisogna rassegnarsi al fatto che la fotografia non è un linguaggio, o meglio è un messaggio senza codice. Indi per cui, il rapporto con le parole rimane molto problematico. Due amanti che sembrano fatti apposta per non consumare mai. Applausi. Concordo pienamente, tranne nella necessità che debbano per forza amarsi. Quando non ce n'è, non ce n'è. Meglio che ognuno vada per la sua strada. A seguire, Ren...

Ops, dimenticavo... scusate.

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Abbiate pazienza, ma coloro che hanno avuto occasione di vedere fotografie di Steve McCurry negli ultimi anni, bisogna capire ancora da quanti anni, si son trovati a fraintendere il suo lavoro. Dopo le sempre più numerose prove di fotoritocchi emerse sul web, alcuni maldestri, e persino la sospensione del suo sito, forse per evitare che i ritrovamenti continuassero, la Spezia Scozzese sente finalmente la necessità di chiarire una volta per tutte quale sia la professione che pensa di star svolgendo. Alla buon'ora, sappiamo ufficialmente da una sua recente intervista che McCurry non è un photojournalist , ma un visual storyteller . Detto in soldoni la differenza che esiste tra fare giornalismo e ufficio stampa o redazionali. Ha saltato la barricata insomma. Peccato che troppe persone non ci avessero fin qui fatto caso, tranne ovviamente i suoi committenti, ben felici di non stare lì a spaccare il capello in quattro. Cosa importano queste definizioni? Basta che l'icona ...

Ce n'è sicuramente sempre più bisogno.

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Ieri sera nello Spazio B di Torino è avvenuto l'incontro organizzato da Tiziana Bonomo di  Artphotò con Andreja Restek e Ivo Saglietti . La saletta era stracolma, a testimonianza dell'interesse suscitato dall'evento. L'idea di riunire due fotogiornalisti così diversi si è rivelata eccellente. Nell'arco delle loro biografie professionali è contenuta ampiamente la vicenda storica del loro settore. Andreja Restek rappresenta la vitalità attuale, la incarna persino. La scelta di non limitarsi a fotografare sul campo, che già è una cosa molto difficile e rischiosissima, ma di agire al di là e intorno, con il suo quotidiano on line  ( APR news ) e attraverso iniziative umanitarie come l'onlus L'ambulanza del cuore dice molto della direzione che si può prendere partendo dalle fotografie. Divengono occasione e motore per passare all'azione diretta e positiva sul corso degli accadimenti. Non più quindi solo testimonianza o documento storico, ma anche e...

La fotografia al tempo degli smartphone.

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Il 7 gennaio 2016 a Torino è iniziato il tour nazionale di presentazione del libro “ iRevolution - Appunti per una storia della mobile photography ” scritto da Irene Alison per i tipi di Postcart Edizioni . La serata si è svolta alla Libreria Bodoni di via Carlo Alberto 41 a cura di Phom Fotografia e con la partecipazione di Irene Opezzo , photoeditor de La Stampa . Per coincidenza, lo stesso giorno, ma 177 anni prima, veniva annunciata a Parigi la nascita della fotografia. Dopo nemmeno due secoli, sembra che una specie di mutazione genetica, chiamata iRevolution dalla Alison, stia trasformando la fotografia come l’abbiamo fin qui conosciuta in qualcosa d’altro. Durante la presentazione l'autrice ha più volte sottolineato le nuove possibilità che la rete sta aprendo in specie alla fotografia d'informazione e documentaria, che vede invece drammaticamente crollare il suo mercato mediatico cartaceo di riferimento. Nuove figure professionali di storyteller audiovisuali ...

Nostalgia delle diapositive.

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C'era una volta la diapositiva a colori . Era una pellicola che si metteva dentro le fotocamere, capisco che oggi aprirne una sia considerato strano, e dalla quale si ottenevano immagini finite , cioè già con i colori giusti e con i toni corretti. Era un'epoca felice nella quale il fotografo non doveva fare nient'altro che prendere sul campo una buona fotografia esposimetricamente perfetta. Sì, perché anche solo un errore di mezzo stop poteva rendere troppo chiara o troppo scura l'immagine. Non c'era modo di rimediare dopo. La "postproduzione" non esisteva. Qualcosina si poteva fare stampando in Cibachrome o facendo le scansioni per la stampa offset , ma se la dia era sbagliata i laboratori ti dicevano che la colpa era tua, e, se potevi, dovevi rifarla. Nella professione nessuno si sognava di usare le negative a colori perché chissà che colori avevano. Al limite si facevano delle stampe e solo da lì delle scansioni, ma era più lento, costoso, e quin...

Il cavallo di Troilo.

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Rubo il titolo ad un commento che ho letto su Facebook, me ne scuso con l'autore, ma è troppo calzante.  Insomma alla fine della storia la città oscura di Giovanni Troilo non era Charleroi, ma il World Press Photo . Una città fatta di ipocrisie, confusione etica, maramaldeggiamenti deprimenti. Certamente il fotografo ha messo in scena diverse delle immagini che ha presentato al concorso. Ancora più certamente le sue didascalie potevano depistare degli ingenui lettori. Però se il borgomastro di Charleroi non avesse fatto la sua intemerata, sarebbe andato tutto bene Madama la Marchesa. I giurati del concorso, e chi lo dirige, si sarebbero beati della visibilità data ad un nuovo talento e avanti con la prossima edizione. Trovo particolarmente vile, e quindi eticamente scorrettissimo, che per salvarsi il culo , scusate il francese, quelli del WPP abbiano ordito una trama cinica e bara per fare in modo che a perdersi fosse il solo fotografo. La richiesta di precisazioni sul co...

Il cuore vero del fotogiornalismo.

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Mi è stato detto che scrivo troppe parole. Capisco che leggere sulla rete non è come leggere sulla carta. Tenterò quindi d'ora in poi di essere ancora più sintetico e breve. Il borgomastro di Charleroi chiede al World Press Photo che venga ritirato il premio conferito a Giovanni Troilo per la serie intitolata "Il cuore nero dell'Europa". Il giornalista Michele Smargiassi intervista al telefono il fotografo per conoscere la sua reazione. Uno dei soggetti, il cosiddetto "obeso" è Philippe Genion , scrittore ed editore, il quale replica con intelligenza al testo di accompagnamento del suo ritratto in posa realizzato da Troilo. Chi lo desidera, cliccando sui link può approfondire la questione. A me qui preme solo rimarcare che le immagini vivono di vita propria, così come le parole. Ogni immagine o parola si contrappone ad altre immagini e parole. In pratica sono mondi paralleli, visionari sovente, che possono intersecare la nostra esperienza esistenz...

C'era una volta... e ci sarà per sempre.

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©W. Eugene Smith—TIME & LIFE Pictures/Getty Images Altro elemento d'interesse del recente World Press Photo è stata l'esclusione del 20% delle immagini selezionate dalla giuria per eccesso di manipolazione. Si è arrivati a questa decisione confrontando il file RAW con il file mandato al concorso. Quando veniva considerato stravolto il visivo finale rispetto alla fotografia presa sul campo essa veniva eliminata. Tra l'altro, non mi è noto se ancora qualcuno osi mandare file ottenuti per scansione da pellicole o stampe da pellicola. Il salvifico "negativo originale" temo che oramai sia roba museale. Comunque sia, il fotografico ha una relazione molto pericolosa, da sempre, con l'informazione giornalistica. Il giornalismo d'inchiesta, quello serio "all'americana", da noi per la verità molto poco praticato, prevede che ogni asserzione scritta sul giornale sia sostenuta da prove, meglio se inconfutabili, ma co...

Dieci vincenti, nove viventi.

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Il World Press Photo 2015 ha decretato i suoi vincitori. La notizia di rilievo è che ben 10 su 45 sono gli italiani arrivati sul podio nelle varie categorie: due primi premi,  tre secondi e cinque terzi. Un medagliere "olimpico" di tutto rispetto; da far invidia a nazioni  molto più potenti della nostra nel settore dell'informazione mediatica. Togliendosi un momento dal cono di luce abbagliante del WPP viene però da chiedersi a cosa si debba questo miracolo fotografico italiano, a fronte di un'editoria nostrana in coma profondo? Penso lo si debba innanzitutto a uomini, per ora le nostre connazionali latitano nei premi di questo contest pur invece primeggiando nello sport. Uomini giovani che non si rassegnano al Paese in cui gli è capitato di nascere e che, nonostante la deprimente situazione interna, escono dai confini e portano il loro talento a contatto con il mondo. Se c'è una cosa che connota il fotografico rispetto ad altre esperienze delle arti visive...

Riportare per chi?

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Grazie all'amico Sandro Iovine ho avuto occasione di partecipare all'apertura della mostra personale del fotogiornalista professionista Ugo Lucio Borga alla galleria di Paola Meliga in via Maria Vittoria 46/c a Torino. Borga presenta il progetto " In the name of God " sulla guerra civile, per molti aspetti ormai endemica, che si svolge nella Repubblica Centrafricana , uno dei paesi più poveri della Terra. Per la realizzazione del suo lavoro l'autore ha trovato la collaborazione dell’ Onlus Amici del Centrafrica , organizzazione operativa nel paese, e dell’ Associazione Six Degrees di Torino. Scopo della mostra oltre al voler documentare l'ennesima tragedia umanitaria di cui poco o nulla si viene a sapere dai media mainstream è anche quello di raccogliere fondi attraverso le donazioni. L'approccio di Borga al tema è basato sulle migliori tradizioni del fotogiornalismo internazionale, sia sotto il profilo espressivo sia per quanto riguarda l'...

Non c'è mai tempo.

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©2011 Fulvio Bortolozzo. Insomma, l'ennesima querelle sul fotografico è in circolazione un po' ovunque. Stavolta si tratterebbe di una persona partecipante ad una manifestazione di piazza a Roma, giovane e donna, che per qualche motivo finisce stesa a terra, e, mentre un altro manifestante steso accanto a lei tenta di proteggerla, viene scambiata per uno zainetto da un agente in servizio di ordine pubblico. Siccome chiunque di noi quando vede uno zainetto per terra non può resistere alla tentazione, l'agente vi sale sopra con una gamba su cui appoggia per qualche momento il peso del suo di corpo. Non so se i fatti si siano svolti così. Non c'ero. Non ho visto e sentito direttamente. Sono uno dei milioni di ciechi e sordi che provano a vincere il loro isolamento in vite private e separate le une dalle altre per mezzo di ciò che i cosiddetti "mezzi di comunicazione di massa" fanno arrivare a tutti noi. A complicare questa come le altre v...

Il fotogiornalismo dalla pittura alla pubblicità.

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Nella scelta degli autori premiati quest'anno dalla giuria del World Press Photo si  notano alcune importanti novità che penso potranno avere un'influenza notevole sul relativamente piccolo mondo degli addetti ai lavori. A cominciare dalla fotografia classificatasi prima assoluta e realizzata da John Stanmeyer . Si tratta sempre di un'icona, una vera e propria "cover" del WPP 2014, ma non più, come nelle ultime edizioni, ottenuta sulla falsariga della tragedia trasformata in pittura antica o cattiva pittura digitale. Stavolta il mondo di riferimento sembra essere quello della comunicazione pubblicitaria o publiredazionale . E non è l'unico caso tra le foto vincitrici. C'è qualcosa nel meccanismo di selezione, ben descritto da Alessia Glaviano in una sua testimonianza diretta come giurata e  pubblicata su Photo Vogue , che forse spinge in questa direzione. Alessia Glaviano scrive: " Il primo round prevede la proiezione delle circa 20.000 immagini...

Il fotogiornalismo alla fine del mito.

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 Ho visto al cinema " I sogni segreti di Walter Mitty ". Una sceneggiatura tratta da un romanzo del 1939, già portata al cinema nel 1947 ed ora riadattata all'evento della definitiva chiusura dell'edizione cartacea della rivista LIFE e della sua trasformazione in testata web , fatto storico avvenuto nel 2007. Dico subito che mi sono molto divertito e, lo ammetto, alla fine perfino un po' commosso. Lo so, lo so, non era forse il caso di arrivare a commuoversi, però per non divertirsi, almeno in certi passaggi, bisognava davvero essere fatti di pietra. Il film non è sincero, vende mitologia sottobanco di seconda mano sul fotogiornalismo, ma quel Ben Stiller , regista e protagonista, ci ha messo del suo con onestà e pure con della partecipazione personale secondo me. Quel tanto che è comunque bastato a trasformare un pasticcio altrimenti indigeribile in qualcosa di, oserei dire, persino delicato a tratti. La storia di questa produzione cinematografica è tortuosi...

Scrivere con la luce.

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Appunti per gli occhi (2009-2011). Stamattina la rete mi ha nuovamente manifestato la sua forza di interconnessione mentale. Due interlocutori abituali hanno orientato i miei pensieri in una direzione imprevista. Il primo, Nello Rossi, assiduo e prezioso frequentatore del gruppo di Facebook We Do the Rest , nel ripubblicare un suo testo del 29 aprile scorso, intititolato Spettri peripatetici e scheletri nell'armadio , scrive: " Ando Gilardi ci ha insegnato che il "vero" illustratore, cioè il sapiente utilizzatore di immagini, parte da queste per poi scrivere: l'esatto percorso inverso di solito seguito da chi confeziona libri giornali periodici e documentari. Quasi sempre, inoltre, le attività di scrittore e illustratore non sono svolte dalla stessa persona. " Incontrando queste parole ho sentito qualcosa agitarsi in me ed ho subito così commentato: " Il fotografo dovrebbe scrivere con la luce. Invece mette solo in fila delle icone prodotte da ...

Il fotogiornalista: tra Hansen, Pellegrin e Voisin.

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©Olivier Voisin Oggi si mescolano nella mia mente tre figure tra loro differenti, ma tenute insieme da un filo che mi pare di intravedere. Penso a dei fotografi che usano per professione la fotocamera per informarci sui fatti che avvengono nel nostro mondo, giorno dopo giorno. Il primo, Paul Hansen , svedese, ha vinto quest'anno il prestigioso World Press Photo . La sua fotografia ha fatto il giro del web, ne ho già scritto anche in questo blog e non sto quindi a ripubblicarla. Il secondo, Paolo Pellegrin , italiano, acclamato fotografo della Magnum, è incespicato in una sgradevole polemica avviata dal blog BagNews Notes per una sua fotografia tratta dal lavoro "The Crescent", più volte menzionato e premiato. Il terzo, Olivier Voisin , francese di origine coreana, è deceduto ieri in un ospedale di Istanbul per le ferite riportate in Siria giovedì scorso. Quest'ultimo fotografo, Voisin, è stato all'origine di quel filo, anzi lo è stata la notizia dell...

Tot capita, tot sententiae.

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Ogni volta che mi capita di sentire qualcuno giustificare le proprie scelte per il semplice motivo della sincerità, magari tacciando altri di ipocrisia, mi convinco sempre più della opportunità di una precisazione. Infatti sincerità non è sinonimo di verità. Ritengo pertanto necessario giungere alla puntualizzazione dei due termini per non continuare a cadere nell’equivoco della loro giustapposizione. La sincerità è una dote apprezzabile e rende un ottimo servizio alla verità, ma non è garanzia assoluta di verità. Difatti si può essere sinceri e, nel contempo, non veri. E mi spiego. Ad esempio, avendo ricevuto una informazione errata, pur essendo un "campione" di sincerità, la notizia che sono in grado di comunicare non è affatto vera. Credo sia evidente a tutti che, almeno in questo e in casi simili, la sincerità è tutt’altro che la verità, anche se è salva la mia buona fede. È chiaro allora che se la sincerità dipende dalla volontà dell’individuo ( l’uomo si...

Il fotogiornalismo drogato.

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Anche quest'anno il contest della fondazione World Press Photo di Amsterdam riesce nell'intento, sempre più evidente, di alimentare lo scandalo nel mondo del fotogiornalismo per raggiungere una visibilità mediatica che altrimenti non avrebbe. La fotografia vincitrice è l'ennesima icona rimasticata da una storia dell'arte imparata sul Bignami . Lo scorso anno era toccato all'iconografia della Pietà cattolica, stavolta siamo dalle parti del caravaggismo. Scorrendo poi le immagini vincitrici dei restanti premi si può apprezzare una sovrabbondanza di splatter in gran parte concentrato sulle vicende siriane e del mondo islamico, in genere rafforzato invariabilmente con un uso spinto di tutta l'effettistica più alla moda nel fotoritocco attuale. Fa, in questo senso, riflettere che la prima frase nell' about the Foundation sul sito WPP sia: World Press Photo is committed to supporting and advancing high standards in photojournalism and documentary photo...

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