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Visualizzazione dei post con l'etichetta immagine analitica

Un nuovo pensiero sulle cose.

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Si sente dire a volte ad un matematico che una certa formula è bella. Ha una sua estetica elegante, semplice, che la rende particolarmente piacevole per la mente che la incontra. Succede in diversi ambiti. Soluzioni così ben riuscite da sembrare delle vere e proprie "opere d'arte". Anche in fotografia può capitare. Fotografie che diventano "iconiche" talmente sono perfette, anche se prese magari per caso o per sbaglio. Possiedono un fascino in più che cattura, seduce, le rende difficili da dimenticare. Icona, così intesa, e fotografia non sono però sinonimi, anche se oggi la fotografia vincente sulla rete  e nei media è proprio l'icona. Una fotografia nella stragrande maggioranza dei casi è solo una traccia visibile dell'azione della luce passata per un congegno a base ottica e resa durevole per via chimica o elettronica. In questa semplice caratteristica risiede un'altra possibilità estetica, quella analitica. Un'immagine cioè che conti...

È troppo vera per essere Giulietta.

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C'è una terrificante verità nella fotografia. Il pittore ordinario si impossessa di una modella piacente, la dipinge così come può, la chiama Giulietta, mette un bel versetto di Shakespeare sotto il suo quadro e l'opera sarà ammirata oltre misura. Il fotografo trova la stessa bella ragazza, la veste come vuole, la fotografa e la chiama Giulietta, ma in qualche modo la cosa non funziona - è ancora la signorina Wilkins, la sua modella. È troppo vera per essere Giulietta. George Bernard Shaw Wilson's Photographic Magazine, LVI, 1909.

Far ripensare il visibile.

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Nell'osservazione il lavoro più delicato è togliere. Si deve ripulire il campo dagli elementi che lo confondono per poter concentrare l'attenzione sul soggetto. Questo risulta più semplice se si ha già identificato un soggetto, ma un'osservazione analitica interroga le cose proprio alla ricerca di connessioni non immediatamente evidenti e per questo motivo difficili da riconoscere come soggetto. Lo stesso metodo di approccio all'osservazione viene sovente messo in discussione nel tentativo di precisarne l'azione. Se poi a tutto questo aggiungiamo la fase di traduzione in immagine, per mezzo di congegni ottici come le fotocamere, ecco che la complessità raggiunge livelli davvero difficili da gestire. Ciascuno osservatore negli anni mette in atto strategie diverse e ne studia l'efficacia. Il riscontro finale sta però nelle fotografie. Se il visivo, a parere dell'osservatore, contiene elementi coerenti con l'analisi svolta sul campo allora un primo ri...

L'equivoco del soggetto.

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©2008 Fulvio Bortolozzo, dalla serie "Un habitat italiano". Lo so, capita anche a me. Quando mi trovo a passare vicino ad un serbatoio d'acqua fatto a torre, con la sua bella testona grande e le gambette sottili, nella mente mi si illumina un nome: "Becher". Se cammino su una spiaggia d'inverno e guardo alle sue strutture balneari in disuso il nome diventa "Ghirri". Potrei andare avanti, ma ci siamo capiti. Curiosamente nel fotografico avviene una sorta di "privativa d'autore" sui soggetti stessi. Non mi appare necessariamente in testa Vang Gogh quando sono in una sala da biliardo o Fontana (Lucio) tutte le volte che taglio qualcosa. C'è un equivoco, uno scambio di attenzione, e quindi di identità, tra il visivo fotografico e il soggetto che viene ripreso. Come se le cose nascessero solo quando vengono fotografate e la paternità di questa nascita fosse di chi per primo le ha prese con la fotocamera e ridotte ad immagini di ...

Fino alla prossima fotografia.

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©2014 Fulvio Bortolozzo. La questione fondamentale, quella dalla quale tutto deriva è quella del tempo. Al di là di funzioni e finalità. Oltre ogni aspetto professionale o d'amore, perché nel fotografico si lavora e si ama, così almeno si usa pensare. Superando tutte le parole che si affacciano alla mente, per quanto acuminate o confuse, resta una questione di tempo. Quale tempo? Il mio. Un tempo dato, forse persino predeterminato. Il mio perché riguarda me, ma è anche il tuo, che stai ora impiegando per leggermi. Se questa misura del tempo umano è finita, com'è nei fatti biologici per quanto le religioni si sforzino da sempre di inventare prolungamenti di varia natura, allora ecco che diventa uno dei temi di riflessione più interessanti. L'approccio fotografico alla questione del tempo è terribilmente semplice: lo sposta. Nel prendere una fotografia si spende del tempo esistenziale finito, il proprio. Anche solo per una frazione di secondo, che poi è sempre molto...

Non c'è mai tempo.

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©2011 Fulvio Bortolozzo. Insomma, l'ennesima querelle sul fotografico è in circolazione un po' ovunque. Stavolta si tratterebbe di una persona partecipante ad una manifestazione di piazza a Roma, giovane e donna, che per qualche motivo finisce stesa a terra, e, mentre un altro manifestante steso accanto a lei tenta di proteggerla, viene scambiata per uno zainetto da un agente in servizio di ordine pubblico. Siccome chiunque di noi quando vede uno zainetto per terra non può resistere alla tentazione, l'agente vi sale sopra con una gamba su cui appoggia per qualche momento il peso del suo di corpo. Non so se i fatti si siano svolti così. Non c'ero. Non ho visto e sentito direttamente. Sono uno dei milioni di ciechi e sordi che provano a vincere il loro isolamento in vite private e separate le une dalle altre per mezzo di ciò che i cosiddetti "mezzi di comunicazione di massa" fanno arrivare a tutti noi. A complicare questa come le altre v...

E quella cerco.

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©2014 Fulvio Bortolozzo. C'è una storia tutta da scrivere, o forse qualcuno l'ha già scritta, non so: quella della trasformazione dell'immagine da manufatto a prodotto industriale. Alla base di questa trasformazione c'è la moltiplicazione esponenziale dell'umanità sul limitato spazio planetario e il notevole allungamento medio della vita dei singoli umani coinvolti organicamente nell'industrializzazione. L'invenzione sociologica più brillante della civiltà industriale è stata appunto questa: la middle class , ovvero una borghesia funzionale all'industrializzazione, e alla moltiplicazione modulare degli stili di vita e dei consumi (forzatamente industriali) connessi, che arrivava a coinvolgere gli strati più alti della classe operaia. Oggi questo modello di società sta soffocando nelle sue contraddizioni, ma continua implacabilmente ad essere condotto dai poteri decisionali nella direzione iniziale: lo sviluppo senza fine. Vedremo quindi cosa succed...

Un po' d'aria per favore. Clic.

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Dice: " In ogni fotografia c'è un racconto ". Ah, bè. Ma come si legge? Inizio a leggere dall'alto a sinistra o da dove? Ah, sì la Regola dei Terzi, la Gestalt, la sezione Aurea, la Semiologia in tre lezioni semplici semplici ecc. ecc. Già, "leggere" si intende in senso lato... Bene e cosa c'è scritto di grazia? Ma tutto quello che vuole il lettore perbacco! Non siete mai andati a farvi "leggere le carte" ai banchetti dei Festival? Vai da Tizio e ti dice che problemi psichici hai, vai da Caio e scova una tua poetica tardoromantica che non sospettavi di avere, vai da Sempronio e proprio manco riesce a guardarle le tue stampe fotografiche tanto gli fanno orrore. Ohibò, se una fotografia contiene un racconto dev'essere ben arzigogolato. Ma no, è che non sei abbastanza bravo a "scrivere", si leggono troppe robe che hai lasciato lì senza accorgertene e che non c'entrano nulla con quello che "volevi dire". Ma volevi dire ...

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