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Visualizzazione dei post con l'etichetta Marc Augé

Le fotografie sarebbero mute

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©2009 Fulvio Bortolozzo - dalla serie Appunti per gli occhi . (...) ne approfitto per visitare alcune mostre, in particolare quella su una serie di fotografie apparse sulla stampa mondiale nel corso del 2007. Molte di queste fotografie sono belle, alcune commoventi; ma se ci dicono tutte qualcosa non è forse perché abbiamo già sentito parlare di ciò che ci fanno vedere? Cosa ci mostrano in realtà? Un soldato americano stremato che si asciuga la fronte in Afghanistan, un combattente del PKK che avanza con circospezione nella foresta a nord dell'Iraq, una folla rabbiosa in Kenya, Putin, all'epoca presidente della Russia, con la sua maschera impassibile e il suo sguardo freddo... Non ci insegnano niente: illustrano, ma solo ciò che sappiamo già, ribadiscono. La didascalia che compare sotto ognuna di loro ci comunica un'informazione che abbiamo già in mente e, se non ci fosse, le fotografie sarebbero mute. Marc Augè da Carnet de route e de déroutes (Per strada e fu...

La città esiste

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Milano. © 2009 Fulvio Bortolozzo.  La città esiste in virtù dell'immaginario che suscita e che vi fa ritorno, che essa alimenta e di cui si nutre, cui dà vita e che la fa rinascere ad ogni istante. E, se l'evoluzione di questo immaginario ci interessa, è perché essa riguarda al tempo stesso la città – le sue costanti e i suoi cambiamenti – e il nostro rapporto con l'immagine che cambia anch'esso come cambiano le città e più in generale la società. Porsi il problema della città immaginaria vuol dire dunque in fin dei conti, porsi la doppia questione dell'esistenza della città e dell'esistenza dell'immaginario nel momento in cui il tessuto urbano si estende, in cui l'organizzazione dello spazio sociale si modifica, e in cui le immagini, le stesse immagini, si diffondono su tutta la Terra. (Marc Augé, Disneyland e altri non luoghi) .

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