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Visualizzazione dei post con l'etichetta Storia dell'Arte

Chiara Bertola alla GAM di Torino.

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Presentazione alla Stampa di Chiara Bertola , nuova direttrice della GAM di Torino. Dalle sue prime parole, ne ricavo che alla GAM sta per avviarsi ad una vera e propria rivoluzione culturale, sia nei contenuti, sia nel contenitore. Il programma mi sembra molto impegnativo e immagino anche notevolmente costoso. In particolare mi pare di capire che Chiara Bertola proponga una nuova sistemazione della collezione storica riorganizzandola con interventi e metodi dell'arte contemporanea. Negli ultimi anni questa istituzione pubblica ha dovuto però sopravvivere a se stessa facendo i conti con una crescente carenza di fondi e di conseguenza con la riduzione estrema della progettualità, rimanendo comunque sempre dignitosa e professionale. Sono per questo perplesso da quanto prospettato dalla nuova direttrice, considerando anche che per l'arte contemporanea a Torino esistono già grandi spazi molto più adatti come, per esempio, la  Fondazione Sandretto Re Rebaudengo , la  Fondazion...

Il Passepartout di Philippe.

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Ci sono figure mediatiche che vivono con noi per un certo tempo, fino a divenire in qualche misura familiari. La RAI ne ha prodotte diverse fin dalle sue origini e ad esse, almeno ad alcune, mi sono negli anni affezionato anch'io. Non nascondo, ma nemmeno mi vanto, di appartenere ad una generazione che si è formata attraverso le trasmissioni della televisione di Stato almeno in misura corrispondente a quanto andava imparando sui banchi di scuola, in certi casi persino di più. Così, anche se ormai adulto, e vaccinatissimo contro le derive mitologizzanti dei mass media, guardavo con piacere sempre rinnovato la serie di programmi di RAI 3 intitolata " Passepartout " la cui anima era un personaggio alquanto sui generis come Philippe Daverio . Oggi ho appena saputo che l'uomo è infine andato a coltivare le sue passioni lontano dagli umani a causa di uno dei soliti ancora troppo implacabili tumori. Devo ammettere che sto provando del dispiacere. Per carità, sono cose che ca...

Il tempo delle mele.

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Nella confusione provocata dalla suddivisione della pratica fotografica in documentaria (oggi anche post-documentaria) e artistica , si perde di vista un aspetto fondamentale: il tempo. Se consideriamo una fotografia come un'immagine fatta di tempo si aprono modi più coerenti di prenderla e comprenderla. Usare il tempo per fare immagini è qualcosa che prima dell'invenzione della fotografia significava solo dedicare parte della propria esistenza a realizzare manualmente oggetti che fossero sintesi visibili di qualche pensiero o sensazione. Con l'avvento della macchina a base ottica, per la prima volta gli umani possono introdurre un congegno direttamente nel flusso della loro esistenza e dal suo principio di funzionamento trarne delle immagini. Questo è uno straordinario cambiamento teorico e pratico che sposta la produzione visiva dalla sintesi tradizionale alla nuova possibilità analitica . Il problema è che la novità dovrebbe costringere a trovare nuovi parametri ...

La loro semplice esistenza ci appaga.

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Piero della Francesca,  L'Incontro tra Salomone e la Regina di Saba (1452ca, dett.) (...) dopo sessant’anni di intima dimestichezza con opere d’arte d’ogni specie, d’ogni clima e d’ogni tempo, sono tentato di concludere che a lungo andare le creazioni più soddisfacenti sono quelle che, come in Piero e in Cézanne, rimangono ineloquenti, mute, senza urgenza di comunicare alcunché, senza preoccupazione di stimolarci col loro gesto, il loro aspetto. Se qualcosa esprimono, è carattere, essenza, piuttosto che sentimenti o intenzioni di un dato momento. Ci manifestano energia in potenza piuttosto che attività. La loro semplice esistenza ci appaga. Bernard Berenson, " Piero della Francesca o dell'arte non eloquente ".

E quella cerco.

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©2014 Fulvio Bortolozzo. C'è una storia tutta da scrivere, o forse qualcuno l'ha già scritta, non so: quella della trasformazione dell'immagine da manufatto a prodotto industriale. Alla base di questa trasformazione c'è la moltiplicazione esponenziale dell'umanità sul limitato spazio planetario e il notevole allungamento medio della vita dei singoli umani coinvolti organicamente nell'industrializzazione. L'invenzione sociologica più brillante della civiltà industriale è stata appunto questa: la middle class , ovvero una borghesia funzionale all'industrializzazione, e alla moltiplicazione modulare degli stili di vita e dei consumi (forzatamente industriali) connessi, che arrivava a coinvolgere gli strati più alti della classe operaia. Oggi questo modello di società sta soffocando nelle sue contraddizioni, ma continua implacabilmente ad essere condotto dai poteri decisionali nella direzione iniziale: lo sviluppo senza fine. Vedremo quindi cosa succed...

H prigioniero di CB

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Di recente ho ritrovato un vecchio amico: Henri. Ci eravamo incontrati di sfuggita una sola volta a Parigi, grazie ad un altro mio carissimo amico, nella sua Fondazione a Montparnasse. Lui già molto anziano io ancora troppo giovane, di spirito più che d'età. Non ne seppi approfittare, come in tante altre occasioni. Un modo come un altro per collezionare occasioni perdute. Devo dire che purtroppo all'epoca un poco diffidavo di lui. Tutte quelle sentenze a sua firma che si trovavano ovunque mi irritavano: momenti decisivi, allineamenti ocularmentalcardiaci , ecc. In realtà la sua sarebbe la storia di una mente libera che si è andata riempiendo in gioventù di grandi suggestioni d'arte. Dalle frequentazioni surrealiste ai ripassi storici nelle sale del Louvre. L'incontro fortuito con una macchina fotografica esposta in una vetrina della Canèbiere trasformò Henri in un portatore sano del virus surreale contenuto nello spazio ottico. Dicevo sarebbe perché le mostre che con...

Io sono Colui che è

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"GIULIO", Lambda Print su Leger, 95x76cm – © Fulvio Bortolozzo 2008 . Possiamo (...) affermare che nei suoi momenti quasi universalmente reputati supremi, essa [l'arte del passato] è sempre stata ineloquente come in Piero della Francesca , sempre, come lui, muta e gloriosa. Sono tentato di dir di più, di suggerire che forse, nel regno visivo, l'arte vera – in quanto distinta da non importa quali valori informativi o semplici novità o stravaganze o giochi – sempre tende a comunicare la pura esistenza delle figure ch'essa presenta. L'arte vera non ha mai, né mai dovrebbe, rappresentato, ma presentato . L'arte è basata sulla realtà, ma vive indipendentemente da essa, senza guardare al trampolino dal quale si lancia nell'oceano dell'Essere. L'arte vera è Essere; e con Jehova dell'Antico Testamento dovrebbe rispondere, se richiesta cos'è: «Io sono Colui che è». (Bernard Berenson, Piero della Francesca o dell'arte non eloquente ) .

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