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DDL Zan, l'articolo 4.

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Sull'onda della vicenda Fedez / RAI , mi son preso la briga di scaricarmi il PDF del Disegno di Legge numero 2005, noto come "Zan" nella versione approvata dalla Camera dei Deputati il 4 novembre 2020. Per quello che posso capirne io, uomo della strada, mi pare uno strumento legislativo che si limita ad integrare le leggi già esistenti con l'aggiunta dell'aggravante dell'ostilità verso gli orientamenti sessuali tra i motivi che portano ad atti di violenza. A questo fine, si introducono anche iniziative educative scolastiche obbligatorie ed una giornata, il 17 maggio, dedicata a questa tematica. Fin qui, tutto bene, almeno per me. Siamo un Paese che sconta ritardi impressionanti nella difesa dei Diritti Civili rispetto ad altri Paesi europei. Ritardi che devono necessariamente essere colmati nel più breve tempo possibile. Ben venga quindi una legislazione in tal senso. Ho però un dubbio sull'articolo 4, in particolare su come è scritto e su come possa veni

Stanche ceneri.

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Duecento anni fa Napoleone moriva nell'Isola di Sant'Elena. Sembra che ne siano passati mille in realtà, anche se pur provando a resistere alla tentazione non è davvero possibile lasciar passare questa ricorrenza nel silenzio quando fin dall'infanzia ci è stato detto a scuola che questo è stato uno dei Grandi Uomini che hanno fatto la Storia, come Giulio Cesare, Alessandro Magno e pochissimi altri. Dopo due secoli trascorsi pericolosamente, forse si può comprendere con migliore evidenza che sì, Napoleone Bonaparte ha condotto alla morte ed alla gloria tanti suoi connazionali sui campi di battaglia di mezza Europa, ma che no, non è stato un grande uomo. Un grande, anzi grandissimo comandante in battaglia. Un geniale artista della guerra. Un artista che realizzava le sue opere con il sangue dei soldati morti e straziati, suoi e dei suoi nemici, con risultati ineguagliabili, almeno fino a che gli eserciti non diventarono troppo grandi, i suoi migliori assistenti non furono mor

Il tempo, la morte e il diavolo.

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La condizione umana è temporanea e non prevede alcuna possibilità di essere interrotta se non con la morte. Questa probabilmente è l'origine da cui discendono tutte le altre questioni. Per ciò stesso la gestione del tempo è fondamentale. Solo in essa si può cercare un equilibrio esistenziale accettabile. Ogni essere umano sceglie o subisce il tempo a seconda di quanta libertà di disporne abbia o riesca a conquistare. Chi fotografa consapevolmente ha maggiore confidenza con il tempo perché mette in atto una procedura ottica automatica che proprio quel tempo sembra bloccare. Sulla mia scrivania c'è una foto di mio padre. Un giovanotto ripreso in studio da un fotografo professionista. Mi pare un ventenne. Molto probabilmente è stata presa prima che io nascessi e lui non è più al mondo ormai da anni. Cosa ho quindi sulla scrivania? L'immagine di uno sconosciuto che sarebbe poi stato mio padre, quello che da quando fui partorito da mia madre avrebbe fatto parte della mia vita fi

Qualità, non quantità.

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Le immagini agiscono ad un livello più profondo di quello della mente razionale, un livello preverbale. Influenzano sul lungo periodo i comportamenti e le emozioni degli umani. Probabilmente senza le immagini la nostra specie non potrebbe sopravvivere perché esse sono il tramite fondamentale tra l'esperienza e la sua introiezione. Un mondo senza "immagini del mondo" è semplicemente incomprensibile, incontenibile nella mente umana e quindi invivibile oltre lo stadio puramente animale. Suscitare immagini non necessariamente significa produrre icone bidimensionali. Le immagini non risiedono in altro luogo che nella mente umana. Gesti, azioni, parole, suoni, ogni mezzo espressivo può lasciar sedimentare immagini nella mente. La differenza sostanziale è tra una mente ricettiva e disponibile a partecipare a questa sedimentazione ed una indifferente, pronta solo a ricevere immagini già precostituite da altre menti ed a farle proprie in modo trasparente, senza aggiungervi alcunch

Il primo senza di te.

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Di recente è scomparso un partigiano a me caro di cui già ho scritto sul blog e non mi ripeto. Troppo facile farsi prendere la mano dalla constatazione che questo 25 aprile è il primo senza di lui. Adesso tocca a chi resta. Chi non ha vissuto quegli anni, ma ha vissuto con le persone di quegli anni. Poi toccherà a chi vive adesso con noi. C'è una responsabilità da portare avanti. Appena si interromperà questo filo intergenerazionale, oltre alle persone morirà l'idea da cui nacque la Repubblica Italiana e la sua Costituzione, quest'ultima per la verità già un po' troppo acciaccata dalle maldestre riforme alla sua seconda parte. Purtroppo sta già capitando, non perché non si sappia più nulla dei fatti storici, ma perché l'amore per la libertà politica sta degenerando in volontà di sopraffazione dell'avversario ad ogni costo. L'amore si fonda sul rispetto reciproco e se questo viene a mancare resta della violenza, fatta o subita, del caos istituzionale, del fam

L'opera da tre soldi, anzi di più.

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La situazione è grave, ma non è seria. Ci sono in ballo tanti miliardi da gestire (leggi intascare) e per farlo serve, come al solito "una manciata di morti", stavolta da mettere sul tavolo dell'abbuffata. A fine mese l'amo sarà lanciato a Bruxelles e grazie all'esca Draghi i soldi arriveranno senza problemi. Si dovrà solo capire quanto grandi riusciranno ad essere le tasche e chi se le riempirà di più. Per distrarre dal furto con destrezza la strategia migliore è di garantire un po' di bottino a quanti più complici possibile. Chiudere un occhio, o meglio tutti e due, e il gioco sarà fatto. Allora a ciascuno la sua fetta, nel suo piccolo, e tutti insieme a brindare alla fine. Chi ci rimette in fondo? Quelli che non ce la faranno nemmeno a raccogliere le briciole cadute dal tavolo durante la ressa bulimica. Sono tanti sì, ma contano meno di niente. E i morti? In prevalenza vecchi con poca vita davanti comunque. Siamo forse il Paese con più longevi, ma anche con

Il rischio ragionato.

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Un rischio ragionato non vuol dire che sia probabile correrlo con successo. Significa solo che si è consapevoli di correrlo e che non se ne può fare a meno. Fin dall'inizio della pandemia un rischio mai esistito prima è apparso nel mondo intero. Il nuovo mondo virale nel quale abbiamo appena iniziato a vivere è meno ospitale del precedente e pone ad ogni essere umano un livello di rischio prima sconosciuto. Non si tratta di accettarlo o meno, perché non è evitabile all'infinito. Si può sperare di appartenere alla selezione della specie che lo potrà superare senza conseguenze o quasi. Oppure si può rientrare tra quel gruppo di umani che potranno proteggersi in qualche modo, per esempio con dei vaccini abbastanza efficaci. In ogni caso qualcuno morirà sempre, non si può evitare. Resta da stabilire quindi qual è il numero e il tipo di umani la cui morte risulti sopportabile per il sistema sociale senza che si disintegri, ma possa continuare invece più o meno stabilmente ad esister