Post

Identificazione di un paesaggio (seminario).

Immagine
IDENTIFICAZIONE DI UN PAESAGGIO Venezia - Marghera, fotografia e trasformazioni nella città contemporanea (9 settembre - 29 ottobre 2000) Fotografi: Lewis Baltz, John Davies, Jean-Louis Garnell, Frank Gohlke, John Gossage, Anthony Hernandez, Axel Hütte, Geoffrey James, Richard Pare, Toshio Shibata, Stephen Shore. Seminario di Fulvio Bortolozzo. Sabato, 13 marzo 2021. Skype | ore 10-13. Analisi del catalogo della mostra organizzata dal Comune di Venezia nel clima dell'epoca, che vedeva nella fotografia un utile strumento di indagine sulle aree urbanistiche quando fosse messa in atto da professionisti competenti e dotati di una loro specifica visione autoriale. In questo caso, la selezione internazionale degli autori entra in un interessante rapporto dialettico con quanto stava ancora accadendo nell'ambiente della fotografia di paesaggio italiana successiva alla svolta ghirriana, e non solo, degli anni Ottanta.  Info e iscrizioni: borful@gmail.com Nota Bene. 1) Seminario con sele

Uomini che aggrediscono le donne.

Immagine
Tempi oscuri. L'elemento maschile dell'umanità, almeno per quel che è dato osservare dai media italici, pare afflitto da un virus misogino, e persino mortifero, sempre più virulento. Certamente la maggioranza della popolazione maschile vive rapporti magari non idilliaci, ma pur sempre nell'ambito dell'indispensabile rispetto reciproco, con l'altra metà del cielo, tuttavia i segnali di una degenerazione montante si fanno ogni giorno più forti. Come giovane uomo che partecipò in qualche misura al movimento, culturale prima che politico, del famoso '77, mi ritrovo sempre più spaesato. Le mie compagne di allora furono sempre figure con le quali potevo scambiare alla pari quello che vivevamo, ciascuno nelle problematiche sue, ma aperti almeno a riconoscere quelle dell'altro. Qualcosa però dev'essersi rotto strada facendo. La rivoluzione culturale successiva al "Riflusso", quel lutto iniziato nei primi anni Ottanta e mai più finito, è stata dettata d

Empatia portami via.

Immagine
Spesso i turisti stranieri raccontano di italiani simpatici che sanno viversi bene la vita. Buona cucina, tanto sole e ammore, il dolce far niente, insomma il paradiso in terra. Non vedono, non possono vedere, che la simpatia italica è del tutto concentrata sul proprio tornaconto personale, al massimo familiare. Il simpatico funziona. Poi se è anche un po' furbetto, ancora di più. Diventa irresistibile. Tutto bene quindi. Sì, fino a quando ognuno riesce a fare il suo gioco, non importa se grande o piccolo. Quando le cose girano ce n'è per tutti. Tutto si complica quando iniziano i problemi. Ecco che la spontanea simpatia nazionale, tanto ammirata da chi ci fa visita con dei soldi da spendere, mostra i suoi limiti. Si scopre facilmente ad ogni istante che il simpatico italiano è concentratissimo sui fatti propri e solo per essi si muove cercando con ogni mezzo di arrivare dove vuole. Scansati prossimo mio che non ti conosco e di te non me ne frega esattamente niente. Chi ha fatt

Pensierini di un umano in divenire.

Immagine
Avverto la sensazione che tempi nuovi si stiano affacciando nella storia degli umani. I segni sono diversi tra di loro e senza alcun collegamento evidente. Tuttavia nell'insieme penso che inizi ad imporsi una cultura plurale che porta la voce degli esclusi con sempre maggiore forza all'interno della tradizione occidentale con effetti sia dirompenti, sia anche solo insensibilmente corrosivi. Non mi appare come un movimento politico, almeno non per il momento, ma piuttosto come l'insorgere di sempre maggiori focolai, sì perché l'andamento paradossalmente mi ricorda quello virale. Mutamenti, varianti, via via più aggressive anche. Non vedo questo però come una storia di morte, come la fine del mondo, ma semmai come l'apertura di una nuova fase che come ogni novità contiene elementi di speranza, ma anche dei rischi. Io mi considero appartenente al vecchio mondo per anagrafe, ma aperto a quello che intravedo, per spirito. Vedremo se anch'io risorgerò in me stesso. Sa

Parole, parole, parole.

Immagine
Se c'è un effetto collaterale fotografico della pandemia, che mi tocca particolarmente, è lo tsunami di parole che sommergono le fotografie sulla rete. Prima dell'evento tragico in cui siamo ancora coinvolti, leggevo sovente le lamentele sull'eccessivo, strabordante, incalcolabile numero di fotografie che ogni giorno si condividevano sui social con tutte le nefaste conseguenze sulla qualità culturale e persino artistica che calavano a picco rispetto ai bei tempi andati quando dovevi implorare un editore, un gallerista, un critico, un Bertoncelli o un prete (cit.), perché si accorgessero di te e del tuo lavoro per darti modo di farlo conoscere ad altri che non fossero la tua mamma e i tuoi amici. Adesso, mentre miliardi di fotografie continuano a circolare si aggiungono però miliardi di miliardi di parole che si prendono la rivincita sulle immagini e si affollano le dirette, le conversazioni, le conferenze, le esercitazioni critiche ecc. ecc. Siamo caduti dalla padella vis

REST 24

Immagine
In questo numero (febbraio 2021) In this issue (February 2021) Ada ANSELMI Carlo CAVICCHIO Domenico FIORIELLO Massimiliano GLORI Eloj LUGNANI Benedetta MANZI Giovanni MINERVINI. REST  è una rivista  On Demand  di fotografie senza parole. I fotografi selezionati per REST realizzano serialità con immagini interessanti. REST  cambia la priorità. La percezione visiva è la prima forma di conoscenza: istintiva, pre-verbale. REST  pensa: se un'immagine non funziona, centinaia, migliaia o milioni di parole non potranno salvarla. REST  is  an  On Demand  photographic magazine without words . The photographers selected for  REST  carry out good projects with interesting pictures. REST  wants to change the priority. The visual perception is the first form of knowledge: instinctive, pre-verbal.  REST  thinks: if an image doesn't work, a hundred, a thousand, or a million words won't be enough to save it. REST, ©2015-2021 Fulvio Bortolozzo . All Rights Reserved

Una fotografia è una fotografia.

Immagine
Non penso che le fotografie siano l'equivalente tecnico delle immagini grafiche tradizionali. Mi pare un abbaglio concettuale da cui nascono a ripetizione, e da sempre, un'infinità di fraintendimenti. Se fino all'avvento della fotografia digitale l'equivoco era sostenuto dall'inevitabile natura oggettuale delle fotografie, costrette ad esistere per via chimica e quindi su superfici fisiche, oggi che la loro diffusione avviene quasi esclusivamente per via telematica possiamo finalmente apprezzarne la natura ubiquitaria e immateriale. Sono immagini senza precedenti nella storia umana che hanno finito per travolgere ogni tipo di immagine precedente assorbendola all'interno del proprio meccanismo di funzionamento. Per questo motivo trovo deleteri i tentativi di ridurre le fotografie ad imitazioni delle immagini tradizionali. La loro qualità non dipende dal valore oggettuale, così come non può dipendere dal renderle rare limitandone artificiosamente la diffusione e n