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Art Déco al Forte di Bard.

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Fino al 10 aprile prossimo è aperta al Forte di Bard una mostra di grande seduzione. Il titolo è Il Déco in Italia, l’eleganza della modernità . Duecentotrenta opere tra pittura, scultura, decorazioni murali, arti applicate, manifesti e illustrazioni. A rubare la scena è prevalentemente la scultura ed in particolare le ceramiche. Il curatore Francesco Parisi ha saputo esaltare lo splendore di un periodo dell'arte italiana in cui fiorivano opere decorative create da artisti eccellenti, eredi della grande tradizione dei secoli precedenti e allo stesso tempo innovatori visionari. Sono anni turbolenti in Italia, quelli in buona parte attraversati dal totalitarismo fascista, che per fortuna, anche della vita artistica del Dopoguerra, non impedì alle individualità più talentuose di crescere e fiorire. In gran parte le stesse a cui si dovrà anche la grande stagione degli anni Cinquanta e Sessanta. Il patto tacito, e diabolico, fu quello di non occuparsi direttamente di politica, senza che

Il secondo livello.

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  Giusto ieri sono stato alla Tomba Brion , un complesso funerario nel trevigiano progettato da Carlo Scarpa . Molto famoso almeno tra gli architetti e gli appassionati di fotografia d'architettura del Nord-est. Ci sono stato in compagnia di un amico fotografo che mi ha fatto vedere con i suoi occhi ogni cosa che avesse attirato la sua attenzione. Ne abbiamo parlato insieme mentre guardavamo. Ci siamo soffermati sugli incredibili dettagli pensati e fatti realizzare con amore artigiano d'altri tempi. Abbiamo percorso e ripercorso gli spazi, osservato la luce, dall'alba al sole alto. Abbiamo valutato i materiali e fatto considerazioni sulle sintesi tra la storia dell'arte occidentale e quella orientale che ad ogni passo ci balzavano agli occhi. Ne siamo usciti arricchiti entrambi. Lui contento di avermi introdotto ad un'esperienza di un luogo che non conoscevo ed io pieno di nuove considerazioni che alimentano le mie aspettative per quando, forse un giorno, ci tornerò

MYSELF

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2018, in corso.  (selezione) Da oltre quarant’anni pratico una fotografia di osservazione nei luoghi. Durante le camminate quotidiane capita incidentalmente che un’ombra o un riflesso della mia figura finiscano per entrare nella fotografia che sto prendendo. In genere considero questo un difetto e provvedo ad eliminarlo cambiando punto di vista, ma di recente tendo a considerarlo un qualcosa che rende più evidente nell’immagine la complessità concettuale della pratica fotografica, sempre nascosta nella separazione artificiosa tra il fotografante e il suo soggetto. In realtà, la camera ottica rende durevole secondo le sue leggi fisiche una misura del tempo e dello spazio che non fa pienamente parte dell’esperienza umana. Imprimere nell’immagine la presenza fuggevole del fotografo è un atto deliberato di rinuncia all’affermazione di qualcosa per porre invece in dubbio ogni cosa. Tutto avviene come flusso del tutto soggettivo di coscienza in una infinita volontà di impossibile autorappres

Le statuine del Maragliano.

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Nell'ottocentesco Palazzo dell'ex-Collegio , di fronte al Duomo di Porto Maurizio (Imperia), si conserva uno scenografico allestimento multimediale del prezioso presepe composto da 113 statuine (81 figure umane e 32 animali) realizzate, su commissione della locale famiglia Berio, dallo scultore genovese Anton Maria Maragliano (1664-1739) e dalla sua bottega nel periodo che va dalla metà degli anni Venti del Settecento fino a due anni dopo la sua morte. Le statuine furono accuratamente restaurate nel 2008 riportandole al loro splendore originario, in particolare per quando riguarda l'abbigliamento. Il palazzo, che ospita anche la pinacoteca civica, è purtroppo chiuso al pubblico, ma in occasione delle feste di fine d'anno viene tenuto aperto per consentire a tutti di ammirare il presepe. Qui di seguito qualche fotografia presa durante la mia recente visita.      ©2022 Fulvio Bortolozzo

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