Il mondo così com'è.

©2004 Paul Graham.

Nel libro Europe: America c'è un'intervista di Kevin Moore a Paul Graham nella quale il discorso verte ad un certo punto sul problema della definizione di fotografia documentaria per il tipo di fotografia praticato dall'autore.

Inizialmente Graham tenta di schivare la questione, che gli viene di certo posta di continuo, ma dopo un'ulteriore sollecitazione di Moore si rassegna e risponde così:

(...) con il termine fotografia documentaria ci si riferisce ad un genere particolare di lavori prodotti per le riviste illustrate durante il periodo 1930-60. Furono grandi lavori del loro tempo, ma è davvero meglio se usiamo il termine riferendoci a quello specifico periodo. È sicuramente sbagliato usare il termine fotografia documentaria riferendosi al lavoro di Diane Arbus, Garry Winogrand, William Eggleston, Stephen Shore o Robert Adams.

Non si può semplicemente etichettare come fotografia documentaria i lavori di fotografi che escono a fotografare il mondo così com’è. Voglio dire, se qualcuno cucinasse con ingredienti dal mondo esterno, del suo orto per esempio, parleremmo di cucina documentaria? Ovviamente no, sarebbe ridicolo. Questo legame con il mondo è il cuore stesso del medium fotografico, è dove nascono e sono usate in modo poderoso le sue qualità uniche, quindi, in modo chiaro e semplice, chiamiamola solamente fotografia.

Trovo particolarmente interessante l'accento che Graham pone sul rapporto privilegiato dell'atto fotografico con la realtà percepibile dagli umani durante la loro esistenza, ben sintetizzata nell'espressione "il mondo così com'è".

Forse proprio in questa relazione, fatta di tempo e vita, si possono trovare modi diversi, e migliori, di distinguere l'atto fotografico, nel suo insieme, da altre forme di espressione visiva.


(ringrazio l'amico Mattia Sangiorgi per la traduzione del testo inglese)