Uomini che aggrediscono le donne.


Tempi oscuri. L'elemento maschile dell'umanità, almeno per quel che è dato osservare dai media italici, pare afflitto da un virus misogino, e persino mortifero, sempre più virulento. Certamente la maggioranza della popolazione maschile vive rapporti magari non idilliaci, ma pur sempre nell'ambito dell'indispensabile rispetto reciproco, con l'altra metà del cielo, tuttavia i segnali di una degenerazione montante si fanno ogni giorno più forti.

Come giovane uomo che partecipò in qualche misura al movimento, culturale prima che politico, del famoso '77, mi ritrovo sempre più spaesato. Le mie compagne di allora furono sempre figure con le quali potevo scambiare alla pari quello che vivevamo, ciascuno nelle problematiche sue, ma aperti almeno a riconoscere quelle dell'altro. Qualcosa però dev'essersi rotto strada facendo. La rivoluzione culturale successiva al "Riflusso", quel lutto iniziato nei primi anni Ottanta e mai più finito, è stata dettata dalle televisioni commerciali che sostituirono le ideologie politiche, e le stesse istituzioni scolastiche, nella costruzione di ruoli fittizi e rigidi per uomini e donne che andavano crescendo. Da allora le generazioni si sono succedute, di male in peggio, ed oggi ci troviamo in una palude, persino emotiva, nella quale affonda ogni possibilità di rapporto nella divaricazione tra l'imprescindibile occupazione degli spazi sociali da parte delle donne a scapito dell'ormai indifendibile diritto maschile di primazia per la semplice appartenenza sessuale al genere che storicamente ha dominato incontrastato fin qui.

Io mi trovo nella posizione peggiore: maschio, bianco, europeo. Erede, anche se del tutto involontario, del peggio che chi mi ha preceduto è riuscito a combinare ovunque sul pianeta. Proprio per questo, trovo indispensabile chiamarmi fuori. Non saranno gli altri a cambiare le cose, ma dovranno proprio essere gli uomini come me a rinunciare al proprio nefasto passato e ad aprirsi sinceramente ad un presente e un futuro di umanità senza se e senza ma, tutti insieme senza diversità e generi di nessun tipo. La stessa parola "fratellanza" non è più adoperabile, non sono più questioni per maschi, fratelli, ma c'entrano anche le femmine soprattutto. Basta con le aggressioni, basta soprattutto con quelle che arrivano da uomini cosiddetti "colti", e magari pure "di sinistra". Liliana Segre, Giorgia Meloni ed ogni altra donna meritano sempre e comunque il rispetto degli uomini senza diversità di ideologia, fede o militanza. 

Uguaglianza è la parola del presente e del futuro, non di opportunità, ma proprio di diritto alla dignità e alla libertà di vivere se stessi, comunque la si pensi, senza impedirlo in nessun modo agli altri.