The Winner is... Quentin Tarantino!

L'avevo scritto sul mio profilo Facebook il 21 dicembre scorso: "Finalmente si scopre il grande vecchio dietro l'assassinio di Ankara: Quentin Tarantino...".

E così è stato. L'ha certificato la giuria, presidente escluso, del World Press Photo di quest'anno. Non ricordo e non ricorderò mai il nome del fotografo turco che casualmente ha prelevato l'icona. Così come non ricordo mai chi sia il fotografo che lavora per Shirin Neshat.

L'autore difatti non è quel fotografo, che si è limitato, si fa per dire, a fotografare un assassino armato di pistola a pochi metri da lui, con il colpo il canna e il cadavere della sua vittima steso a terra dietro di lui.  Non è stato l'unico a fotografare la scena. Un collega da un altro punto di vista più ampio lo inquadra persino mentre sta scattando la foto premiata.


C'è anche la ripresa video dell'evento. Non so se la videocamera abbia continuato a riprendere la scena in assenza dell'operatore o meno, ma era ad essa che si rivolgeva l'esagitato, non al fotografo. Una normale, e immagino noiosa, inaugurazione in una galleria d'arte dove si esponevano fotografie, forse banalotte, che celebravano le bellezze della Kamchatka (sì, quella di Risiko...), diventa all'improvviso la scena di un reality per volontà stessa dell'attore protagonista.

Uccidere un ambasciatore russo ad Ankara (che non è cool come Istanbul) magari sotto casa sua o in un mercato, per poi fuggire e salvarsi, sarebbe stato non male, ma vuoi mettere farlo invece in una galleria d'arte e a favore del media dei media: la televisione? Vuoi mettere farlo vestito da "security"? Con il dress code stabilito da Quentin Tarantino per tutte le security del mondo in film come Le Iene (Reservoir Dogs, 1992) o il mitico Pulp Fiction (1994), a loro volta derivati dal fumetto The Men in Black (1990) scritto da Lowell Cunningham e disegnato da Sandy Carruthers? Vuoi mettere poter poi gridare in mondovisione e alzare il dito verso il cielo (verso dio?).


Dopo una cosa del genere, dopo essere entrato nel magico mondo mediatico dell'iconografia occidentale, si può anche morire giovani eppur contenti. Una performance estrema, una forma d'arte totale che confonde vita, morte, immagini e sangue. Il premio dovevano darlo a lui, al killer, il vero autore dell'icona che sarà la cover di successo dell'immancabile circo espositivo WPP 2017.

The Show Can Go On.