Il futuro è adesso.


In meno di un anno sono usciti nelle sale due film americani di fantascienza in un certo qual modo complementari: Interstellar (2014) di Christopher Nolan e The Marzian (2015) di Ridley Scott.

Sostanzialmente per tutto il Novecento il sistema audiovisivo americano ha tenuto fede al suo ruolo sociale di "costruttore" dell'immaginario collettivo nazionale, ma anche internazionale. L'America, gli States, sono prima di tutto un insieme di immagini in movimento, anche quando sono fisse. Si muovono nelle coscienze di ogni umano che le incontri e ne rimanga attraversato, non importa se vive in Ohio, a Canicattì o a Kuala Lumpur.

Il potere visivo di questo flusso iconografico è particolarmente forte nel genere cinematografico della fantascienza. Così tanto da ispirare persino la politica internazionale, come nel caso del famoso bluff del Presidente Ronald Reagan sullo Scudo Spaziale o le strategie militari (la tecnologia Stealth, per esempio).

Nella fantascienza al cinema scorrono anche i sentimenti prevalenti sul nostro domani. Come nel caso di chi prenda fotografie, ogni immagine è al contempo una finestra e uno specchio. Contiene la traccia visibile di ciò che si pone davanti alla camera, ma ancor di più il modo di pensare e vedere di chi la manovra. Così i due film di Nolan e Scott sono il lato negativo e quello positivo di ciò che si pensa ci debba aspettare.

Entrambi contengono un futuro ostile. Per Nolan la terra sta diventando inospitale, mentre per Scott il futuro è in un pianeta inospitale, come Marte. Entrambi convergono nel ritenere che siamo di fronte a cambiamenti irreversibili e mortali. D'altronde i fenomeni naturali ritenuti  "eccezionali" sono in costante aumento e i notiziari ce lo ricordano quasi ogni giorno. Nolan prefigura una migrazione, almeno genetica. Scott canta le lodi della NASA, con simpatico aiutino dei "nuovi amici" cinesi (i comunisti "buoni", da contrapporre ai russi ex comunisti, ma tornati nella lista nera e quindi mai nemmeno citati nel film, nonostante che oggi la Stazione Spaziale Internazionale venga rifornita proprio con le loro tecnologie cosmonautiche).

Interstellar propone il tema della temporalità relativa come chiave della soluzione, The Marzian mostra che tutto sommato abbiamo poco in mano, solo la scienza e la tecnica attuali, che sono proprio l'unica opzione disponibile. Quindi un'umanità sola con se stessa in un universo oscuro e ostile, come è sempre stato d'altronde.

Più fideistico e quindi religioso, almeno in certa misura, il film di Nolan. Fieramente filoamericano, ma razionalista, e quindi ateo, quello di Scott. Paradossalmente Blade Runner (1982), forse il capolavoro di Ridley Scott, nel suo cupo neo urbanesimo di umani e androidi, era più possibilista. Ma c'era il comunismo da sconfiggere e un altro mondo - magari non magnifico, ma almeno progressivo - sembrava ancora davvero possibile.

In sintesi, il flusso iconografico fantascientifico di marca statunitense sta iniziando lentamente ad inocularci la sensazione interiore che dobbiamo davvero prepararci al peggio perché non c'è più tempo: il futuro è adesso.


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