
Sul sito del Festival della fotografia etica è appena stata pubblicata una video-intervista ad Eugene Richards, realizzata in occasione della sua mostra a Lodi intitolata "War is personal". Nelle sue parole emerge l'approccio esistenziale alla progettualità fotografica. Al di là del tema drammatico di questo progetto, gli effetti sconvolgenti sulle famiglie e sui soldati coinvolti nelle recenti guerre americane, Richards propone l'azione del fotografare come una necessità prima di tutto interiore. Un modo per portare fuori quello che ci agita la mente e renderlo finalmente oggettuale, esterno, concretamente visibile. Proprio in questo atteggiamento, risiede a mio parere la migliore tradizione della fotografia. Non la volontà razionale di comunicare a qualcuno ciò che si sente, ma invece quella di dare un corpo, una traccia fisica al turbinare della mente. Corpo e traccia che potranno poi essere percepiti da noi in primis, ma anche da altri e quindi, per il principio fondamentale che "non si può non comunicare", divenire occasione d'incontro per altri umani e per le loro percezioni.
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Come non essere d'accordo. Per diverse ragioni. Innanzi tutto perchè affronti un tema poco dibattuto, che invece andrebbe maggiormente vissuto direttamente dai fotografi e poi anche raccontato. Poi perchè si parla di uno dei fotografi che trovo tra i più interessanti, che in questi ultimi lavori sta trovando una forza fotografica a mio parere assolutamente particolare e unica, che lo porta oltre il reportage come genere, nel quale nasce, per approdare ad una fotografia profondamente sua. L'ho conosciuto proprio a Lodi l'anno scorso dove si aggirava curioso e rispettoso dei luoghi, delle esperienze degli altri fotografi. War is personal l'ho visto due volte e l'ho trovato un lavoro così penetrante, lucido e spiazzante da desiderare di rivederlo ancora. Bisognerebbe lavorare maggiormente sul progetto come dimensione interiore. Ne avremmo grandi benefici, come fotografi e come fruitori.
RispondiEliminamarco
Un caloroso grazie per il tuo commento Marco.
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