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REST-LAB, come funziona.


La formula dei REST-LAB è basata sull’esperienza di REST, la rivista di fotografie senza parole, arrivata di recente al  suo undicesimo numero. In sostanza, il percorso segue una linea iconografica, cioè concentra l’attenzione sull’immagine come prima esigenza, prima di ogni altra considerazione. L’idea che sostiene questo approccio è molto semplice: con le immagini si possono fare molte cose, ma per farle prima di tutto bisogna riuscire a produrle queste benedette immagini. Le fotografie poi sono immagini di natura particolare sotto molti punti di vista: tecnici, procedurali, concettuali, ecc. Senza una qualche conoscenza di questi aspetti che rendono le fotografie diverse dalle immagini tradizionali, quelle fatte a mano fin dai tempi più remoti, il rischio è di ottenere immagini imprecise, o peggio inadeguate, facilmente preda di altre forme espressive, a cominciare dal linguaggio scritto-verbale, ma non solo.

Il terreno d’azione del laboratorio, quello dove poter dare una forma d’esercizio alle indicazioni teoriche ricevute nella prima parte, è il luogo, in genere urbano, dove viene svolto. Anche qui occorre intendersi bene sul concetto di luogo. Per semplificare la vita agli iscritti, si assume come luogo una porzione topografica nei dintorni della sede del laboratorio e lì ci si esercita con procedure e tecniche. Si tratta di avviare un approccio che necessariamente potrà essere sviluppato solo in tempi successivi da ciascuno secondo il proprio tempo e modo. Il metodo messo in atto è quello dell’osservazione nel luogo. In sostanza, l’immagine emerge da un processo di percezione diretta e dalla sua conseguente traduzione in immagine fotografica.

Infine, nel caso felice che dal lavoro degli iscritti, anche successivo, nascano immagini interessanti, una selezione delle stesse potrà venire pubblicata in un numero di REST, chiudendo così il circolo da cui si era aperto il laboratorio.

Prossimo REST-LAB:
Trieste Photo Days
28-29 ottobre 2017