Il lato oscuro di Facebook.


Insomma è finalmente capitato!

Dopo anni e anni di partecipazione a Facebook, sono stato bannato per 24 ore dal social per aver pubblicato un contenuto ritenuto in contrasto con "gli standard della comunità". Fin qui, sarà capitato a tanti e anche di peggio. La cosa però che mi ha fatto uscire dai gangheri è la particolarità dell'evento,

Il contenuto si può vedere qui sopra in forma censurata per gli occhi degli ipocriti puritani americani che non sanno distinguere un'opera d'arte dalla pornografia. Merce quest'ultima della quale tra l'altro sono proprio gli americani, e di gran lunga, i più grandi esportatori globali.

Si tratta di una fotografia tra le più famose di un grande nome della fotografia internazionale: Helmut Newton (1920-2004). Un'immagine carica di autoironia e per nulla volgare. Il titolo è "Self-Portrait with Wife and Models" ed è del 1981. Newton espose in vita ovunque e anche in contesti d'arte. Vidi le sue fotografie in mostra per la prima volta a Torino, durante la Biennale della Fotografia 1985. Espose stampe di dimensioni spettacolari delle sue "gigantesse" al Museo dell'Automobile.

Va bene i tempi sono cambiati, in peggio, però la cosa inquietante è che il mio banno è derivato dall'aver condiviso un link dal sito della casa d'aste Christie's in un commento ad un post a tema artistico. Il tutto avveniva all'interno del mio gruppo di studio We Do The Rest, che è chiuso agli estranei e i cui contenuti possono essere visti solo dai membri, attualmente poco più di 500, tutti miei amici su Facebook, adulti e perfettamente consapevoli.

L'azione del social è stata repentina e senza possibilità di alcuna obiezione. La mia partecipazione, sempre più che corretta, e il fatto che non avessi mai prima condiviso nessuna immagine di nudo, non sono valse a nulla. I casi sono quindi due: qualcuno all'interno del mio gruppo attendeva silente da mesi l'occasione giusta per farmi bannare (e sarebbe il caso più rassicurante perché viviamo sempre esposti a invidie e scontri, siamo esseri umani) oppure, ed è il caso più inquietante, ormai tutto è nelle mani censorie di algoritmi talmente mal programmati da riconoscere un organo sessuale senza però discernere il contesto.

Questo alla fine è una forma subdola di tecnofascismo che con la scusa della morale (quale morale?) chiude le comunicazioni umane in ambiti sempre più ristretti e decisi da chi detiene il coltello sociale dalla parte del manico. Ovviamente invece, troppe pagine e commenti pubblici, visibili da tutti, di incitamento all'odio sono considerati rispettosi degli standard della comunità. Corretto! L'odio, dopo il sesso, è il miglior generatore di traffico, buono per la pubblicità. Così si fanno bei quattrini, ma la pubblica decenza sessuofobica è salva.

Bene, non ci sto. Ho chiuso il profilo. Ora, tramite un caro e antico amico, Luigi Walker, mi limiterò a pubblicare le notizie delle mie attività per coloro che le seguono con interesse . Fine della musica.

Aggiornamento.
Da un generoso esperimento di un amico abbiamo potuto appurare che probabilmente l'algoritmo lavora direttamente su link già segnalati in precedenza e banna in automatico per 24 ore. Tecnofascismo preventivo quindi. Un futuro radioso ci attende.