E il cielo è sempre meno Blu.

























La notizia è che a Bologna l'artista di strada che si fa chiamare Blu ha coperto l'altro giorno con vernice grigia le sue opere murali. Lo ha fatto perché alcune di esse sono state "strappate" per poter essere inserite in una grande mostra sulla Street Art che si terrà a Palazzo Pepoli senza il suo consenso, e, mi pare di aver capito senza nemmeno avvisarlo, pur avendo messo il suo nome nel cartellone tra gli artisti espositori.

Il patron dell'iniziativa è Fabio Alberto Roversi Monaco (classe 1938), Magnifico rettore dell'Università bolognese dal 1985 al 2000 e presidente della Banca IMI dal 2013. Curatori della mostra sono Christian Omodeo, residente a Parigi dal 2004 e fondatore del sito Le Grand Jeu, osservatorio di pratiche ludiche contemporanee, e Luca Ciancabilla (classe 1974) il cui percorso è di tipo accademico universitario.

Questi i fatti e i protagonisti in estrema sintesi.

Apparentemente siamo di fronte ad una diatriba tutta interna al mondo dell'arte e della cultura, con risvolti di tipo legale su temi come: la proprietà delle opere eseguite, spesso illegalmente, su muri altrui; il diritto d'autore e la sua difesa; la conservazione dei beni ritenuti di interesse artistico e minacciati di sparizione, ecc. ecc.

A mio avviso invece, la cosa che emerge chiaramente è la volontà tutta politica di storicizzare, termine elegante per dire che qualcosa è defunto, il fenomeno del muralismo sociale dei decenni scorsi. Cosa che si pensa sia resa possibile dalla morte, o agonia terminale, dei collettivi antagonisti che esprimono questa particolare azione politica di occupazione di spazi urbani, sovente abbandonati al degrado dalle proprietà e dagli speculatori, con interventi visivi di riqualificazione gratuita a favore degli abitanti stessi.

In questo senso, temo proprio che la cancellazione messa in atto da Blu sia una ritorsione nichilista estrema che non avrà altra conseguenza se non quella di rafforzare coloro che stanno predando la sua arte ammantandoli agli occhi dell'opinione pubblica di una funzione salvatrice ben lontana dalle loro invece scoperte intenzioni mercantili e carrieristiche. Vere e proprie mosche cocchiere degli interessi del capitale, mai come ora simboleggiati dal mercato dell'arte dove ogni oggetto ed ogni azione hanno un prezzo e chi vi agisce può solo influenzarne a proprio favore il valore economico o sparire.  


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