Tra il dire e il fare

Grazie al passaparola della rete ho trovato varie fonti con notizie più dettagliate sugli scontri di piazza Navona. Non sto a rifare la cronaca dei fatti, basta cercare su Google.

Ancora una volta, si sono visti arrivare in piazza dei giovani
armati di bastoni avvolti nel tricolore con l'intento di provocare scontri. Ancora una volta, questi giovani hanno potuto contare sulla copertura politica e operativa del Governo. Quando dico ancora una volta, non mi riferisco a giorni o mesi fa, ma proprio alla consuetudine di ogni governo conservatore italiano, dal dopoguerra ad oggi, di regolare direttamente in piazza i conti con l'avversario politico. Basta leggere le recenti dichiarazioni di Francesco Cossiga alla stampa, per comprendere quale lungo "filo nero" tenga insieme le forze ostili alla democrazia partecipata.

Alla fine della fiera, I cittadini "per bene" devono solo rigare diritto, rispettare gli ordini e le leggi, lavorare, sposarsi – meglio se in chiesa –, fare figli e lasciare che al "bene comune" ci pensi chi comanda. L'unico diritto parziale che hanno è quello di mettere una scheda in un'urna ogni qualche anno, per il resto: "zitti e pedalare!". Questa sarebbe finalmente una vera società ordinata, dove i treni arrivano in orario e senza zecche: il migliore dei mondi possibili.

Per realizzare questa Utopia liberante e salvifica, chi comanda non riesce a non cedere alla tentazione di "giocare sporco", per evitarsi inutili complicazioni: rispetto dei diritti civili, intervento di una magistratura fuori controllo, libertà di stampa eccessiva, ecc.

Ecco perché si decide di LASCIAR FARE a funzionari ossequienti ad un senso dello Stato non inteso come servizio alla Nazione, ma solo agli "ordini superiori" (si sa, ne va di mezzo la carriera...). Ecco com'è possibile che dei camioncini pieni di spranghe circolino indisturbati in piena zona pedonale e che dei giovani male intenzionati possano portare a compimento la loro "missione" nella complice indifferenza dei "tutori dell'ordine".

Rispetto però alla mia giovinezza, cioè nel '77, quando il nome di Cossiga scritto sui muri aveva la K iniziale e le due SS naziste, il Governo ha un problema in più: Internet. Oggi non sarà per nulla facile, persino a chi possiede un potere quasi monopolistico nell'informazione mediatica, far passare senza inciampi la sua "versione dei fatti". In famiglia, difatti c'è la TV, ci sono i giornali di parte, ma c'è anche un giovane connesso in rete. In quel mondo lì, di informazione diretta, le falsità e le ideologie hanno vita corta. Il "dire" può così persino trionfare sui manganelli del "fare".