Il tempo delle mele.

Nella confusione provocata dalla suddivisione della pratica fotografica in documentaria (oggi anche post-documentaria) e artistica, si perde di vista un aspetto fondamentale: il tempo.

Se consideriamo una fotografia come un'immagine fatta di tempo si aprono modi più coerenti di prenderla e comprenderla. Usare il tempo per fare immagini è qualcosa che prima dell'invenzione della fotografia significava solo dedicare parte della propria esistenza a realizzare manualmente oggetti che fossero sintesi visibili di qualche pensiero o sensazione.

Con l'avvento della macchina a base ottica, per la prima volta gli umani possono introdurre un congegno direttamente nel flusso della loro esistenza e dal suo principio di funzionamento trarne delle immagini. Questo è uno straordinario cambiamento teorico e pratico che sposta la produzione visiva dalla sintesi tradizionale alla nuova possibilità analitica.

Il problema è che la novità dovrebbe costringere a trovare nuovi parametri di valutazione delle immagini, mettendo in crisi quanto si pensava di sapere e capire circa il modo tradizionale di produrle, del quale si trova abbondante documentazione nei vari trattati e manuali di storia dell'arte.

La fotografia è la famosa mela di cui scrive Paul Graham, che quando viene presentata a dei mangiatori di patate (il mondo dell'arte), risulta a loro irragionevole e inutile perché non ha il gusto di una patata.

Il tempo è proprio la chiave concettuale che apre la porta alla comprensione dell'atto fotografico. Se è vero che posso vedere, per esempio, un'immagine fotografica di Cindy Sherman come la rappresentazione del personaggio filmico che lei mette in scena, inevitabilmente quella è anche l'immagine di un preciso momento della sua vita in cui lei decide di mettere in atto quell'azione artistica. Su questo piano di ragionamento, ne consegue che non c'è differenza alcuna tra una fotografia presa al volo da un Garry Winogrand e la ricostruzione scenica di Sherman, così come non esiste differenza tra la paziente ricerca del luogo e tempo adatto di uno Stephen Shore e la riproduzione fotografica in studio di un modellino costruito da Thomas Demand.

Solo che i mangiatori di patate non amano mangiare altro che questi tuberi e allora si danno un gran da fare per far sembrare le mele come delle patate. Solo allora son disposti a mangiarne qualcuna tra le meglio adattate, pur mantenendo qualche resistenza su un gusto che trovano pur sempre un po' strano.



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