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Visualizzazione dei post da 2017

Luigi e il bambino.

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Ieri ho partecipato al battesimo di un bambino di quasi nove mesi. Per ora ha passato più vita nella sua mamma che fuori, nel mondo. Lì attorno c'erano dei campi arati e dei germogli verdi, teneri. Linee, luce, controluce e nuvole leggere. Casolari sui bordi e in lontananza. A quel punto è arrivato un amico che non ho mai incontrato di persona, ma che mi tiene compagnia da oltre trent'anni. Io pensavo al bambino e lui mi indicava i campi. Già, come al solito, aveva ragione lui. Quei germogli, quelle foglioline, quella luce primaverile, promettente, ma anche inquieta. Freschezza e calore. Il bambino era accoccolato tra i germogli e con loro prendeva il primo sole della sua primavera, la prima davvero. Ora lo vedevo. Questo sa fare un amico con la fotocamera in mano che gira per nel mondo anche per te. Grazie Luigi, continua a indicarmi dove scorre la vita; lì dove sembra che ci siano solo dei campi, ma invece c'è anche il volto sorridente di un bambino che aspetta di esser…

Visioni straniere a Torino.

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Fino al 30 giugno 2017 nella neonata galleria torinese d'arte contemporanea Panta Rei, sarà visitabile la mostra collettiva Pass-ports a cura di Edmondo Bertaina.


La mostra riunisce otto artisti stranieri selezionati secondo criteri qualitativi dal curatore, con l'unica precondizione che fossero residenti stabilmente in Piemonte almeno da un certo tempo.


L'idea di fondo è che la scelta di un luogo per vivere e lavorare sia dettata anche da considerazioni intime, di affinità elettiva. Nel caso di un artista, questa affinità diventa essenziale per la sua opera. I luoghi, e le persone che li abitano, sono difatti gli attivatori primari del gesto che diventerà opera. Rispecchiamento di sensibilità, rimescolamento di sensazioni e pensieri, i luoghi sono l'inevitabile teatro dell'esistere.



Gli otto artisti in mostra declinano la loro presenza piemontese evitando ogni banalità descrittiva e localistica. L'influsso di questo territorio è interamente insito in un certo…

Seminario su Thomas Struth.

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Torino, sabato 13 maggio 2017.

Ore 10:00
L'editore di New York The Monacelli Press pubblica nel 2010 quella che al momento è la più completa antologia sull'opera del fotografo Thomas Struth.

Allievo dei coniugi Becher, Struth è uno dei principali esponenti di quella Scuola di Düsseldorfche ha progressivamente dominato la scena artistica internazionale dell'ultimo quarto di secolo.

Il seminario ripercorre le fasi principali dell'opera di Thomas Struth seguendo uno schema, ormai consolidato nei seminari precedenti, in grado di fornire utili indicazioni di metodo per la progettualità autoriale degli iscritti.

Ore 13:00
Pausa pranzo.

Ore 14
Ripresa del seminario, discussione
e conclusioni entro le ore 17:00.


DOCENTE:
Fulvio Bortolozzo

DOVE:
Studio Bild
Via Cesare Lombroso 20/A, Torino.
(Metro: Marconi)

INFO E ISCRIZIONI:
Fulvio Bortolozzo
borful@gmail.com

(seminario a pagamento, posti limitati)




NOTIZIE UTILI

TRENO
Studio Bild è a 10 minuti a piedi dalla stazione ferroviaria di Porta Nuova…

Una Model da conoscere.

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Per circa un mese rimane aperta da PHOS a Torino una mostra di stampe fotografiche vintage di Lisette Model (Vienna, 1901 - New York 1983). L'esposizione è realizzata in collaborazione con Mc2 Gallery di Milano, dove era già stata presentata in precedenza.

La figura di Lisette Model è quasi sconosciuta in Italia, dove per esempio invece quasi tutti i "fotografanti eruditi" sanno chi sia Vivian Maier. La dura legge del marketing impone anche qui dei capovolgimenti di valori storici difficilmente poi recuperabili.

Un'ottima occasione per cominciare ad avvicinarsi alla figura straordinaria della Model è quindi proprio quella di andare a vederne alcune stampe da PHOS. Non sono stampe "Fine Art", anzi sono un poco maltrattate dal tempo trascorso e già all'epoca dovevano essere buone più per l'archivio privato o la pubblicazione sui periodici che per la collezione d'arte.  Proprio per questo sono però ancora più preziose sotto il profilo del loro va…

Il massacro degli Innocenti.

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Esiste nell'iconografia occidentale un tema di lunga tradizione che di recente in Siria è tornato d'attualità con le fotografie diffuse dai media di bambini assassinati dai gas: quello del "Massacro (o Strage) degli Innocenti".

Un'immagine in particolare è risultata straordinariamente aderente all'iconografia pittorica classica. Non la riporto solo perché è stata ripetutamente pubblicata ovunque e personalmente il sapere che è una fotografia me la rende inguardabile un'ennesima volta.

Su questo aspetto della questione vorrei soffermarmi. La macchina per prendere le immagini funziona da sola. Non c'è nessun Rubens dentro. Spaccate la vostra se non ci credete e cercate bene tra i pezzi. Non c'è nemmeno, almeno per adesso, il programma "Prendi una fotografia alla maniera di Caravaggio".

Una persona che era presente nella tragica situazione siriana ha pensato bene di prendere tra le altre anche quella fotografia per testimoniare visivament…

Barriera aperta.

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Fino al 26 aprile si può visitare la mostra fotografica Paesaggi di Barriera allestita nei locali dei Bagni Pubblicidi via Agliè 9 a Torino.

Si tratta di una tappa del progetto OfBAM (Osservatorio fotografico Barriera di Milano / Torino Nord)  in corso dal 2014 da parte di un gruppo indipendente di fotografi alla cui origine ci sono i componenti dell'Associazione BIN11. Il progetto è anche aperto al contributo di quanti volessero avvicinarsi alla pratica dell'osservazione fotografica in questa particolare zona di Torino.

Per me, che sono nato e vissuto nel sud-ovest cittadino attraversare l'asse di corso Regina Margherita ed entrare nella zona nord di Barriera di Milano è sempre stato come addentrarmi in una Torino sconosciuta, davvero un'altra città. Nella mostra questo senso di estraneità si attenua in parte perché riconosco aspetti che mi appartengono, ma rimane il sentimento di essere comunque altrove e di potermi avvicinare proprio per tramite del fotografico.…

Altre Venezie.

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Ieri sera è partita a Torino la rassegna espositiva I Just Look at Pictures - Viaggio nel photobook italiano a cura di Ivan Catalano. La prima mostra sarà visitabile nello spazio di ISOLE fino al 29 marzo prossimo. ISOLE è un'iniziativa culturale di Adele Corvo e Ivan Catalano dedicata al libro "fatto a mano" e, in senso esteso, all'editoria auto-prodotta, un tempo si sarebbe detto "alternativa", orientata alla fotografia. Questo primo appuntamento, come sarà per i successivi, si è aperto con una presentazione presso il Cecchi Point, un centro giovanile del Comune di Torinolì nelle vicinanze.

Nel primo appuntamento, arriva da Venezia un progetto editoriale ed espositivo intitolato LACUNA/AE. Un'osservazione fotografica svolta in luoghi che stanno al di fuori dello straconosciuto circuito turistico del centro storico e dove sia visibile la presenza dell'architettura moderna, sia essa residenziale o industriale. L'idea è di Eleonora Milner, venez…

A, B, C... e poi? D?

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Da qualche parte mi arriva la sollecitazione a volare più raso terra, ogni tanto almeno. Allora ricominciamo dalle basi.

LUCE
Quella roba che se ci arriva addosso in quantità eccessiva ci acceca momentaneamente e ci riscalda il corpo. No, non è un cucciolo troppo affettuoso quello di cui sto scrivendo. Sarebbe una radiazione elettromagnetica, ma che dentro c'ha anche i fotoni. Stop. Non frega niente a nessuno di questi dettagli. L'importante è che ci sia, la luce dico.

FOTOGRAFIA
Immagine tecnica ottenuta da un congegno a base ottica e funzionamento meccanico e/o elettronico. Il congegno lavora solo in presenza di luce. Quanta ne serve dipende dalle sue caratteristiche di fabbrica. le fotografie non si fanno, si prendono. Da dove? Dalla luce.

TEMPO
Ce ne vuole sempre. Non esiste nessuna fotografia che non sia frutto di tempo. Tempo di azione della luce dentro il congegno, tempo per mettersi dove serve, tempo per modificare dopo quello che non serve o serve diverso. Se non avete…

Tu chiamale, se vuoi, emozioni.

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Fino al 23 luglio prossimo, alla GAM di Torino e al Castello di Rivoli, è aperta un'unica mostra che si vede pagando due biglietti: L'emozione dei COLORI nell'arte. La curatela è condivisa tra Carolyn Christov-Bakargiev (considerabile capo-curatrice, visto che da lei parte l'iniziativa di questa esposizione), Marcella Beccaria, Elena Volpato ed Elif Kamisli. La consulenza scientifica è di Vittorio Gallese e Michael Taussig.

Motto della mostra, messo in testa al comunicato stampa è: "Finché siamo vivi, siamo vivi. Il colore è la vita" (Etel Adman, 29 settembre 2016). Mi pare una scelta perfetta che rivela la piena consapevolezza nei curatori di aver danzato sull'orlo della più grande tautologia.

In mostra vi sono 400 opere di 130 artisti di tutto il mondo che datano dal Settecento ad oggi. Oltre alle opere provenienti dalle collezioni permanenti di GAM e Castello di Rivoli, sono stati ricevuti vari prestiti da altre importanti istituzioni d'arte, tra…

Saputa o insaputa.

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Nell'ultimo seminario, tra i più belli che ricordi, abbiamo discettato insieme a lungo, e con una certa profondità, dei concetti di specchio e finestra (Mirrors and Windows). Per poi arrivare a comprendere che entrambi si combinano in gradazioni innumerevoli in ogni fotografia possibile, dall'antitesi più radicale alla fusione più completa.

Sulla scia di quelle considerazioni, e pensando a ripartizioni critiche utili per suddividere il fotografico in attività diverse tra loro, me ne viene in mente un'altra che forse meriterebbe qualche riflessione.

Al di là dei generi, che sono a volte comodi per catalogare o nella didattica, ma finiscono troppo spesso per diventare invece delle gabbie soporifere che producono ripetitive mostruosità monomaniacali, e sempre più sterili, di esperienze e procedure già esaurite in passato, può esistere invece una ripartizione più ampia e flessibile.

La ripartizione tra fotografie sapute e insapute.

Uso apposta questa definizione semidialettale,…

Risorse limitate e attività critica.

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Quando le risorse sono limitate è necessaria un'attenta valutazione sul come, quanto e quando disporne. Al contrario quando sono, o sembrano, illimitate non serve fare altro che disporne a piacere.

Un assioma talmente evidente da risultare tautologico.

Il principio della limitazione della risorsa è anche il punto germinale dal quale inizia ogni ragionamento critico su qualsiasi argomento. In sostanza criticare significa prima di tutto analizzare l'impiego delle risorse e valutare se sia congruo o presenti margini di miglioramento. Un'attività critica non è di per se stessa anche propositiva. Individuare le carenze non è difatti automaticamente la ricetta della loro eliminazione. Quando nella critica vi sono anche indicazioni per il superamento dei problemi che si individuano, possiamo parlare di critica costruttiva. Se la critica si riferisce a se stessi, inevitabilmente a posteriori, eccoci arrivati alla autocritica.

Vivere in modo acritico, cioè senza tener conto alcun…

È troppo vera per essere Giulietta.

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C'è una terrificante verità nella fotografia.

Il pittore ordinario si impossessa di una modella piacente, la dipinge così come può, la chiama Giulietta, mette un bel versetto di Shakespeare sotto il suo quadro e l'opera sarà ammirata oltre misura.

Il fotografo trova la stessa bella ragazza, la veste come vuole, la fotografa e la chiama Giulietta, ma in qualche modo la cosa non funziona - è ancora la signorina Wilkins, la sua modella.

È troppo vera per essere Giulietta.


George Bernard Shaw
Wilson's Photographic Magazine, LVI, 1909.

Mirrors and Windows. Il lavoro di Diane Arbus.

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Il lavoro dell'ultima Diane Arbus - come quello dei suoi predecessori preferiti, Brassaï, Bill Brandt e Weegee - dipendeva più dal talento e dal carattere che da una comprensione coerente della fotografia come disciplina tradizionale, e la sua grande opera è stata realizzata entro limiti tecnici e formali ancora più ristretti rispetto a quelli dei suoi eroi. Anche se ampiamente copiato, il suo lavoro non ha fornito un utile modello per la maggior parte di coloro che hanno tentato di emularla.

Dall'introduzione di John Szarkowski al libro
Mirrors and Windows - American Photography since 1960
MoMA, 1978.

Mirrors and Windows. Studiare fotografia.

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Potrebbe sembrare paradossale che il rapido decadimento delle tradizionali opportunità professionali per i fotografi sia andato di pari passo con una crescita esplosiva nel settore della didattica fotografica, soprattutto nelle università. Da un ragionamento intuitivo, sembrerebbe che nel momento in cui la fotografia cessa di essere un mestiere specializzato (come scolpire la pietra, per esempio) e diventa un sistema universale di annotazione (come la scrittura), sia più facile per il sistema educativo inserirlo in un programma di studi istituzionale.
(...)
Tra il 1964 e il 1967 il numero di College e Università statunitensi che offrivano almeno un corso di fotografia è aumentato da 268 a 440. Un esempio eclatante è quello dell'Università dell'Illinois. Negli anni tra il 1966 e il 1970 il numero di studenti che seguirono un corso di fotografia o cinematografia aumentò da 132 a 4.175. Una crescita di oltre il tremila per cento in quattro anni.

Dall'introduzione di John Szar…

Qualcosa di italiano negli archivi Magnum.

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Fino al 21 maggio prossimo l'Agenzia Magnum propone una selezione di fotografie dei suoi soci defunti e viventi nella sede di Camera -Centro Italiano per la Fotografia. La curatela è di Walter Guadagnini, neo direttore di Camera, e Arianna Visani. Il titolo dell'esposizione è "L'Italia di Magnum".
Già nel 2011, in occasione dei 150 anni dell'Unità d'Italia, ci fu una mostra della Magnum a Palazzo Reale di Torino. Si intitolava "L'Italia e gli italiani". Ne scrissi QUI.


Rispetto all'evento precedente, qui siamo di fronte ad un'edizione molto ridotta. Le sale espositive di Camera, per l'occasione graziosamente differenziate da gradevoli colori alle pareti, contengono 6 Henri Cartier-Bresson, 4 Martin Parr, questi ultimi esposti come grandi plotterate non eccezionali e incollate direttamente sulle pareti, alcune cose di Paolo Pellegrin e Alex Majoli, più altri nomi. Il susseguirsi è cronologico per periodi grosso modo decennali.


C…

Le immagini, l'arte, le fotografie.

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Ogni tanto c'è da rimettere un poco d'ordine nella soffitta dei concetti con cui ci si balocca. Provo a farlo nella mia.

Le immagini.
Cominciamo da queste cose qui. Cosa siano è dibattuto. Dipende da dove si parte nel considerarle. Oggetti bidimensionali, strutture mentali, sintesi visiva di esperienza e memoria, poco importa. Una cosa sono senz'altro: immagini. Si nutrono di ciò che vediamo e poi magari rivediamo durante il sonno. Non provano nulla, non raccontano nulla, almeno non necessariamente. Esistono. Averci a che fare è come respirare. Si possono rifiutare, o almeno provarci. Gli iconoclasti sono sempre all'opera. Però tornano sempre e vivono in mezzo a noi, che lo si voglia o meno. Hanno loro regole di funzionamento, ma non sono un linguaggio perché non sono veramente codificabili.

L'arte.
Si impara, si mette da parte. L'arte è molte cose che cambiano da un'epoca all'altra. Oggi l'arte è "contemporanea". Praticamente qualsiasi cos…

Dalla storia allo storytelling.

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Questo è un pensiero più generale, ma riguarda anche il piccolo mondo del fotografico. Anzi, la riflessione nasce proprio da lì.

Di recente, in vario modo, ho preso atto dell'esistenza di molte narrazioni sulla storia della fotografia, o delle fotografie se volete, e fin qui nulla di male. Ognuno è ben libero di raccontare cosa vuole di qualsiasi cosa. Il problema nasce, secondo me, quando la narrazione, per avvalorarsi come credibile, usa delle tecniche precise. Una di quelle che trovo particolarmente insopportabile è l'omissione. Escludere dal racconto gli episodi scomodi, quelli che metterebbero in crisi le tesi sostenute dal narrante, è un atto di disonestà intellettuale, se fatto in modo consapevole, o di ignoranza specifica sul tema di cui si narra. Ritengo difatti che qualsiasi sia la propria tesi, essa vada sostenuta nella conoscenza comune degli aspetti basilari, storici. Almeno quelli proprio incontestabili, comunque la si pensi.

Il problema è proprio questo, elemen…

Che schermo grande che hai...

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Siamo ormai vicini al capovolgimento di una consuetudine che ha accompagnato Internet fin dalle sue origini.

Fino ad ora, per usare i file fotografici sul web si facevano delle riduzioni dalla loro dimensione nativa. Questo avveniva per due motivi: rendere più rapido il caricamento delle pagine dei siti e ridurre il rischio di un uso illecito delle fotografie per stampe su carta.

Per lunghi anni i formati VGA (640x480 pixel), SVGA (800x600) e XGA (1024x768) furono gli standard della rete. Poi arrivarono monitor più grandi e televisori a grande schermo. Di conseguenza lo standard aumentò: HD (1280x720) e HD FULL (1920x1080).

Fino a questo punto, scaricando una fotografia HD FULL, si potevano ottenere stampe su carta grandi come cartoline (10x15cm o poco più). L'eventuale illecito era quindi contenuto in dimensioni ridotte. Ora però stanno arrivando gli standard 4K (3840x2160) e a seguire 8K (7680x4320). Questo significa che una stampa su carta potrà arrivare ad essere di 20x30cm  …

Coppel migliora la tua vita.

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Coppel è un'azienda commerciale messicana con centinaia di punti vendita. Smerciano abbigliamento uomo e donna, scarpe, prodotti elettronici, smartphone, fotocamere e tanta altra roba a prezzi competitivi, pure con finanziamenti un po' a chiunque e persino con la consegna a domicilio gratuita. Ha filiali anche in Brasile e Argentina. Il loro slogan è "Coppel mejora tu vida" (Coppel migliora la tua vita). Una specie di ipermercato dei balocchi insomma, uno dei tanti della globalizzazione contemporanea.

In pratica i loro profitti arrivano dalle masse di consumanti (ché ormai la definizione di consumatori è troppo nobile) i quali ogni giorno si indebitano pur di abbuffarsi dell'indispensabile inutile in cui stiamo tutti annegando tra la nascita e la morte.

Da questo letame (cit. Fabrizio De André) Isabel e Agustín Coppel riescono comunque a far nascere il fiore di una collezione di fotografia davvero impressionante. Dal 1990 per tramite della CIAC un'associazio…

REST 26/02/2017

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REST è una rivista stampata su carta di fotografie senza parole. I fotografi selezionati per REST realizzano serialità con immagini interessanti.

REST cambia la priorità. La percezione visiva è la prima forma di conoscenza: istintiva, pre-verbale. Se avete bisogno delle parole chiedete direttamente ai fotografi.

REST pensa: se un'immagine non funziona, centinaia, migliaia o milioni di parole non potranno salvarla.


REST contains photographs without words. The photographers selected for REST carry out good projects with interesting pictures.

REST wants to change the priority. The visual perception is the first form of knowledge: instinctive, pre-verbal. If you need words, ask the photographers directly.

REST thinks: if an image doesn't work, a hundred, a thousand, or a million words won't be enough to save it.


Guarda un'anteprima e acquista.
Preview and buy.

REST 26/02/2017
ARMENTANO BELLONI CIPOLLINA
MAZZEI RIGAMONTI ZANINI
Format US Letter - 64 pages
ISBN: 978136631121…

Note per fotografi silenziosi.

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Ieri sera ero tra il pubblico dell'incontro organizzato da Phom con Witty Kiwi, una particolare casa editrice in un uomo solo. Alla serata ha partecipato anche un autore pubblicato, Emanuele Camerini. Assente giustificata Aminta Pierri, autrice anch'essa in catalogo.

Fin qui si potrebbe pensare a qualcosa di letterario. In parte lo è anche.

Durante la serata, Tommaso Parrillo, l'editore di Witty Kiwi, ha presentato se stesso e la sua attività. Salernitano, giovane, diplomato all'Accademia di Belle Arti di Napoli, fotografo orientato al fotoreportage e alla fotografia documentaria. Dopo le prime prove, inizia a sentire interesse più per il lavoro di altri fotografi che per il proprio (cosa questa che sentii dichiarare anche al marchigiano Milo Montelli, suo competitore nella stessa nicchia di mercato con la casa editrice Skinnerboox). Di conseguenza, si sposta di lato e si reinventa nella figura professionale dell'editore fotografico indipendente.

Parrillo non si …

The Winner is... Quentin Tarantino!

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L'avevo scritto sul mio profilo Facebook il 21 dicembre scorso: "Finalmente si scopre il grande vecchio dietro l'assassinio di Ankara: Quentin Tarantino...".

E così è stato. L'ha certificato la giuria, presidente escluso, del World Press Photo di quest'anno. Non ricordo e non ricorderò mai il nome del fotografo turco che casualmente ha prelevato l'icona. Così come non ricordo mai chi sia il fotografo che lavora per Shirin Neshat.

L'autore difatti non è quel fotografo, che si è limitato, si fa per dire, a fotografare un assassino armato di pistola a pochi metri da lui, con il colpo il canna e il cadavere della sua vittima steso a terra dietro di lui.  Non è stato l'unico a fotografare la scena. Un collega da un altro punto di vista più ampio lo inquadra persino mentre sta scattando la foto premiata.


C'è anche la ripresa video dell'evento. Non so se la videocamera abbia continuato a riprendere la scena in assenza dell'operatore o meno, …

La Mole del Pittorialismo.

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Al Museo Nazionale del Cinema di Torino è aperta, fino al prossimo 8 maggio, la mostra fotografica Tonalità tangibili. Peretti Griva e il pittorialismo italiano. Dalle collezioni del Museo Nazionale del Cinema. La cura dell'esposizione è condivisa tra Marco Antonetto e Dario Reteuna, mentre la cura della sezione D.R. Peretti Griva è di Giovanna Galante Garrone.

Le stampe fotografiche sono ben 250, tutte originali vintage, purtroppo come al solito messe sotto vetro con quello che ciò significa in termini di riflessi. Le sezioni sono tre. La prima, dedicata a Peretti Griva, è posta in un allestimento separato nella sala principale del Museo ed è accompagnata da un breve video in cui Italo Zannier fornisce qualche indicazione critica.

La seconda sezione si snoda sulla Rampa Elicoidale che sale intorno alle volte e certamente lo spettacolare colpo d'occhio sull'insieme contribuisce a rendere particolarmente gradevole questa parte della visita. Lungo il percorso, che si conc…

Il teatro delle fotografie.

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Giovedì scorso al Teatro Carignano di Torino si è inaugurata la mostra fotografica di Paolo Mussat Sartor (Torino, 1947) e Tiziano Rossano Mainieri (Bologna, 1982), vincitore del Concorso Nazionale Agarttha Arte Giovani Artisti 2016. Sono anche rimaste esposte le fotografie dello scorso anno di Pino Musi (Salerno, 1958) e Daniele Marzorati (Cantù, 1988), vincitore del Concorso Nazionale Agarttha Arte Giovani Artisti 2015.

La mostra è organizzata da Agarttha Artee curata da Adele Re Rebaudengo. L'associazione Agarttha Arte è stata costituita nel 1997 e la direzione artistica è di Adele Re Rebaudengo e Jean-Luc Monterosso, cofondatore e direttore della Maison Européenne de la Photographie di Parigi (MEP).

Questo progetto di Agarttha Arte è sostenuto da Regione Piemonte, Compagnia di San Paolo, Fondazione CRT e si ringrazia il Crédit Agricole Cariparma.

Il Teatro Stabile di Torino e Agarttha Arte collaborarono già con successo  per la realizzazione del libro "Teatro Carignano.…

L'ombelico dello sguardo.

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Quella che è andata in scena sabato scorso al Centro Culturale Candiani di Venezia Mestre è stata una recita a soggetto di due personaggi in cerca di fotografie. Un'occasione inattesa e imprevista che ha incontrato un'accoglienza calorosa da parte del numeroso pubblico presente in sala.

L'incontro inaugurava il cicloLo sguardo e l'ombelico a cura di Giovanni Cecchinato. Negli intenti, doveva trattarsi di una relazione del prof. Riccardo Caldura sul rapporto tra fotografia e arte contemporanea e il contributo dell'esperienza di REST, la rivista di fotografie senza parole, portato dal sottoscritto.

Invece, per una felice congiunzione astrale che si verifica a volte quando due spiriti liberi e amanti della conoscenza si incontrano, quello a cui il pubblico ha assistito è stato lo svolgimento di due pensieri sull'atto fotografico nascenti da due punti di vista diversi: quello dell'arte contemporanea e quello dell'iconografia fotografica.

Grazie alla sine…

Fotografie e parole, un amore non pervenuto.

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Ieri sera PHOM ha portato Renata Ferri e Michele Smargiassi alla Scuola Holden di Torino. Un luogo dove si allevano seminaristi della parola. Il tema era ghiotto: "Fotografia e parola nel prodotto editoriale".

L'inizio è stato di Michele Smargiassi che ha presentato, con il supporto di uno slideshow, un interessante esperimento dello scrittore Georges Perec. In questo suo articolo fotocratico del 2012 potete leggere di che si tratta:
http://smargiassi-michele.blogautore.repubblica.it/2012/02/03/quando-perec-sfido-la-fotografia/

Conclusione provvisoria: bisogna rassegnarsi al fatto che la fotografia non è un linguaggio, o meglio è un messaggio senza codice. Indi per cui, il rapporto con le parole rimane molto problematico. Due amanti che sembrano fatti apposta per non consumare mai. Applausi. Concordo pienamente, tranne nella necessità che debbano per forza amarsi. Quando non ce n'è, non ce n'è. Meglio che ognuno vada per la sua strada.

A seguire, Renata Ferri pre…