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Esito negativo.

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Ricevo un comunicato stampa da una nota galleria d'arte contemporanea torinese per l'inaugurazione della prossima mostra. C'è il testo di presentazione e un'immagine a colori di una delle fotografie esposte. Vedo una conchiglia chiaramente invertita nei toni, quindi di varie gradazioni di blu, come qualsiasi altra immagine a colori invertita digitalmente. Basta un click nel più semplice dei programmi di visualizzazione. Una cosa che chiunque può fare, e fa per gioco, ormai si può dire "da sempre". Un effetto che lascia davvero il tempo che trova. Eppure nel testo, questo risultato viene proposto come chissà quale vertice artistico che debba indurre meraviglia e riflessioni profonde.  Ora, io non so quanto qualcuno sia disposto a pagare per mettersi in collezione un'opera del genere, e non voglio nemmeno saperlo, ma se questo è ciò che si propone come "arte contemporanea", cioè immagini davvero qualsiasi avvolte in un cellophane di parole celebrat...

Un linguaggio per vedere.

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Ho sempre ritenuto che la fotografia fosse un linguaggio per vedere e non per trasformare, occultare, modificare la realtà. Ho lasciato che fosse la sua magia a rivelare al nostro sguardo gli spazi, gli oggetti, i paesaggi che voglio rappresentare. Aforisma estratto da "L'opera aperta", breve testo scritto da Luigi Ghirri nel giorno di martedì 30 ottobre 1984. (Niente di antico sotto il sole, Scritti e interviste 1973-1991, Quodlibet 2021) Come ogni citazione, e questa campeggia in recenti allestimenti espositivi dedicati a Luigi Ghirri, il rischio è sempre quello di finire per fraintendere il senso pieno del ragionamento, semplificandolo in una ricettina buona per tutti gli spuntini graditi a ciascuno. Sono passati quasi esattamente 37 anni da quel testo e molta acqua è passata sotto i ponti del fotografico. Grazie anche all'avvento del digitale prima e di Internet poi, oggi si può meglio comprendere come tra vedere e f...

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