NOTE #1.


Ho pubblicato sul sito blurb.com il primo numero di una nuova edizione, nel consueto formato rivista, dedicata al mio archivio fotografico. Si tratta di una libera immersione nelle sue profondità iconografiche alla ricerca di sintesi che mi rispecchino al di là di ogni considerazione razionale. Sonde inserite nel processo della visione, come attività esistenziale a fondamento della coscienza, e del percorso che interviene quando si cristallizza in immagini automatiche. Il processo rimane imperscrutabile, ma è quanto mai evidente quando l'immagine prende una sua inattesa autonomia nel ritrovamento della seconda visione, quella che interviene dopo, a volte anche molto tempo dopo, rispetto al momento della ripresa.

Considerando la natura compulsiva dell'atto fotografico, almeno per me, e il flusso sempre crescente dell'accumularsi delle fotografie, alla fine il discorso più interessante è quello al riguardo delle permanenze, delle costanze che non mutano nei decenni. C'è qualcosa di più delle funzioni assegnate al fotografico sia nel sociale sia in arte. Quel qualcosa è strettamente connesso con l'identità, ipotetica, di chi preme e continua a premere il pulsante di scatto. Fare il resto, cioè inseguirsi nelle iconografie automatiche, è davvero tutto.

Qui di seguito il link.

NOTE #1
http://it.blurb.com/books/8695839-note-1


Arbus, Friedlander, Winogrand.


Milano, sabato 26 maggio 2018.

Ore 10:30
Il seminario proporrà un'analisi di New Documents, una fondamentale esposizione di fotografia aperta al Museum of Modern Art di New York nel 1967, a cura di John Szarkowski. Vi erano esposti tre giovani americani divenuti poi di grande rilievo internazionale: Diane Arbus, Lee Friedlander e Garry Winogrand. L'impatto della mostra fu così notevole da influenzare per generazioni, fino ai nostri giorni, non solo il corso della fotografia d'autore, ma più in generale anche quello delle arti visive e del cinema.

Ore 13
Pausa pranzo.

Ore 14
Ripresa del seminario, discussione
e conclusioni entro le ore 16:30.



DOCENTE:
Fulvio Bortolozzo

DOVE:
Circolo Fotografico Milanese
Via Bezzecca 24 MILANO
Tel. 340.054.25.50


INFO E ISCRIZIONI:
borful@gmail.com


Che bel quadro, sembra una foto.


Torino, sabato 19 maggio 2018.

Ore 10
Avventure, disavventure, personaggi e aneddoti di una relazione complicata tra pittura e fotografia. Dalle origini ai nostri giorni si susseguono gli esempi di come i pittori abbiano saputo prendere spunto dalle immagini automatiche per rinnovarsi e di come i fotografi siano riusciti a liberarsi dalle iconografie tradizionali dando infine vita al nostro immaginario contemporaneo.

Ore 13
Pausa pranzo.

Ore 14
Ripresa del seminario, discussione
e conclusioni verso le ore 16:00.



DOCENTE:
Fulvio Bortolozzo

DOVE:
Studio Bild
Via Cesare Lombroso 20/A, Torino.
(Metro: Marconi)

INFO E ISCRIZIONI:
borful@gmail.com

(seminario a pagamento, posti limitati)



NOTIZIE UTILI

TRENO
Studio Bild è a 15 minuti a piedi dalla stazione ferroviaria di Porta Nuova e a 10 minuti dalla fermata della metro Marconi. Chi dovesse arrivare da Porta Susa deve prendere la Metro in direzione Lingotto.

PARCHEGGIO
Nei dintorni dello Studio Bild (zona San Salvario) il parcheggio è a pagamento. 1,50€ all'ora dalle 9:00 fino alle 19:00 di sera tranne i festivi; 10€ forfait giornaliero.

L'autore liquido.


Seguo con interesse diversi approcci editoriali innovativi realizzati sovente da collettivi di fotografi intenzionati ad affermare la loro visione ed il loro pensiero nel panorama culturale italiano.

Alcuni di questi risultati mi arrivano comodamente a Torino grazie al meritorio lavoro di Ivan Catalano, che dal basso delle sue inesistenti risorse economiche, ma dall'altissimo di quelle psicofisiche e relazionali, continua da oltre un anno a portare avanti, insieme ad Adele Corvo, una rassegna di assoluto interesse: I Just Look at Pictures - Viaggio nel photobook italiano.

Riflettendo sui vari incontri fin qui avvenuti, mi pare che si possa affermare di trovarsi di fronte ad una trasformazione profonda del concetto di autorialità. Dalla tradizione novecentesca del "demiurgo" origine e fine di ogni cosa, piano piano si assiste ad una vera e propria liquefazione dell'autore, quanto mai contemporanea. Al suo posto, molteplici individui, come fossero vasi comunicanti, trasferiscono su di un piano aperto e socializzato l'opera, condividendone parti di realizzazione e diffusione di volta in volta in forme e situazioni diverse.

Oggi, per esempio, un oggetto come il libro non è più un semplice veicolo pratico di una preesistente serialità fotografica d'autore, erede del "libro dei libri": quell'American Photographs di Walker Evans che impose un modello ripetuto nelle generazioni successive innumerevoli volte. Altre figure contribuiscono alla pari all'opera: il grafico, l'editore, lo scrittore, o gli scrittori, dei testi, lo stampatore e, non da ultimo, il cartotecnico, artefice della materialità funzionale dell'oggetto. Essi non sono più collaboratori, anche di grande qualità, ma co-autori a tutti gli effetti. Il fotografo non è più il solo autore, si è liquefatto in tanti autori diversi.

Un fotografo che desideri ancora essere considerato autore del lavoro che presenta, non può più limitarsi a controllare la sua parte tradizionale: le riprese, la postproduzione e la stampa delle fotografie. Deve estendersi al controllo di ogni aspetto della diffusione del suo lavoro, se ci riesce, o accettare di esserne autore solo in parte e di volta in volta insieme ad altri autori suoi pari. Essendo io animale novecentesco risolvo con l'autarchia delle varie competenze acquisite bene o male nella ormai lunga vita, ma per chi è nato molto dopo di me, e per chi sta nascendo adesso, imparare a nuotare insieme agli altri autori sarà il primo obbligo per poter esistere davvero.