Il perfetto conformismo realizzato.

La mente umana pensa in continuazione. Nello stato di veglia come durante il sonno. L'affollarsi dei pensieri comporta a volte una notevole fatica psichica. La maggior parte degli umani ha provato questa fatica. Come ogni altra attività, l'esercizio migliora la resistenza e diminuisce la fatica. L'abitudine al pensare è quindi benefica. Non basta però pensare a casaccio, pensare alla prima cosa che capita.

L'organizzazione del pensiero secondo linee razionali di sviluppo, non necessariamente costanti, rende ottimale il lavoro della mente e tende a ridurre la fatica. Perché questo accada, devono verificarsi alcune condizioni favorevoli. La prima è la presenza, o costruzione, di uno spazio mentale vuoto. La seconda è la libertà direzionale, senza che alcuna via di pensiero sia preclusa a priori. La terza è l'astrazione dall'esperienza sensibile di dati fisici da sottoporre all'elaborazione concettuale. La quarta è l'impassibilità, l'allontanamento dalla necessità impellente di un risultato utile immediato. La quinta è l'apertura al contributo dell'inconscio. Questo ultimo punto richiede che il pensiero possa essere interrotto e ripreso per dar modo alla mente di sedimentarlo ed esporlo all'attività più profonda e non direttamente traducibile in pensiero o linguaggio scritto/verbale. L'intuizione si forma così.

Il frutto del pensare può essere solo interno o, più spesso, diviene l'origine di azioni esistenziali che possono variare dall'espressione fisica diretta, all'espressione linguistica, fino all'intervento concreto per l'alterazione di cose, luoghi o relazioni.

Il contrario di questa primaria attività mentale umana è l'alienazione provocata dalla ripetizione quotidiana di pensieri sempre rigorosamente identici provenienti dall'esposizione a fonti linguistiche o comportamentali esterne.

Tra i fattori più negativi, solo per citarne alcuni in ordine sparso, vi sono le letture, recitazioni o ascolto, in modalità rituale e ripetuta, di testi a carattere ultimativo, come quelli religiosi; l'esposizione a messaggi mediatici reiterati, come nel caso di messaggi pubblicitari o news ridondanti e sempre identiche; l'obbedienza a regole fissate da altri e alle quali non sia possibile contravvenire pur non comprendendone la razionalità, come nel caso dell'istruzione militare, di una rigida educazione familiare o di un mansionario aziendale.

In buona sostanza, i sistemi sociali degli umani sono organizzati per produrre una notevole riduzione del pensiero individuale e per ottenere comportamenti accettabili e funzionali al sistema stesso. Quando questo accade in maniera massiva siamo di fronte a sistemi totalitari di matrice militare, economica, ideologica o religiosa. Quando accade in modo più blando e permissivo, siamo nell'ambito di sistemi sociali di compromesso tra la necessità della loro sopravvivenza e un certo grado di libertà di pensiero ammessa, utile peraltro a migliorarne il funzionamento, almeno in una prospettiva generazionale.

Pensare è inevitabile per ogni essere umano, pensare sempre le stesse cose, così come ci vengono presentate alla mente dal sistema sociale a cui apparteniamo, riduce le nostre potenzialità intellettuali fino a spegnerle del tutto. Durante lo spegnimento, la fatica si sente sempre di più, fino ad essere così intollerabile da preferire ad essa l'assenza di pensiero individuale, cioè il perfetto conformismo realizzato.





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