NAUFRAGI.






















Rimane sempre un po' imbarazzante scrivere del proprio lavoro. Il filo da percorrere in equilibrio senza cadere nel vuoto dell'autocelebrazione è davvero sottile.

Per questo motivo mi limito alla notizia nuda e cruda: oggi ho messo in vendita sul sito blurb.com una monografia dedicata alla serie Naufragi. Si tratta di 82 fotografie prese lungo la costa tirrenica della provincia di Cosenza nel 2014 e, in ultima piccola parte, nel 2015.

L'anteprima fa vedere solo alcune delle 120 pagine. Giusto per dare un'idea. Spero che quanti seguono con interesse il mio lavoro fotografico possano pensare di volerne avere una copia nella loro libreria. Ho tenuto conto anche dell'aspetto economico, che mi pare non sia fuori portata per nessuno.

Grazie a tutti comunque. Da anni sono sostenuto in vario modo nel proseguimento delle mie attività dall'attenzione di persone sensibili e affini. Durante una vita umana è davvero difficile pretendere di più.

Non si scrive, ma si descrive.

Un'immagine fotografica comporta per definizione la riduzione delle innumerevoli possibilità di realizzazione di un'immagine solo a quelle consentite dalle leggi fisiche messe in gioco nell'atto fotografico e che originano dalla luce, procedendo poi per via ottica, meccanica, chimica e/o elettronica.

Alla base di qualsiasi fotografia c'è quindi l'azione della luce che però non si traduce in scrittura, ma in restituzione, traccia. Tutto il visibile può venir ridotto alla sua traccia ottica durevole per il trattamento tecnico a cui viene sottoposta la luce. Al di fuori di questo ristretto campo applicativo non c'è fotografia, ma possono esserci comunque immagini, realizzate con altre tecniche e persino con risultati difficilmente distinguibili da quelli fotografici: famosi i casi dell'iperrealismo pittorico e della grafica computerizzata foto-realistica.

Quindi una fotografia non è nient'altro che una descrizione, condizionata dalla tecnica, di un fenomeno visibile. E questo è quanto basta alla stragrande maggioranza degli umani per trovare utile e soddisfacente prendere e guardare fotografie. La qualità che decreta il successo travolgente delle fotografie è perciò quella descrittiva.

Il che non significa realismo o precisione, ma verosimiglianza sufficiente. Una verosimiglianza soggetta alla tecnologia d'uso prevalente in un dato momento storico. Quando cambia la tecnologia, quella precedente viene considerata "stile" e si carica di valori emotivi secondo la logica del "vintage".

Oggi, per esempio, si accettano come verosimili le fotografie prese con gli smartphone dotati di ottiche grandangolari fisse, che notoriamente introducono esasperazioni prospettiche, più evidenti nelle riprese ravvicinate. Quando si potranno usare sugli smartphone o loro successori delle focali diverse, e più vicine a quelle chiamate "normali" o "tele", improvvisamente le "vecchie" fotografie del passato sembreranno meno verosimili e più esasperate, caricandosi però al contempo anche di una componente nostalgica che le renderà simboliche di un'epoca.

Con le fotografie non si scrive, ma si descrive e la verosimiglianza delle descrizioni è storicamente condizionata dalle tecnologie impiegate.

Vero o falso, purché a maggioranza.

Babbo Natale non esiste, una giuria popolare dovrebbe decidere quale notizia sia vera o falsa sulla rete, la scienza non è democratica. Tre informazioni che girano su Facebook negli ultimi giorni e che non dovrebbero avere apparentemente nulla in comune. Penso invece che tutte e tre abbiano a che fare con la crisi del sistema occidentale basato sulla indiscutibile verità dei fatti rispetto alle opinioni.

In questo senso, anche la fotografia fa parte del problema. Già molto si è scritto sul rapporto tra verità fattuale e fotografia. Le momentanee conclusioni del dibattito propendono oggi per l'inconsistenza di questo rapporto, così come fino a un paio di decenni fa propendevano per il contrario.

La verità quindi è un'opinione. Babbo Natale esiste eccome se si crede che esista. Così come una notizia è vera se la maggioranza di chi la riceve pensa che lo sia e la scienza è democratica se chiunque può dire la sua in merito. Il modello di comunicazione attuale prevede il prevalere della credenza sulla scienza. Quello che iniziò con Galileo, il metodo scientifico, termina qui. Il sole può tornare a girare attorno alla Terra e le erbe magiche possono riprendere a guarire chi crede in loro.

Siamo arrivati alla fine del mondo moderno che pareva l'unico possibile e invece era solo una parentesi un po' bizzarra nel fluire tragico della vicenda umana su questo pianeta. Per paradosso proprio il miracolo tutto scientifico e tecnologico della rete Internet è il principale agente del ritorno ad un'epoca pre-scientifica. Dare la possibilità a ciascun umano di diffondere il suo pensiero su tutto a tutti, in piena parità con chiunque, azzera ogni gerarchia intellettuale.

Un po' quello che ha già fatto la fotografia nel campo delle immagini. Un tempo frutto della sapienza esclusiva di minoranze esperte e capaci, oggi nella disponibilità di chiunque sia dotato di una macchina per fare le figure, una qualsiasi fotocamera appunto.

Le conseguenze mi paiono quelle dei vasi comunicanti, o della globalizzazione se si vuole: l'allargamento della base porta all'abbassamento del livello generale. Prima che il livello torni a salire, bisognerà attendere che smetta di scendere e potrebbe però volerci troppo tempo ancora. Molte generazioni forse.