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Vittore Fossati è parte essenziale.


Vittore Fossati è parte essenziale di ciò che ci resta di una stagione irripetibile. Almeno così appare. L’epoca d’oro di un piccolo universo di fotografi gravitanti con orbite proprie attorno ad un sole per nulla antico che come una cometa attraversò molti luoghi della penisola di figure dove viviamo. “Luigi Ghirri era generoso” così dice Vittore. Non nel senso che fosse ricco e distribuisse a piene mani del suo patrimonio. Proprio in quel senso invece, se togliamo di mezzo lo sterco del diavolo e pensiamo. E guardiamo. Perché nella semplicità di un atto esistenziale che parrebbe irrinunciabile sta tutta la rivoluzione di un modo che non vuole ridursi a metodo.

Pensare, liberamente. Alcune specie animali in certi momenti ci sembra che lo facciano. Noi dovremmo farlo per costituzione, invece alcune volte capita anche tra di noi. Ma non così spesso. Il tempo che si passa a pensare cosa è giusto pensare per essere ben accetti al nostro prossimo, quello che ci interessa per un motivo qualsiasi, occupa la nostra mente quasi completamente. Aggiungiamo poi il fatto che la ripetizione quotidiana dei pensieri, indotta dal ripetersi degli sguardi, finisce per accecarli. I pensieri prima degli sguardi.


Non serve davvero altro per capire cosa c’è da vedere nelle fotografie prese lungo un fiume da Vittore Fossati: niente di speciale. Se non le guardi con la giusta disposizione non ci vedi nulla. Sì, qualche traccia, qualche indizio, ma niente che davvero ti trattenga. Sono le solite cose, le hai già viste infinite volte. Addirittura le dimentichi ogni volta. Alberi, sponde di fiume ingerbidate, cose così. Fotografie digitali per lo più ridotte al bianco e nero formato cartolina. Tocca pure mettersi gli occhiali. Non fotografa solo questo, sia chiaro. Però nei trecento metri circa del fiume Tanaro, in località Masio, ci si perde. Del tempo sicuramente. Andando al lavoro, tornando dal lavoro. Come quando ancora qualcuno ha voglia di fare le parole crociate: righe verticali con righe orizzontali di parole incasellate in una griglia di quadrati. Alcuni neri. Messi lì dove l’incrocio non c’è più. Per farle, le parole crociate, ci devi pensare e pensi a dei ricordi. Un catalogo che chiunque dovrebbe avere, una base enciclopedica che si chiamava “nozionismo”. Il nome di quella città, quel fatto storico lì. Pensare, ricordare e poi alla fine la soluzione. Guardare è complesso. Percepire è già un atto culturale. La fotografia, come quando la prende Vittore, ci serve a capire e fare questo. Ci libera da tutti i nostri mali visivi. Un miracolo ottico che ci restituisce la vista. E così sia, nei secoli dei secoli. O almeno ancora per un po’.


Vittore Fossati
Il Tanaro a Masio

A cura di Ivan Catalano

Isole.
Lungo Dora Napoli 18/B, Torino.

Da venerdì 04 maggio  Alle  18,30.
A domenica 20 maggio Alle  23,59.

Visita su appuntamento: 339 819 3106.