La libertà di vivere.

Sta cambiando rapidamente la sensibilità verso ciò che può offendere. Forse a causa della televisione degli anni Ottanta Novanta prima e della rete Internet oggi, sempre più spesso l'espressione coincide con la sua spettacolarizzazione e quindi il pensiero si fa immediatamente azione, offensiva a volte o percepita come tale.

La fotografia ha certamente parte in tutto questo perché l'immagine automatica e le sue derivazioni audiovisive trasferiscono le azioni dal piano dell'esperienza diretta a quello dell'esperienza mediata. Oltre a questo, va considerato il fattore tempo. La parola scritta sulla carta è per sua natura non sincronica come invece quella parlata. La parola detta in televisione o scritta sulla rete recupera invece molta della sincronia del parlato ridotto però ad una forma che espone ad equivoci, fraintendimenti e quindi provoca facilmente reazioni  istintive invece che razionali.

In questo scenario complesso l'offesa aumenta di intensità perché si riducono eccessivamente gli spazi di compensazione della vita reale. Gesti, aggiustamenti del discorso, interventi pacificatori, tutta una serie di azioni che possono evitare di far arrivare l'offesa fino a produrre una ritorsione risultano impediti, quando non persino impossibili. Ecco perché i social network, strumento quanto mai utile e oggi davvero indispensabile, finiscono troppo spesso per degradarsi e divengono "asocial network", ricettacoli di ogni fragilità esibita nella peggiore delle maniere.

Una difesa da tutto questo penso possa stare nel recupero di distanza, nell'accettazione che tutto ciò che scorre davanti a noi non è necessariamente di nostra competenza e non richiede un nostro immediato intervento. La distanza, la riflessione e, aggiungo, una certa riservatezza personale, aiutano a restituire equilibrio alla comunicazione. Soprattutto però aiuta la consapevolezza che le diversità di pensiero e azione non possono essere impedite perché ci offendono. Esistere non può costituire offesa per gli altri. Diversamente ogni integralismo troverà negli spazi mediali tutta la legna che gli serve per bruciare la libertà di pensiero e di critica. La libertà di vivere alla fin fine.