Il potere d'interdizione.

14 giugno 2017.

Tra le molte forme del potere ce n'è una che ha grande tradizione in Italia: il potere d'interdizione. Così grande che si potrebbe pure considerarla la forma fondamentale da cui discendono tutte le altre. Nella sua essenza consiste nella conquista di una posizione dalla quale gli altri debbano passare o in qualche misura dipendere.

La parte più difficile è proprio questa perché sono in molti ad ambire alla stessa posizione. Le vie per il successo sono le più varie, con la gettonatissima via familistica in prima posizione. Essere parente biologico o acquisito, cioè amico così ossequiente e fedele da poter essere considerato "della famiglia", certamente aiuta e in troppi casi prevale su qualsiasi altra caratteristica. Superata la fase più critica, cioè la conquista della posizione, tutto il resto viene di conseguenza. Basterà impedire il passaggio o permetterlo a seconda dei propri vantaggi personali. Lo schema è quello feudale classico, ampiamente collaudato ed insuperabile: il passaggio del ponte. Gli amici passano, i nemici mai.

Il vantaggio di questa forma di potere è che non richiede alcuna qualità specifica. Chiunque può praticarla in ogni momento della propria vita senza nessuno sforzo, persino nelle piccole cose quotidiane. Impedire il passaggio al prossimo è facile e in mancanza di possibili ritorsioni pure divertente. Le possibili ritorsioni sono l'unico antidoto. Se non passo da te tu non passerai da me.

Ecco in germe la natura squisitamente mafiosa della nostra convivenza (in)civile: impedirsi l'un l'altro il passo perché alla fine prevalga la pura e semplice convenienza sul diritto, sull'intelligenza, sulla "cosa giusta da fare" che viene ormai richiamata, e di rado, solo in qualche commedia o film americano dai chiari intenti consolatori.

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