Sì, no, non so.

Periodo di dubbi notevoli. D'istinto, quando ho forti dubbi sto fermo in attesa di scioglierli verso una qualche direzione plausibile. Muoversi per muoversi non mi ha mai affascinato.

In genere, il dubbio paralizzante mi si manifesta quando la ragione entra in tilt, trovando ottimi motivi equivalenti per fare sia una cosa sia il suo opposto.

L'assenza, o almeno la sua imitazione che sarebbe l'immobilità, non sono senza conseguenze. Passano magari diversi treni, mentre si sta lì davanti ai binari a guardarli senza prenderne nessuno.

C'è da dire che proprio questa attitudine mi consente di estraniarmi, di relativizzare la mia esistenza e quindi di poterla osservare mentre scorre quasi come se non mi appartenesse per davvero.

Il sentimento di esistere nonostante me, in qualche modo mi rasserena invece di inquietarmi. Il vuoto che ne consegue ha qualcosa di pacificante. Mi rigenera persino. Lascio quindi che faccia il suo corso, che dal vuoto emerga inevitabilmente qualcosa che mi condurrà al prossimo vuoto. Un accadimento come un altro.

In fondo, l'esistenza ha un'inizio certo, una fine certa, ancorché a data aperta, e nel mezzo un'alternarsi di pieni e di vuoti il cui unico senso possibile è puramente cronologico. Uno scorrimento da A a B. Come nelle nuvole, ogni tanto sembra che appaiono delle forme riconoscibili, ma sono effimere illusioni che durano il tempo di un soffio di vento.

Nelle mie fotografie, tutto questo c'è di sicuro.


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