L'Eni chiama, Cresci risponde.

Fino al 16 ottobre prossimo è visitabile da Camera a Torino la mostra personale di Mario Cresci intitolata Ri-creazioni.

Si tratta di una risposta d'artista alla domanda del committente, l'Archivio Storico dell'Eni, giunta per tramite di Camera che proprio in Cresci ha individuato il professionista adatto per svolgere questo incarico.

L'Eni possiede un patrimonio fotografico impressionante, più di 500.000 fotografie ben conservate e catalogate. Dai tempi eroici di Enrico Mattei ai giorni nostri ogni aspetto significativo dell'attività aziendale viene documentato direttamente dai tecnici interni o da professionisti esterni.

L'incarico a Cresci prevedeva una valorizzazione di questo patrimonio, ma che non si limitasse ad una mera selezione di immagini particolarmente riuscite esteticamente da poter esporre a fini promozionali. L'artista ha quindi messo in opera tutta la sua pluridecennale esperienza per esporsi con la massima libertà concessa dalla committenza, caso quanto mai raro e quindi felice, immergendo le proprie ricerche personali nelle iconografie e nelle materie del mondo Eni.

Il risultato sono sei sale a tema più una sequenza a flusso nel corridoio, dove il fotografico entra in sinergia con il grafico, con le materie, anche innovative, e con le installazioni site specific. Il taglio generale è quello formalistico dell'arte moderna aggiornato dalla lezione del concettualismo tardo novecentesco senza però mai arrivare agli esiti contemporanei più estremistici e iconoclasti.

Non sono così sicuro che il risultato raggiunto possa contenere una componente artistica di particolare interesse al di là dell'evento contingente, almeno ai miei limitati occhi. Certo però che l'intelligenza, la sensibilità, la cultura, la capacità professionale, la poetica di Mario Cresci emergono in maniera più che evidente. L'aspetto ludico in particolar modo, cosa questa che lo avvicina a figure come Nino Migliori e Bruno Munari, ma anche a quell'Alighiero Boetti citato dallo stesso Cresci in conferenza stampa come esempio di approccio artistico positivo, nel suo rapporto aperto alle influenze giocose della figlia bambina.

In ultimo una considerazione sul difficile rapporto tra arte e committenza, che sovente da noi si riduce a delle marchette per nulla dignitose. Questa operazione rappresenta invece un modello da recuperare, di tipo olivettiano per intenderci. Qualcosa che ci farebbe bene anche come Paese, nel ritrovato sentimento che quando impresa, ricerca, cultura e arte si riconoscono a vicenda si ri-crea quella straordinaria sinergia innovativa che nel mondo sanno riconoscere come tipica di qualcosa che ancora si ostinano a chiamare "Italia".

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