In pasto ai porci.

Le immagini possono uccidere. Anzi, l'insistenza pubblica delle immagini. Mai come in quest'epoca interconnessa "H24 7/7"  il massaggio mediatico si è fatto violento e irrefrenabile. L'informazione, in questo caso visiva, ha ormai superato ogni limite possibile e diviene fatto essa stessa. Che all'origine ci sia qualcosa di accaduto per davvero nella vita biologica degli umani è del tutto secondario e ininfluente.

Così accade che episodi magari brevi di un'esistenza, si dilatino fino a divorare quell'esistenza stessa, renderla impossibile, non più proseguibile. Una condanna a morte che nessun tribunale commina, ma che avviene lo stesso per mezzo dell'incontrollabile flusso visivo, oggi più vivo della vita stessa.

Una giovane donna italiana non ha resistito al suo errore: diffondere dei video di rapporti intimi con il partner ad altre poche persone, immagino uomini, ma forse anche donne, i cosiddetti "amici", parola degradata ormai dall'uso social che se ne fa. E gli "amici" non ti perdonano mai. I video finiscono così in rete e scatta la gogna degli sconosciuti in cerca solo di buone occasioni per sfogare le loro frustrazioni ridendo di qualcun altro, meglio se femmina.

C'è tutto un abisso senza fondo di ignoranza collettiva su cosa sia un rapporto sessuale e cosa siano le immagini di un rapporto sessuale. Alla fine l'unica risposta della donna all'impossibilità di porre termine a tutto questo è stata la morte per impiccagione. Chissà che canzone intensa ci avrebbe scritto sopra De Andrè. Tutto finisce come doveva: fai la puttana dilettante? Quindi manco per soldi, l'unica ragione riconosciuta sempre valida in questo maledetto paese per giustificare qualsiasi violazione etica. Ti fai vedere mentre lo fai? Brava stupida, la tua pena per aver sfidato l'ipocrisia omertosa del gruppo di quanti fanno tutto e niente dicono mai è proprio la morte. L'ultima scelta l'hai indovinata. Morendo hai ricomposto l'ordine e tutti possono tornare a farsi i fatti loro, al riparo delle loro tane, aspettando il prossimo stupido esibizionista da linciare.

Un tempo i "selvaggi", quelli buoni secondo Rousseau, avevano paura delle macchine fotografiche. Dicevano ai civilizzati fotografanti che temevano di vedersi rubare l'anima. Grasse risate per l'ingenuità barbarica di quei poveri esseri ignari delle sorti magnifiche e progressive che stavano per vaporizzarli, pardon "assimilarli". Ebbene, mi sta uscendo una sveglia al collo e un osso mi perfora il naso. Avevano ragione loro, accidenti. La fotocamera ti ruba l'anima e oggi più che mai quell'anima rischia di finire in pasto ai porci.