Bianco, ingenuo, valdostano.

È aperta da PHOS a Torino, una doppia personale di fotografia intitolata "Bianco - Ingenuo". Gli autori sono Sophie-Anne Herin e Mattia Paladini. Ad unirli è il luogo dove hanno preso le loro fotografie, che è anche il loro luogo di nascita: la Valle d'Aosta.
Il potere dell'immaginario collettivo sedimentato in chi non vi risiede, si mette subito in moto al solo leggere quel nome: alte montagne innevate, o verdissime d'estate, alpeggi, baite, cieli azzurri e pittorescamente attraversati da nuvole fioccose, succulenterie gastronomiche servite in ambienti impreziositi da legno e pietra lavorati da abili artigiani, ecc. ecc. Luoghi per vacanze meravigliose insomma.

Invece no. Esistono altre dimensioni esperienziali in quella valle, e nelle zone alpine in genere. In questo senso, la doppia personale è quanto mai felice nell'accostarne due molto distanti tra di loro che in sinergia disegnano iconografie inattese in grado di arricchire l'immaginario con altri aspetti fino ad ora non considerati.

©2015 Sophie-Anne Herin

Herin costruisce una vera e propria esperienza sensoriale allestendo una stanza della galleria con tre piccoli lightbox a parete immersi nel nero più profondo percorso da una sottile profumazione, come se ci si trovasse in una camera oscura sui generis. Nell'unica incerta e ipnotica luce dei lightbox, anche per via del lieve pulsare dei led, si intuiscono forme, più che vederle davvero. Rocce, versanti montani, vegetazione, evocazioni rossastre di qualcosa di magmatico. Una visione della montagna che rispecchia il sentire di chi ci è nato e vissuto in un rapporto di rispecchiamento psicologico ed esistenziale profondo. Il "bianco" del titolo suona paradossale in tutto questo nero da cui emergono vaghe forme rossastre. Tuttavia contiene una chiave interpretativa necessaria verso il candore di chi si apre al mondo senza barriere, senza pelle persino, sia come sia, purché sia vita vissuta.

A contraltare c'è l'ingenuità dichiarata da Paladini che invece attraversa un paesaggio valligiano urbanizzato. Luogo della contemporaneità con le sue strutture di servizio per le varie attività di collegamento, sportive, residenziali e produttive. La scelta iconografica segue la falsariga della tradizione neotopografica americana, nella quale anch'io mi riconosco e questo mi consente di "abitare" con una certa familiarità le fotografie esposte. La scelta delle luci, e quindi delle cromie, spinge su un piano di seduzione e meraviglia ciò che viene offerto nell'inquadratura. In questo risiede l'ingenuità apparente, nel non voler prendere una posizione critica verso l'incontro, ma di fermarsi prima, come un bambino che scopra cose mai viste e si stupisca, senza giudizio, senza opporvisi. In questo modo, seguendo il suggerimento dell'autore, possiamo recuperare inannzitutto il piano della presenza e della descrizione. Poi ognuno deciderà come classificare tutto questo. Dopo, a casa, con calma.

Chi può, vada a vedere questa iconografia della Valle d'Aosta esposta da Phos. Quando ripenserà a quella valle, immagini meno banali verranno alla mente e questo sarà un beneficio impagabile davvero.



PHOS

Centro Polifunzionale
per la Fotografia e le Arti Visive

Via Giambattista Vico, 1
10128, TORINO, Italia


Orari di apertura mostre:

Lun. Mer. Ven. 15.30 – 18.30

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