Salvate il geoturista Steve.

Penso che oramai anche i sassi sappiano dell'incidente capitato ad una fotografia appesa nella mostra personale di Steve McCurry alla Reggia di Venaria Reale.

Per i distratti, aggiornarsi a scelta con uno dei link qui di seguito:
https://www.google.it/search?q=mccurry+palo+giallo&ie=utf-8&oe=utf-8&gws_rd=cr&ei=0j0nV_mWJcfbUeKspbgN

Letto tutto? Bene.

Passiamo oltre e andiamo al dunque. Una persona decide di viaggiare perché "è il modo migliore di passare il tempo della vita". Il problema però è dove trovare i soldi, se non si è ricchi di famiglia. La strategia di Steve McCurry fu inizialmente quella di fare fotografie per le riviste geoturistiche, una su tutte: il National Geographic. A dispetto del nome, su NG di geografia se ne fa proprio pochina, più che altro si imbastiscono storie d'avventura illustrate da immagini molto colorate e di forte impatto iconico. Si tratta di far credere al lettore che là fuori ci sia un mondo meraviglioso e che grazie all'intrepido coraggio di pochi selezionati eroi fotografanti può comodamente affrontarne la bellezza standosene seduto sulla poltrona di casa. Poi semmai consulterà i coloratissimi cataloghi dei tour operator per trovare un resort abbastanza vicino a ciò che lo attrae e, accompagnato da persone esperte, potrà magari vivere qualcosa del genere. Intanto i giorni sul lavoro passano, la vita trascorre e nell'attesa del lieto evento adrenalinico, le cose vanno meglio. In pratica metadone ottico per dipendenti dalla sindrome di visionarietà disneyana del globo.

Fin qui niente da eccepire, ognuno si stona come meglio crede per tirare dall'alba al tramonto, e oltre.
Poi però le dosi devono aumentare. I colori delle pellicole supersature non bastano più. le tolgono pure dal mercato una dopo l'altra, cambia la tecnologia, arrivano i pixel e quel diavolo tentatore di Photoshop. I giovanissimi sono i più scafati nell'usarlo e allora ecco che il vecchio viaggiatore finisce nelle mani del fotoritocco estremo. Colori ancora più supersaturi, luci e ombre mai viste, contrasti a mille e pure qualche palo giallo che da lì, si sposta un poco più in là.  Se poi aggiungiamo che viaggiando non si può seguire il lavoro di postproduzione e stampa, il gioco è fatto. Chi di voi tornerebbe da un bel viaggio in Messico in anticipo perché deve controllare una mostra che sarà aperta a Torino? (dove sarebbe poi 'sto posto?). Una delle tante, tantissime, che sostengono uno stile di vita sempre più libero e viaggiante?

Ora va benissimo tutto. Se ti comperano, fai bene a vendere. Per me nel mercato la colpa è sempre dell'acquirente, mai del venditore. Ora cosa vende McCurry? Una realtà fortemente speziata di gusto scozzese. Vi piace? Comperatela. Non vi piace? Lasciategliela. Chi la compera però non si lamenti poi se arriva con qualche difettino. Se comperate a poco dai cinesi, mica vi lamentate no? Ah, ma l'avete presa in una boutique di lusso (Reggia di Venaria)? Ve l'han spacciata per roba raffinata ed esclusiva? Ahi, ahi, qui in effetti casca l'asino.

In ogni caso, la colpa non è di Steve, ma di chi lo smercia per quello che non è. Di chi colpevolmente ne incensa il lavoro avendo gli strumenti culturali per stroncarlo invece. Insomma, signori eruditi e colti che vi piccate di saper leggere le immagini prendetevi la responsabilità di ciò che spacciate come cultura, con mostre costose nelle sedi più prestigiose. Voi invece che ci andate a quelle mostre, abbindolati dalle promesse markettare, pigliatevela con chi le organizza e salvate il geoturista Steve.