Proprio per quel motivo.

Sono qui che vago in ampi spazi tra venditori di hot dog e grandi stand più o meno sfavillanti, in mezzo a robe da chef, salutismi, giochi e lazzi, vinerie, magliette, istituzioni locali, regionali, nazionali, vele vaticane.

Grandi editori, medi editori, piccoli editori, sì ci sono anche, alcuni, ma se faccio il conto dei chilometri e dei metri quadri, calcolando un biglietto scontato otto euro perché orgoglioso possessore della Tessera Musei, se faccio tutti i conti per bene, mi ritrovo in un salone pieno di vuoto, di chiacchiere e distintivi, in cambio del  sole che c'è fuori.

E allora esco, vado in centro, sotto i portici. Ecco il salone vero: bancarelle di libri, lì si fanno finalmente piccoli ritrovamenti e deliziose scoperte, come mi accadeva un tempo anche al Salone del Libro, atteso tutto l'anno proprio per quel motivo.