Nelle sue infinite varianti.

Una fotografia, una sola, rimane un'immagine indeterminata, per quanto sia evidente nel visivo la volontà del fotografante di mettervi senso. Due fotografie presentate insieme già costituiscono un principio di direzione, riducono le variabili. Tre o più fotografie danno inizio ad un senso via via meno indeterminato, ma sempre se viste insieme, anche non simultaneamente.

Questa forse la motivazione che sta alla base della serialità in fotografia. La ripetizione, o variazione, lungo un filo rosso consente al fotografico di essere meno preda del senso arbitrario appiccicato da chi guarda, facilmente portato ad espropriare il fotografante delle sue intenzioni per sovrapporvi le proprie.

Anche per questo però, l'attenzione è meglio che si porti sulla costituzione di un corpo coerente di fotografie che contengano l'autenticità, tradotta nel visivo, dell'esperienza che si va compiendo.

La sede propria di tale corpo, è l'archivio. Dal quale, di volta in volta, estrarre serie contingenti per occasioni specifiche, anche riproponendo le stesse immagini con relazioni diverse tra di esse e altre. Senza coerenza e autenticità sarebbe come mettere insieme mele con pere. Così invece si è sicuri di proporre, e riproporre, sempre lo stesso frutto, nelle sue infinite varianti.

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