Inabitabile magari per me.

Alla Fondazione Merz di Torino è aperta fino al 19 giugno prossimo la personale di Botto & Bruno. Prima cosa: andateci. Consiglio calorosamente i miei concittadini, e non solo, di immergersi nelle grandi scenografie allestite per l'occasione. Forse mai come prima d'ora il mondo visionario dei due artisti torinesi prende corpo, e luogo, con una simile avvolgente forza iconografica: un'esperienza davvero totalizzante.


Le tecnica del collage digitale fotografico, affinata negli anni, vede gli ormai neocinquantenni autori (non si direbbe affatto vedendoli, ma i dati anagrafici recitano così) pienamente padroni del loro universo post industriale. Ogni minimo elemento fotografico si inserisce nell'insieme del montaggio contribuendo ad arricchirlo e nello stesso tempo rendendo credibile l'incredibile fin sulla soglia del tangibile, del percorribile.


E proprio percorrere e ripercorrere l'allestimento passeggiando lungo le pareti è il modo migliore di goderne il profluvio barocco che contiene. Tra le stazioni/installazioni previste ci sono anche la "grande cisterna", buona per meditazioni o sospensioni ansiolitiche della visita, e il verosimile, ma mai esistito, "cinema Lancia" dove viene proiettato un loro montaggio cinematografico recente da tre film d'autore, dedicato all'infanzia. Nelle sale superiori altri video stavolta originali, girati dagli artisti da posizione elevata con forti teleobiettivi sui giochi di bimbi a Porta Palazzo. Da rilevare le musiche che sono anche in parte concepite ed eseguite da Botto e Bruno, a testimoniare il loro forte interesse per un complessivo controllo multimediale e multisensoriale della progettualità messa in atto.


Durante la mia visita c'era una scolaresca di bambini che fringuellava dietro alle loro maestre. Questo mi dava da pensare su quanto loro potessero recepire dello strano pianeta devastato che si raffigurava tutto intorno. Non mi sarà mai dato saperlo. Qualcuno di loro forse se lo ricorderà a lungo e arrivato alla mia età ne parlerà ai nipotini, chissà.

Forse invece sono iconografie davvero molto lontane ormai. In fondo, sono allestite proprio in uno spazio ex industriale perfettamente recuperato ad un uso culturale, quindi smentendo nei fatti il pessimismo apocalittico rappresentato nella mostra.


Io stesso, figlio di operai FIAT e vissuto anche a San Paolo, non mi ci ritrovo per davvero. Posso pensare, per esempio, ai racconti che mi si facevano della guerra: morte, distruzione, dolori, paure, ma io crescevo lo stesso, e anche felicemente nel mio piccolo, in una Torino piena di condomini abitati da famiglie di operai e impiegati che avevano per i loro figli previsioni piene di discreto ottimismo. Sarebbero andati a studiare alle "scuole alte", chi per diventare dottore, chi artista, e non avrebbero conosciuto che qualcosa di meglio, molto meglio.

Questo quindi non mi preparava affatto alla guerra, anche se mi facevano vedere film, fotografie, mostre e leggere libri, articoli. Così penso che i bambini d'oggi cresceranno immemori, o comunque innocenti, del passato industriale e delle macerie di illusioni che ci lascia. Costruiranno un mondo completamente diverso, tutto per loro. Inabitabile magari per me.


Botto & Bruno
Society you’re crazy breed
a cura di Beatrice Merz e Maria Centonze

Fino al 19 giugno 2016.

FONDAZIONE MERZ
Via Limone 24 Torino
Tel. 011 19719437
info@fondazionemerz.org
www.fondazionemerz.org

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