Cosa si cela dentro Celati.

Ieri sera è iniziata una breve rassegna gratuita dedicata al cinema documentario di Gianni Celati. Le proiezioni avvengono da Studiobild a Torino e sono curate da Ivan Catalano. Chi intendesse essere presente deve prenotarsi per tempo, i posti sono limitati.

La rassegna è stata intitolata da Catalano "Documentari imprevedibili come i sogni", estrapolando il titolo da un testo di Celati. Il primo film, "STRADA PROVINCIALE DELLE ANIME"(1991 / 58'), mantiene in effetti le promesse risultando del tutto imprevedibile e decisamente onirico.

Va subito detto che se è vero che un ipotetico Fantozzi avrebbe ben potuto a fine proiezione alzarsi e pronunciare la famosa battuta della corazzata è altresì vero che la RAI di Angelo Gugliemi dimostrava con progetti come questo un coraggio produttivo e una volontà sperimentale che a distanza di oltre un quarto di secolo lasciano stupefatti se paragonati alla tristissima situazione attuale.

Celati mette in atto alcune sue intuizioni concettuali che certamente originano dalla consuetudine con Luigi Ghirri. Caso più unico che raro di uomo contemporaneo delle lettere che trova ispirazione profonda in un uomo delle immagini. Dove tutto però si incaglia, a mio modesto parere, è nella velleità di lasciare che il cinema sorga per genesi quasi spontanea dal puro accadimento delle cose. Non basta. Le cose accadono e sono imprevedibili (questo è bene), ma sovente sono troppo incongruenti e "qualsiasi" per poter generare davvero senso, finendo per far girare tutto in tondo fino alla metaforica "ultima spiaggia". Non mi sfugge anche in questo esito l'autoironia di Celati, ma non mi basta.

Comunque vedere in azione Luigi Ghirri e incontrare alcune inquadrature che sono dirette derivazioni di sue riprese, sono stati appagamenti più che sufficienti per farmi accettare tutto il resto. Attendo ora con piacere le prossime tre proiezioni, a cui son già prenotato, per provare di nuovo a capire cosa si cela dentro Celati.

Post popolari in questo blog

Una cultura fotografica.

Sotto il vestito meno di niente.

La dittatura degli ignoranti.