Collezionista avvisato...

Anche quest'anno si è aperto a Milano il MIA Photo Fair, per la seconda volta nella nuova sede al The Mall di Porta Nuova. Gli spazi sono strettini e alcune sezioni, come quella editoriale, risultano parecchio sacrificate rispetto alle edizioni di via Vigevano, tuttavia se si evitano le ore di maggior afflusso la visita è passabilmente gradevole e forse meno dispersiva.

Buttando giù delle impressioni quasi a caldo, direi che se anche l'evento fosse biennale non ne risentirebbe, anzi. Si vedono più o meno le stesse cose da una volta all'altra con poche novità. La visita è comunque sempre una buona occasione per farsi un'idea di come e dove vada il mercato del collezionismo fotografico.

Se c'è una cosa che trovo in grande evidenza è la maturità delle nuove tecnologie di stampa digitale. Le stampe sono decisamente impressionanti per qualità e resa. Il settore in questo senso ha fatto passi da gigante e può ora contare su professionisti in gamba e attrezzature all'altezza. La sindrome da "metriquadrismo esasperato" sta un poco regredendo per fortuna e si trovano opere con dimensioni meno museali e più alla portata di ambienti domestici borghesi, magari non ancora proprio piccoli piccoli, tranne che in qualche caso.

Nell'insieme si vede, come al solito, tutto e il contrario di tutto, con parecchia bizzarria "artistica", ma anche lavori più meditati e sofisticati. Insomma c'è ancora chi strilla colori e icone, ma non sommerge più di tanto chi invece sussurra concetti e pensieri.

Dei prezzi non dico perché le mie tasche avrebbero fortissime crisi di autostima e per misere che siano non vedo perché dovrei umiliarle più del necessario. Qui sta forse il senso e il limite della manifestazione. Nella creazione di un mercato, possibilmente ricco, si ricercano soluzioni oggettuali preziose, rare o almeno costose abbastanza da distanziare quelli che: "l'importante sono le immagini, non i supporti".

Al MIA le immagini sono importanti anche perché lo sono i loro supporti e le tecniche di produzione. Sennò come sì potrebbe convincere qualcuno a sborsare tanti euro per delle immagini fotografiche che si potrebbero scaricare di frodo dalla rete con pochi click?

Cosa tutto questo abbia poi a che fare con l'arte, contemporanea per giunta, è difficile dire. Alla fine della fiera, se non c'è l'artista contemporaneo riconosciuto non c'è fotografia che tenga: varrà sempre di meno delle opere d'arte tradizionali e se arrivasse a valere come esse, sarebbe solo una bolla speculativa destinata prima o poi a scoppiare. Collezionista avvisato...