Fotografia criminale (parte III e ultima).


Proprio dove non me l'aspettavo, alla mostra MIXMASTER di Ed Ruscha nella Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli, trovo le tracce fotografiche di un grande criminologo, il tanto bistrattato Cesare Lombroso. Difatti nel progetto espositivo, curato da Paolo Colombo ed allestito da Marco Palmieri, si mettono insieme le scelte d'artista di Ruscha dalle collezioni torinesi e tra queste anche quella del Museo di Antropologia Criminale Cesare Lombroso, che oggi tanti benpensanti equi e solidali vorrebbero veder scomparire.

La mostra in se stessa non è che sia così convincente, da Ruscha ci si poteva aspettare ben di più. Alla fine però se uno passa da Torino e vuole offrirsi un "trailer" di cosa potrebbe visitare e cosa lasciar perdere, con dieci euro si leva lo sfizio e risparmia tempo prezioso.


Ma tornando a Cesare, la collezione di fotografie antropologiche, e dei calchi in cera dei volti che sono come delle fotografie in 3D, ha una sua forza estetica davvero non indifferente. Meritevole la scelta di Ed Ruscha nel non assecondare la cattiva fama che circonda questa collezione e peccato che invece non ne abbia potuto, saputo o voluto approfittare Camera Centro Italiano per la Fotografia per integrare la pietanza precotta che ha propinato in Sulla scena del crimine aggiungendo un po' di ingredienti freschi e pure disponibili a chilometri zero.

Anche questo sarebbe un bel modo di stare su un territorio, valorizzandone le risorse. Ma c'è ancora del tempo per poter auspicare la famosa fioritura rosata.