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Visualizzazione dei post da Ottobre, 2015

Il lato oscuro delle icone.

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A Torino, da NOPX, è arrivato Ashkan Honarvar, un iraniano, cresciuto e residente nei Paesi Bassi. Ashkan compone delle particolari opere visive usando l'antica tecnica del collage. Il materiale iconografico che ritaglia e ricompone è tratto da antichi libri di varia scienza.


C'è in effetti da stupirsi che qualcuno si metta ancora lì con mezzi manuali, e tanta pazienza, a fare quello che oggi un flusso digitale permette di realizzare con superiore precisione e meno tempo.


La forza concettuale di questa operazione sta proprio nel rivendicare una lentezza di azione e pensiero che portano molto lontano e verso opere uniche, ciascuna diversa dalle altre.


La procedura, apparentemente anacronistica, rafforza il materiale visivo antico e dalla loro somma emerge la visionarietà dell'artista, rimescolando in ogni direzione inattesa e inattendibile le figure originali.


Domina un senso di inquietudine, un disorientamento iconografico, come spesso accade con collages e fotomontaggi. …

Fotografia plurale.

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Mai come oggi le pratiche e le teorie del fotografico vivono una diffusione planetaria. Certamente Internet sta cambiando anche questo insieme alle mille altre cose dell'umanità su cui esercita un'influsso determinante. Gli storici del futuro, se avremo un futuro, potrebbero anche dividere i loro racconti, pardon storytelling come si usa dire oggi, in epoche prima e dopo l'avvento della rete.

In questo senso, continuare a pensare ed agire in funzione di ipotetiche culture "nazionali", sta perdendo sempre più di significato. Oggi i riferimenti di chi svolga una qualsiasi attività autoriale sono facilmente altrove rispetto a dove nasce o vive.

Per questo motivo, le iniziative di retroguardia, di sapore vagamente agroalimentare, per le cosiddette "fotografia italiana" o "fotografia europea", mi appaiono inutilmente fuori tempo massimo. Dopo il Novecento si chiude il periodo delle identità nazionali o continentali e si apre quello dell'identit…

I volti femminili di Omar Galliani.

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Fino al 28 novembre sono esposte alla Galleria Manzoni di Torino una trentina di opere di Omar Galliani. Sono volti femminili ricavati da fotografie, almeno così ci viene detto, realizzati con la tecnica monocromatica della grafite su legno con apposizioni di segni rossi sempre diversi.



La consistenza materica delle opere è talmente lieve e raffinata da trarre in inganno l'occhio, spostando l'attenzione verso l'osservazione distaccata che di solito si riserva a delle fotografie, ma gli interventi cromatici riportano tutto al disegno e alla pittura. Sono oggetti fisici e concreti nei quali è la mano dell'artista a determinare tutto quello che si vede.


L'icona, di natura fotografica, serve quasi solo da vetrina seduttiva, per far avvicinare all'opera; solo avvicinandosi difatti, e sostandovi di fronte per un tempo abbastanza prolungato, si può davvero apprezzarne la forza visiva. Galliani lavora sulle sue immagini apportandovi quello che il fotografico non può …

Dall'Africa all'Africa.

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Sarà visitabile fino al 17 gennaio 2016 la mostra "African Style", allestita nel recentemente restaurato Palazzo Salmatoris di Cherasco, in provincia di Cuneo.


La formula dell'esposizione curata da Anna Alberghina e Bruno Albertino è particolarmente interessante. Accanto alla collezione di arte africana tradizionale appartenente ai curatori — due medici torinesi affetti dal "mal d'Africa" —, vengono presentate anche opere di arte africana contemporanea, a cura di Cesare Pippi, e in rapporto dialettico con esse dialogano opere di artisti e fotografi italiani ed europei.


L'effetto sul visitatore, amplificato anche dalle sale affrescate, è particolarmente suggestivo. Si passa attraverso un assomarsi di figure antiche e attuali che sembrano quasi intente più a guardare che essere guardate. Una folata di sensazioni, colori, forme attraversa il percorso e si deposita di volta in volta in un dipinto, una maschera, un feticcio, una stampa fotografica.


Lo stile…

Siamo quello che mangiamo.

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Ormai c'è solo una settimana per poter visitare la mostra collettiva "Quid edamus, quid sumus" curata da Daniela Giordi ed allestita nell'ex Salone Consiliare di Carignano, in provincia di Torino.


Nonostante il poco tempo a disposizione, desidero lo stesso invitare chi mi legge, ed è a portata chilometrica, a fare uno sforzo per esserne poi ripagato da qualcosa di molto stimolante. Cosa ormai piuttosto rara di questi tempi.


Giordi mette insieme dodici "apostoli" sul tema del cibo — oggi quasi obbligatorio lo so, ma l'Expo milanese finirà presto, per fortuna — e un delizioso piccolo corpo di fotografie storiche. Nell'insieme delle proposte si rintraccia facilmente il gusto e la storia della curatrice, che per anni ha saputo presentare al pubblico torinese autori di notevole interesse con le varie stagioni espositive della galleria ABF|Scatola chiara.


Si va da tradizionali stampe fotografiche incorniciate ad installazioni vere e proprie, passando per…

Il futuro è adesso.

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In meno di un anno sono usciti nelle sale due film americani di fantascienza in un certo qual modo complementari: Interstellar (2014) di Christopher Nolan e The Marzian (2015) di Ridley Scott.

Sostanzialmente per tutto il Novecento il sistema audiovisivo americano ha tenuto fede al suo ruolo sociale di "costruttore" dell'immaginario collettivo nazionale, ma anche internazionale. L'America, gli States, sono prima di tutto un insieme di immagini in movimento, anche quando sono fisse. Si muovono nelle coscienze di ogni umano che le incontri e ne rimanga attraversato, non importa se vive in Ohio, a Canicattì o a Kuala Lumpur.

Il potere visivo di questo flusso iconografico è particolarmente forte nel genere cinematografico della fantascienza. Così tanto da ispirare persino la politica internazionale, come nel caso del famoso bluff del Presidente Ronald Reagan sullo Scudo Spaziale o le strategie militari (la tecnologia Stealth, per esempio).

Nella fantascienza al cinema s…

Le rovine dell'IPCA.

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Nell'ambito della 18ª edizione del Festival Cinemambiente Torino si è inaugurata martedì 6 ottobre scorso la personale di Ivan Catalano.


Sono esposte stampe fotografiche di riprese realizzate nell'ex fabbrica dell'IPCA (Industria Piemontese dei Colori di Anilina) di Ciriè, provincia di Torino.


L'intento di Ivan Catalano è quello di documentare  "lo stato delle cose", là dove i luoghi e gli oggetti sono come ci appaiono in quanto tali, nella loro autonomia, adesso. In questo senso, le immagini certamente contengono elementi visivi che possono dare conto dell'abbandono e del degrado. Tuttavia se fosse solo questo saremmo finiti nel vicolo cieco dell'estetica della rovina, fin troppo in auge in tempi di deindustrializzazione. Dove invece Catalano riesce bene è appunto nella relazione con il luogo e nella restituzione fotografica delle possibilità percettive che proprio l'abbandono e la perdita della funzionalità produttiva lasciano emergere. Una …

Per non distruggerla all'istante.

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C'è come un filo, tutto da dipanare, dentro ogni immagine fotografica. Lo si può percepire meglio nelle immagini più silenziose.

Non è affatto detto che dipanarlo sia necessario e nemmeno che sia la cosa migliore da fare. C'è come una lieve bellezza in un filo, tutto da dipanare, che va solo inspirata; per non distruggerla all'istante.

Agiscono su di noi.

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C'è una particolarità dell'immagine automatica, altrimenti conosciuta come fotografia, quella di non essere direttamente realizzata da un essere umano, ma da un congegno. L'autore della traccia visiva è quindi una macchina, e in italiano si dice infatti "macchina fotografica". La macchina riceve la luce attraverso un foro, o un apparato ottico apposito, e ne conserva gli effetti con tecniche chimiche o elettroniche.

Questo basta a rendere le immagini automatiche cosa altra rispetto alle immagini tradizionali (quelle "fatte a mano"). Guardare le immagini automatiche come fossero quelle tradizionali è un errore diffusissimo e porta a non comprenderne le novità che da quasi due secoli agiscono su di noi.

Camera è aperta. Entrateci.

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Da stasera Camera Centro Italiano per la Fotografia è una realtà operativa. Torino torna così dopo molti anni ad avere un'istituzione dedicata al fotografico. Le basi sulle quali Lorenza Bravetta e Francesco Zanot hanno saputo costruire la loro creatura sono aggiornate e attente a quanto di meglio avviene nel mondo internazionale della fotografia d'autore e non solo. Un robusto sostegno pubblico a livello locale, e degli sponsor privati di spessore, garantiscono un periodo d'avviamento relativamente sereno.

La speranza è che, superato l'entusiasmo iniziale, si riesca a fidelizzare un pubblico sufficiente a dare continuità e successo sul medio lungo termine. Perché questo avvenga non basterà la dimensione torinese, ma servirà una politica culturale quotidiana di respiro nazionale ed europeo. La scommessa è quindi alta, ma non fuori della portata.

Torino sta crescendo in modo costante e coerente verso un sistema economico d'offerta culturale a più livelli che pian p…