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Visualizzazione dei post da Febbraio, 2015

Il cuore vero del fotogiornalismo.

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Mi è stato detto che scrivo troppe parole. Capisco che leggere sulla rete non è come leggere sulla carta. Tenterò quindi d'ora in poi di essere ancora più sintetico e breve.




Il borgomastro di Charleroi chiede al World Press Photo che venga ritirato il premio conferito a Giovanni Troilo per la serie intitolata "Il cuore nero dell'Europa". Il giornalista Michele Smargiassi intervista al telefono il fotografo per conoscere la sua reazione. Uno dei soggetti, il cosiddetto "obeso" è Philippe Genion, scrittore ed editore, il quale replica con intelligenza al testo di accompagnamento del suo ritratto in posa realizzato da Troilo.

Chi lo desidera, cliccando sui link può approfondire la questione. A me qui preme solo rimarcare che le immagini vivono di vita propria, così come le parole. Ogni immagine o parola si contrappone ad altre immagini e parole. In pratica sono mondi paralleli, visionari sovente, che possono intersecare la nostra esperienza esistenziale della v…

C'era una volta... e ci sarà per sempre.

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Altro elemento d'interesse del recente World Press Photo è stata l'esclusione del 20% delle immagini selezionate dalla giuria per eccesso di manipolazione. Si è arrivati a questa decisione confrontando il file RAW con il file mandato al concorso. Quando veniva considerato stravolto il visivo finale rispetto alla fotografia presa sul campo essa veniva eliminata. Tra l'altro, non mi è noto se ancora qualcuno osi mandare file ottenuti per scansione da pellicole o stampe da pellicola. Il salvifico "negativo originale" temo che oramai sia roba museale.

Comunque sia, il fotografico ha una relazione molto pericolosa, da sempre, con l'informazione giornalistica. Il giornalismo d'inchiesta, quello serio "all'americana", da noi per la verità molto poco praticato, prevede che ogni asserzione scritta sul giornale sia sostenuta da prove, meglio se inconfutabili, ma comunque almeno verificabili. In questo senso, servono dei "documenti". L'u…

Dieci vincenti, nove viventi.

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Il World Press Photo 2015 ha decretato i suoi vincitori. La notizia di rilievo è che ben 10 su 45 sono gli italiani arrivati sul podio nelle varie categorie: due primi premi,  tre secondi e cinque terzi. Un medagliere "olimpico" di tutto rispetto; da far invidia a nazioni  molto più potenti della nostra nel settore dell'informazione mediatica.

Togliendosi un momento dal cono di luce abbagliante del WPP viene però da chiedersi a cosa si debba questo miracolo fotografico italiano, a fronte di un'editoria nostrana in coma profondo? Penso lo si debba innanzitutto a uomini, per ora le nostre connazionali latitano nei premi di questo contest pur invece primeggiando nello sport. Uomini giovani che non si rassegnano al Paese in cui gli è capitato di nascere e che, nonostante la deprimente situazione interna, escono dai confini e portano il loro talento a contatto con il mondo.

Se c'è una cosa che connota il fotografico rispetto ad altre esperienze delle arti visive trad…