Quella sarabanda d'immagini che siamo.

Alla fine, gira che ti rigira, quello che ti resta sono solo delle immagini. Stanno lì nella testa, imperterrite, e ti tengono compagnia per anni, a volte per tutta la vita. Si formano un po' come pare a loro. Non nascono per forza da ciò che si vede, ma anche da rimescolamenti imperscrutabili di sensazioni fisiche e pensieri ondivaghi.

Cambiano persino, si fanno più nitide o al contrario sfumano e scompaiono quasi o anche si trasformano e diventano qualcosa d'altro. Non ne conosco le regole, solo i fenomeni, così come posso pensare di osservarli, illudendomi forse di farlo.

C'è qualcosa di inafferrabile che muove al desiderio di trattenere, fermare alla fine questo vorticare d'immagini in forme e concetti finiti. Allora si cercano mezzi per farlo. Chi usa le parole, chi suona, chi disegna, chi prende fotografie, che alla fine non sono la traccia di quello che si vede davanti alla macchina, ma la manifestazione visiva contingente, e in qualche modo già incontrata, familiare si può dire, di qualcosa che sta lì dentro, in quella sarabanda d'immagini che siamo.