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Visualizzazione dei post da Gennaio, 2014

Come un cavallo selvaggio.

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Come un cavallo selvaggio, il fotografico resiste con tutte le sue forze ad ogni tentativo di renderlo un docile strumento di trasporto, lavoro e divertimento. Come capita però alla maggior parte dei cavalli selvaggi, le briglie finiscono prima o poi per porre termine alla sua libertà nativa. I domatori, e ne nascono di nuovi ogni giorno, hanno tecniche via via più sofisticate, ché il puledro è sempre pronto a tornare alle sue praterie. La più antica, e ancora una delle più efficaci, è la parola. Mettete delle parole accanto ad una fotografia e l'avrete costretta ad andare nella direzione voluta. Se non bastasse, le parole potete anche mettercele sopra, come ben sanno i comunicatori pubblicitari. Altra briglia particolarmente efficace è la grafica. Inserite la fotografia in un impaginato predisposto con cura, o anche sovrapponete segni, colori e forme al fotografico. Ecco che una fotografia senza particolare senso, e magari nemmeno di grande qualità estetica, diventa qualcosa d&#…

Un'idea della trasparenza.

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Noi adoperiamo oggetti e materiali trasparenti. Il disegnatore usa la matita, che non è trasparente, mentre la fotografia è un materiale che dal punto di vista pratico e tecnico viene costruito attraverso la luce, attaverso la trasparenza.

La fotografia non si ferma, non si esaurisce nell'oggetto di partenza, nel soggetto ripreso. Il risultato finale, l'esito che contempla chi fa la fotografia e chi successivamente la osserva è un ulteriore tipo di realtà, ottenuta attraverso strumenti, appunto, trasparenti. La fotografia è un viaggio attraverso queste trasparenze, non solo trasparenza fisica, oggettuale, concreta, ma un'idea della trasparenza.

Luigi Ghirri, Lezioni di fotografia.

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Non in mio nome.

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Le parole non sono sufficienti, ma rimangono necessarie. Così come le fotografie. L'immagine automatica è preziosa nella ricerca di una memoria possibile perché può ribellarsi ai condizionamenti che le vengono imposti. Questo sentimento ribelle, irriducibile al conformismo dell'orrore nascosto nell'indifferenza del quotidiano, è qualcosa che potrà sempre farci alzare in piedi, dire di no: non io, non più, non in mio nome.

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Per un attimo, sorridendo.

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Oggi pomeriggio a Ivrea ci incontreremo ancora Luigi. Sarà un dialogo nuovo, come sempre. Sono anni che ti interrogo e mano a mano che procedo nella mia esperienza del fotografico le tue risposte sono sempre nuove e provocano nuove domande. Anche stavolta, nel tempo che parlerò e mostrerò ad altri ciò che hai detto e fatto, vivrò l'emozione di cercare di capirti e di riuscirci solo in parte. Un qualsiasi ragazzo di ventidue anni nato il 14 febbraio 1992 è la rappresentazione fisica della distanza che ci separa in questo mondo. Non nel pensiero e nelle opere. Sei sempre là, cammini diversi passi avanti, e a volte guardi indietro per un attimo, sorridendo.

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L'unico fine o essenza.

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Che il fotografico sia una pratica relazionale, e quindi in potenza anche sociale, è pacifico. Che necessariamente, per questo motivo, sia veicolo di racconti, comunicazioni o altra messaggistica di ispirazione scritto-verbale no. L'atto fotografico è primariamente un atto di conoscenza compiuto nel terreno vago che sta tra la percezione umana del visibile attuata dal sistema occhio/cervello e la riproduzione tecnico-automatica che si ottiene del visibile per mezzo di una macchina. Che poi, partendo da qui, si possano costruire percorsi di senso e comunicazione è normale, ma non sono essi né ad essere all'origine del fotografico, né a costituirne l'unico fine o essenza.

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Ascoltando i tuoi occhi.

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Un momento d'incontro con l'autore che ha profondamente influenzato il pensiero e la pratica della fotografia contemporanea in Italia. Partendo dalle immagini del periodo iniziale, in parte riunite nel fotolibro "Kodachrome" (1978), recentemente ristampato dall'editore inglese Mack, verrà presentato il percorso culturale che portò Luigi Ghirri a sviluppare il suo originale lavoro sul paesaggio italiano, fino alla prematura scomparsa avvenuta il 14 febbraio 1992.

Ascoltando i tuoi occhi
Incontro con l'opera di Luigi Ghirri A cura di Fulvio Bortolozzo

Sabato 25 gennaio 2014, ore 16.
Studio Karta, via Gozzano 40, Ivrea.

Max 10 posti disponibili.
Per informazioni: 349.4264560.
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L'infanzia in fotografia.

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Segnalo in extremis ai miei lettori una piccola, ma deliziosa, mostra fotografica che terminerà il 18 gennaio prossimo. Si tratta di "Infanzie - I molteplici aspetti dell'infanzia in un secolo di fotografia" realizzata dall'Associazione per la Fotografia Storica nel salone d'ingresso di Villa Amoretti a Torino.

Attraverso fotografie appartenenti ai soci, che coprono l'arco di circa un secolo da un dagherròtipo e un ambrotipo degli anni '50 dell'Ottocento fino alle stampe argentiche degli anni Sessanta, si ripercorre l'iconografia legata all'infanzia, così come venne formandosi nel gusto delle varie epoche in Italia. Pur nei limiti di una ricognizione condotta esclusivamente sul corpus delle quasi 60.000 fotografie collezionate dai soci dell'A.F.S., emerge con chiarezza l'invenzione sociale del concetto di "bambino" che diventerà gradualmente il perno centrale attorno al quale si troverà a ruotare la nuova famiglia mononuclea…

Il libero arbitrio nel mirino.

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Ripubblico qui con grande piacere il testo critico che Nello Rossi ha voluto dedicarmi su Facebook.


Il libero arbitrio nel mirino.
(Cartoline a Ponzone)

Quello che colpisce subito, guardando le belle immagini di Fulvio Bortolozzo, è l'omogeneità dello sguardo di chi le ha prelevate, che è come dire che si riconosce lo stile: cosa non comune, quando l'immagine è prelevata da un apparecchio fotografico.
Come ho scritto commentando "Appunti per gli occhi (2009-2011)", l'album di immagini che Fulvio Bortolozzo ci ha permesso di sfogliare il 16 dicembre 2013 in Whe Do the  Rest, io lo conoscevo quasi esclusivamente per i suoi suggestivi "notturni", di cui due nuovi, visti nella raccolta di immagini, mi hanno attratto particolarmente, richiamando alla memoria, come spesso mi accade, altre immagini manuali egualmente suggestive. L'immagine notturna di una via di Torino si è subito legata ai tanti apparentemente algidi notturni di Paul Delvaux, me…

Sgarbi fotografici.

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Ricevetti anch'io tempo fa, come molti altri, una email circolare che annunciava la nuova impresa dell'Onorevole (sic) Vittorio Sgarbi: una Biennale della fotografia a Torino! Molto incuriosito, diedi subito un'occhiata al sito della manifestazione (http://www.biennalefotografia.it) ma, oltre al resto e prima di ogni altra considerazione, le mie perplessità si manifestarono già leggendo l'art. 4 del regolamento di partecipazione: "A tutti i partecipanti che vogliano iscriversi sarà richiesto un contributo pari ad euro 350,00 (non rientrante nel regime iva in quanto trattasi di ente non commerciale)".  L'articolo 4 termina poi così: "Il contributo economico richiesto all’artista permette a questo evento di rimanere autonomo evitando condizionamenti e garantendo la massima libertà d’espressione del singolo artista. Tale contributo permette infatti l’esclusivo pagamento delle spese vive e non servirà a mantenere altro che la valorizzazione e la d…

Il sorriso dell'acrobata.

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Lassù nel cielo dello chapiteau, appeso ad un trapezio, volteggia con il sorriso sulle labbra. Tutto quello che fa sembra che stia accadendo così, spontaneamente, senza sforzo. L'acrobata sfida le leggi della fisica per evocare nella mente dello spettatore emozioni e sensazioni forti: leggerezza, armonia, libertà, vitalità. Il compimento perfetto dell'esercizio scatena l'applauso. Se però il pubblico potesse osservare più da vicino l'acrobata al termine dello spettacolo, quando il suo sorriso si è ormai spento, vedrebbe chiaramente su quel corpo atletico i segni lasciati dal sudore, dalla fatica, dall'esercizio continuo e duro a cui si  sottopone quotidianamente per donare pochi minuti di illusione.  Nulla di spontaneo quindi, ma tutto frutto di applicazione, perseveranza, di errori compiuti più e più volte fino ad eliminarli. Anche nel fotografico ogni lavoro coerente non capita per fortuna, non è il frutto di chissà quale felice ispirazione o di grazia miracolos…

La questione del racconto.

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Capita nei miei corsi e workshop che venga posta la questione del racconto: il racconto fotografico. La necessità da cui origina la domanda è invariabilmente quella di come poter mettere insieme delle fotografie, magari anche in rigida sequenza, al fine di sviluppare una storia, una narrazione di qualche fatto, sensazione o altro. Gli esempi in questo senso nella tradizione del fotografico ci sono, e numerosi. A mio avviso però il racconto finisce per far attraccare le potenzialità conoscitive del fotografico ai sicuri ormeggi del linguaggio scritto-verbale, almeno come meccanismo concettuale. L'immagine che si fa narrativa rimane difatti serva del dire, il quale la sovrasta e ne determina il significato. Per questo motivo invito gli allievi a liberarsi da questa necessità pregressa. Il raccontare presuppone un ordinamento preciso, e una concatenazione predeterminata,  nel discorso che si intende sviluppare. L'atto fotografico invece è primariamente un'esperienza, un cala…

Quello che penso di pensare.

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L'anno inizia con un pensiero che da parecchio tempo mi rigira in testa. Ora sto scrivendo. Per farlo, delle parole emergono dalla mia mente e si allineano sul monitor. A volte le cambio. Rileggo e, se non sono convinto, correggo. Insomma lavoro con il linguaggio scritto-verbale italiano per trasferire a chi sa leggerlo quello che penso, o almeno quello che penso di pensare. Lì sta il punto. Un modo diffuso di praticare la fotografia espressiva è quello di "mettere in immagine" il linguaggio scritto-verbale. Basta prendere un testo d'interesse, chessò un brano da una poesia, una frase da un saggio o un aforisma qualsiasi. Il trucco semplifica. Il problema resta solo quello di selezionare il visivo che meglio sopporta la "traduzione". In fondo, il trito e ritrito sistema di dare o darsi dei "temi", di triste derivazione scolastica, a questo serve. Eppure provo una insopprimibile, e crescente, insofferenza verso questo approccio al fotografico. Ne…