L'arroganza delle parole.

©2014 Fulvio Bortolozzo.


Sto scrivendo i miei pensieri. Punto. No, sto scrivendo un flusso di coscienza. No, non mi chiamo Joyce. Sto scrivendo. Punto e a capo.

Le mie dita premono dei tasti, le mie dita... Sembra che tutto quello che un umano può fare sia stabilire delle proprietà. Le mie parole, le tue dita, la fotografia è mia perché l'ho fatta io, no è mia perché se non te la guardo e non ci scrivo o dico qualcosa non esiste. Mia, tua, mia, tua, mia, tua. Quando arriva la mamma con il battipanni?

C'è vita oltre le parole? Esiste un universo indicibile, ma percepibile? Lo chiederò al Crozza di Kazzenger. Per ora so, perché lo faccio, checché ne dica chiunque e comunque, che l'esperienza del fotografico esiste, è individuale, non ha bisogno di nessuno e funziona. Mi fa star meglio. Suprema forma di onanismo per alcuni? Ne prendo atto. Non smetterò mai per questo di esperire il fotografico. Nel silenzio, senza obblighi sociali di spiegare niente a nessuno. Dite cosa volete, io faccio. E sto bene. Esiste vita su Marte forse; oltre le parole, oltre l'arroganza delle parole, anche.

Buon Natale a tutti.


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