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Il falso problema della fotografia come arte.

©2014 Fulvio Bortolozzo.
Da diverse parti, e troppi anni ormai, arrivano sempre nuove voci a porre una questione assillante: "La fotografia è un'arte?". Da cui consegue: "Se sì, che genere di arte è?". A giudicare dal recente convegno internazionale di Cinisello Balsamo, al quale ero presente, mi pare di capire che simili domande sul sesso degli angeli assillino solo più i cervelli di miei compatrioti dediti al godimento dell'intelletto. Nel resto del mondo occidentale e occidentalizzato sembra che si studino i fenomeni culturali per come si presentano, cercando poi di darne semmai conto senza per forza incasellarli in qualche categoria aprioristica. Una logica semplice e pragmatica che non ha molta fortuna in una tra le maggiori Culle dell'Arte (così almeno ci viene rappresentata l'Italia nel selfie autoconsolatorio inoculatoci nella mente fin dalla più tenera infanzia).

Cosa sia l'arte, cosa sia la fotografia sono questioni oziose prese nei loro termini generici e senza alcuna logica soluzione. Sarebbe infinitamente più utile se chi ama scervellarsi sulle cose cercasse di comprenderne l'eventuale coerenza interna, la compiutezza teorica e pratica che distingue un dato fenomeno dagli altri esistenti e quali siano i motivi per cui meriterebbe di essere posto maggiormente all'attenzione degli interessati. Questo però richiederebbe uno studio paziente, ricco di incognite, anche per le persone più competenti, e dagli esiti sempre incerti e provvisori. Si tratterebbe insomma di mettersi in gioco, assumere dei rischi culturali, essere disponibili ad ammettere i propri errori e a ricredersi di fronte al lavoro di altri colleghi più brillanti. Tutte cose che afferiscono all'onestà intellettuale e alla capacità di confronto dialettico e costruttivo. Meglio passare comodamente gli anni a continuare a chiedersi se la fotografia sia arte e quale arte sia...

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18 commenti:

  1. Giustissimo, Infatti la domanda è mal posta! Non bisogna chiedersi se e arte ma quando e dove la fotografia è arte. E la risposta almeno dal punto di vista economico-sociale è pure piuttosto semplice: ovvero la fotografia è arte dove e quando si presenta e circola nel ciruito artistico e li viene esposta, venduta e comprata. Quali siano i valori e i meriti, oppure i metodi e i sistemi per entrare nel giro sarebbe una interessante indagine per i sociologi contemporanei....

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    1. Grazie del commento Sandro. In realtà condivido ciò che scrivi, ma è solo una parte, materiale se vuoi, della questione. Esistono fior di saggi, articoli, convegni, studi che si scervellano a spaccare il capello fotografico in 4 per trovarvi l'artistico. Verso questo modo di affrontare le questioni mi riferisco nella mia proposta di cambiare finalmente approccio.

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  2. La questione non è se la fotografia è arte, ma piuttosto se con la fotografia si può fare arte. Io non so dare una risposta, ma mi pare la domanda più sensata.

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    1. Siamo sempre lì. Togliamo dal tavolo l'arte e guardiamo nel concreto alle fotografie per come sono fatte e perché. Almeno così invece di perdere tempo in questioni fumose si possono concentrare gli sforzi critici sui singoli casi, volta per volta senza bisogno primario di incasellare ed etichettare. IMHO

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  3. Assolutamente d'accordo. Non è un caso che molti artisti evitino accuratamente tale classificazione, probabilmente per mantenere la propria autonomia artistica.

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  4. è da due / tre giorni che questo argomento, nelle sue infinite declinazioni, imperversa sul web, e sui blog più in vista.
    Fra la ola a un GBG che si offende se lo si chiama artista, fra un applauso a Tolstoj, passando da uno sberleffo alla fotografia cosiddetta “autoriale” , non si è persa occasione per indicare l’importanza della fotografia intesa quale “relazione”, “comunicazione”, nel caso di oggi “coerenza e compiutezza teorica e pratica”.
    A me queste discussioni interessano, perché alla fin fine vanno a toccare il nocciolo della fotografia, e quindi sono veramente grato a te, a Smargiassi e chi altro per aver colto queste indubbie schegge di verità nell’indistricabile mistero fotografico e avercele presentate con chiarezza.
    Vorrei però evidenziare un sentire, che quando leggo questi articoli (ma soprattutto le generalizzazioni di tanti commenti a posteriori) sento scalpitare in me.
    Se è cosa buona e giusta denunciare che il re è nudo, che tanta fotografia cosiddetta d’arte in realtà fluisce e trova il suo sbocco solo perché ha trovato i canali giusti in un ambiente che è la quintessenza dell’autoreferenzialità, è anche vero (o almeno: io ne sono intimamente convinto) che l’arte, in fotografia, sia possibile. Che cercando-cercando, non solo fra i conclamati del passato ma anche nella contemporaneità, si possa trovare chi effettivamente riesca a produrre qualcosa di pulsante, che renda visibile l’invisibile, che vada oltre. Impresa difficile, ma forse il bello (e il senso) è proprio questo.

    Perché se da una parte smascheriamo chi si appiccica l’etichetta di artista o di autore a buon mercato, dall’altra ho paura che si possa cadere nella tentazione: fare tabula rasa e non considerare più la possibilità, riducendo tutto a categorie concettuali dove originalità, impegno, rigore rimangano gli unici - difficili, ma raggiungibili - parametri.
    Grazie ancora, ciao.

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    1. Grazie del tuo intervento Giuseppe. Per mio conto, vorrei solo rassicurarti su un fatto che già evidenziavo nel mio post. Proprio togliendo di mezzo i discorsi generici sull'arte ritengo possibile rimettere a fuoco la questione fondamentale di fronte ad una fotografia: cosa sposta? Cosa aggiunge? Non in generale, ma proprio questa qui che sto osservando in un contesto dato. Se qualche valore culturale fosse rinvenibile, e reggesse persino alla disamina critica di altri, allora avremmo per la mani un qualche valore culturale che merita senz'altro di essere trasmesso e conservato. Diversamente possiamo lasciare che fluisca nei miliardi di fotografie in costante movimento nel mondo senza problemi, anche se avesse in fronte l'etichetta tanto ambita di "arte". IMHO ovviamente.

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  5. "La verita' e' che qui di veri artisti non ce n'e' nemmeno uno: se vi levano un po' di pecore con acquedotto, un ragazzetto mezzo nudo col ciufolo in bocca o due bovi all'ora del tramonto voi siete belli che finiti..."
    Il Marchese Onofrio del Grillo :))

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    1. Sagge parole... E comunque "io so io"... ;-)

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  6. Sfondi una porta aperta. Credo siano più interessanti le pratiche, il come si fa fotografia. Questione che consente anche di attraversare la fotografia nelle sue manifestazioni diverse. Ovviamente partendo da cosa mostra e ci fa vedere una fotografia.

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  7. E che dire poi delle ricerca spasmodica (di alcuni) di dover per forza etichettare lo stile di un fotografo in un "genere" più o meno classico? Ricordo ll brivido che mi percorreva la schiena quando lavoravo con Carlo e la gente mi chiedeva: "Ma che genere fa questo fotografo?"... Sigh!

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    1. Metti proprio il dito su un'altra bella piaga Anna... grazie!

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  8. Discussione interessante, complimenti. Vorrei dire brevemente la mia. La discussione sul valore artistico della fotografia nasce -inutile nascondercelo- per fini meramente commerciali. I collezionisti si chiedono infatti se collezionare fotografie autoriali sia un investimento o meno, cosa che ha senso solo se la fotografia è "arte", cioè rientra nel mercato di gallerie, case d'asta e così via. Assai poco appassionante! Io di professione faccio il fotografo, negli ultimi anni esclusivamente (o quasi) nel campo del (chiamiamolo così per capirci) Fine Art. Non sono certamente un nome, nessuno comprerebbe una mia foto perché -quando sarò morto, magari- essa possa raggiungere cifre da capogiro e i miei prezzi sono popolari, perché credo sia giusto così, visto che il bello della fotografia è appunto la sua riproducibilità, e l'essere un'arte (diamo per scontato sia corretto chiamarla così) popolare. Dunque secondo la logica che regge il "sistema" non sono un "artista": a vedere certe foto, vendute a milioni di euro, ne sono contento! Dubito si uscirà mai con una parola finale da questo dibattito, e in fondo chissenefrega. L'importante è riuscire a esprimere sé stessi, essere onesti e limpidi col pubblico, seguire la propria strada e cose così. Per concludere una piccola provocazione: ma siamo davvero sicuri che sia la fotografia a dover dimostrae di essere "arte"? Con quello che si vede in giro, è l'arte contemporanea nel suo complesso che non sembra essere più arte, ma solo un grande mercato. E' tempo che forse si faccia qualche passo indietro... non in avanti!

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    1. "... voi ve la prendete coi francesi che vi tolgono l'ispirazione, ma la verita' e' che non c'avete piu' niente da di', questa e' la verita' '"
      Il Marchese Onofrio del Grillo

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    2. Ma te lo stai a rivedè tutto? ;-)

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    3. Grazie del commento Marco. Come scrivevo nel post, la questione "arte vs fotografia" e viceversa la toglierei proprio una buona volta per tutte dal tavolo. Ci sono le fotografie, c'è chi le fa per qualche motivo. Si tratta solo di capire se questo "fare" porta qualche vantaggio culturale meritevole di diffusione e conservazione. Punto. Per me, ovviamente.

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